Willie Peyote a Sanremo: “Se hai qualcosa da dire devi andare a dirla lì”

Willie Peyote a Sanremo: “Se hai qualcosa da dire devi andare a dirla lì”

Il cantante: “Vorrei dire che sono stufo di questo approccio molto italiano per cui la situazione è grave ma non seria. Quindi vado lì a prendere in giro me stesso, la kermesse e gli altri”

festival sanremo willie peyote

 Willie Peyote

AGI - Willie Peyote è uno dei personaggi più atipici della musica italiana. È un rapper ma non fa parte di quelle gang da alta classifica, non usa la musica per raccontarci con quante donne va a letto e quanti soldi guadagna, ma per manifestare il proprio impegno come uomo e come cittadino. Rap dalla protesta intelligente insomma, sarcastica, pungente, che ferisce in punta di fioretto aprendo ferite che in principio sembrano sorrisi e poi alla fine fanno molto male.

Arriva al rap dopo aver esplorato vari aspetti della musica suonata, compreso il punk, per poi approdare a quel genere che gli permette di stiracchiare lingua e pensieri, ma anche idee musicali nuove rispetto alla classica e decisamente più povera formazione rap; per cui via agli strumenti, sul palco c’è un’intera band, non solo un dj, ci sono evidenti riferimenti al pop, al funky e il primo e più azzeccato e più moderno crossover con il cantautorato impegnato tradizionale.

Il successo arriva cavalcando l’onda della rivoluzione indie e Willie Peyote ne è uno degli interpreti più seguiti, ne rappresenta quasi la coscienza politica e sociale, rappando il disagio di un’intera generazione che non si riconosce in quelle facce tatuate dallo sguardo incattivito, ma molto più in chi si presenta sul palco con la giacca, in chi esprime l’urgenza assoluta e profondamente artistica di dire qualcosa, in chi procede in perfetto equilibrio tra “balotta” e intellettualismo.   

Sei pronto?

No, ma chi lo è in fondo?

Si infatti, ma non per Sanremo, in generale nella vita…

In generale, nella vita, mica si è mai pronti, certo.

Ti saresti mai aspettato di cantare a Sanremo? Lo consideravi un passaggio adatto o necessario alla tua carriera?

Io non ho mai escluso Sanremo a priori, non lo penso come un passaggio necessario, l’ho pensato come una possibilità. Vero altrettanto che nei momenti in cui c’eravamo confrontati con la direzione artistica negli anni passati non mi era mai sembrato il momento opportuno, quest’anno, visto tutto il percorso che c’è stato negli ultimi dodici mesi e visto quello che ci si prospetta davanti nei prossimi di mesi, mi sembrava giusto esserci perché è l’unico palco che suona quest’anno fondamentalmente.

Ed è il palco più in vista del paese, se hai qualcosa da dire devi andare a dirla lì. Poi non ti so dire se è giusto o sbagliato, se pensavo di farlo così o no, perché, ti devo dire la verità, col senno di poi mi aspettavo di farlo in un modo diverso, con un pezzo diverso, ma l’occasione si è verificata così e forse meglio così. Invece di essermelo preparato arriverò a Sanremo non essendo pronto per farlo, prendendo tutto come un bel gioco però anche un grande palco sul cui dire delle cose.

Anche perché è un palco, a detta di artisti di qualsiasi provenienza e generazione, che fa molta paura…

Devo ancora sentirla, finora quando ho fatto le prove, col teatro vuoto, visto che comunque vuoto rimarrà anche durante la kermesse, non ho sentito questa difficoltà. Forse perché non sono abituato, quindi sicuramente me la farò addosso quando mi toccherà andare in diretta, però per il momento quello che mi mette pressione è sapere che sarò sotto gli occhi di tutta Italia, in un programma in cui tutti smaniano dalla voglia di fare il proprio commento. Tutti vogliono commentare Sanremo.

Hai detto che vai con un determinato pezzo e che è il palco giusto per dire qualcosa, tu esattamente cos’è che hai intenzione di dire?

Io vorrei dire che sono stufo di questo approccio molto italiano per cui la situazione è grave ma non seria, invece io dico esattamente il contrario: la situazione è seria, siamo noi che non dobbiamo prenderci così tanto sul serio, ma non possiamo dimenticarci di questa situazione.

Quindi vado lì a prendere in giro me stesso, la kermesse, gli altri, perché voglio ribadire un concetto per cui siamo tutti troppo superficiali in questo momento, su tutti i temi, dal commento alla campagna vaccinale fino ad arrivare a cosa dicono sulle canzoni i fan di un gruppo piuttosto che un altro. Siamo veramente superficiali, le polemiche nascono un giorno e muoiono quello seguente, tutto questo è troppo superficiale e ci meritiamo un po' più di profondità.

Cosa ne pensi del cast messo in piedi da Amadeus?

Ci sono artisti con i quali ho condiviso tanti palchi, artisti che ascolto, che seguo, quindi bello. È un cast variegato, è un cast che mostrerà tanti aspetti della musica che effettivamente funziona oggi in questo paese. Mi sembra buono, tra tutti è forse il più equilibrato degli ultimi anni, perché dei picchi di indie e di rap ci sono già stati, ma quest’anno mi sembra più equilibrato complessivamente.

Finalmente una sostanziosa quota indie al Festival…

Anche la quota indie è molto variegata, ci sono molte differenze tra me, per esempio, Lo Stato Sociale e La Rappresentante di Lista. Sono tre progetti totalmente diversi, accomunati dall’approccio alla musica di un certo tipo, ma che propongono una poetica tutti e tre molto distante tra loro, e per questo apprezzabile.

Secondo te Sanremo è arrivato un po' in ritardo su questa scena? Perché se pensiamo che è esplosa nel 2014 e siamo a Sanremo 2021…

È un po' in ritardo, ma io ricordo che 21 anni fa c’erano i Subsonica su quel palco e ricordo che loro erano dei veri alieni su quel palco. Noi oggi non siamo più alieni, anche per il pubblico generalista. Quindi, sai, arriva in ritardo, ma Sanremo, in quanto tale, non può mai rischiare fino in fondo; Sanremo, giustamente, su tutta la linea, va coi piedi di piombo, qualunque argomento tratti, dalla musica a tutti gli argomenti che verranno trattati dai vari monologhi. Sanremo deve andare coi piedi di piombo, perché è Sanremo, perché lo guardano tutti.

Non gliene farei una colpa, non è sbagliato se ci è arrivato un po' tardi, ha voluto la certezza che questa roba fosse ufficialmente da grande pubblico. Non mi aspetto che Sanremo rischi, mi stupisce di più che siano le etichette discografiche a non rischiare, ma non chiedo a Sanremo di rischiare, non è il suo compito.

Credi che possa influire sulla tua performance l’assenza di pubblico? Anche alla luce del fatto che fai rap…

Io la metto sul ridere anche lì, l’unica cosa è che sono sicuro di non fare la fine di Crozza nel 2013, che qualcuno mi contesta. Ti dico la verità, se dovrà avere un’influenza non sarà in negativo, perché Sanremo comunque è un programma televisivo, in sala ci sono 500 persone, a casa ce ne sono 20 milioni, quindi preferisco non essere distratto dai 500 in sala e sapere che devo concentrarmi sui 20 milioni a casa.

Che aria si respira lì a Sanremo riguardo l’emergenza sanitaria?

Difficile rispondere, perché purtroppo, com’è normale che sia, è un anno che nessuno ci capisce nulla fondamentalmente; né io né chi prende le decisioni. Non si capisce granchè, siamo tutti lì a navigare a vista, c’è un protocollo, ci sono un sacco di cose che cambiano di giorno in giorno, perché poi, sai, è una situazione davvero strana in cui da un momento all’altro potrebbe cambiare tutto.

Quindi non lo so, c’è la grande voglia di viverlo come se niente fosse da un lato, e dall’altro lato la grande fatica di far fronte a una situazione che non è quella usuale per chi lo fa da tanto tempo. Siccome l’unico modo per affrontare questa cosa, che poi è il principio con cui io vado a Sanremo, è metterla sul ridere, perché la risata serve soprattutto quando le cose non vanno bene, per tirarci su il morale, quindi è proprio lì che dovremmo prenderci in giro, quando le cose vanno male, quando le cose vanno bene son bravi tutti a prendersi in giro.

Dopo i preascolti risulti essere il favorito per il premio della critica Mia Martini. Nessuno va a Sanremo dichiaratamente per vincere, ok, però farebbe piacere, no?

Sarebbe una cavolata dirti che io non apprezzerei un riconoscimento del genere. Lo apprezzerei anche per il fatto che il mio nome venga accostato ad una grande della musica come Mia Martini. Ti dico la verità, sarebbe bello e sarei orgoglioso di me, ma mi sembrerebbe strano se succedesse, bisognerebbe porsi delle domande, nel senso che presentandomi da corpo estraneo prendendo tutti in giro, se mi danno il premio della critica mi chiederei: la critica ha capito il pezzo?

Però, ci mancherebbe, lo apprezzerei e sarebbe una grande medaglia e ne sarei molto felice, ma non credo sia il caso, non sarebbe giusto per tutti gli altri artisti che invece si sono posti in maniera più canonica nei confronti del festival ed hanno più ragione di me di sperare in quel premio. Io non è che lo do indietro se me lo danno eh, però, boh, mi farei delle domande se succedesse, mettiamola così…

Credi che Sanremo sia un posto per il rap?

Sanremo non è un posto per niente, Sanremo è un posto dove ti danno un microfono e tu fai quello che ti pare, se te lo lasciano fare. Quindi non è un posto per il rap, non è un posto per il rock, non è neanche un posto per la musica d’autore.

Ognuno va lì a fare quello che sa fare. I rapper che non vogliono andare hanno la sacrosanta ragione di non volerci andare, io avevo voglia di farlo quest’anno perché, davvero, posso fare tutti i dischi del mondo ma io 20 milioni di persone non le raggiungo con i miei dischi e quest’anno ho una cosa che mi preme dire e vorrei dirgliela a loro, che capiscano o meno, tutto il resto non è di mia competenza.

Molti rapper sono restii ad andare a Sanremo…

Io ho sempre guardato Sanremo, ho sempre mischiato elementi che di Sanremo fanno parte, perché la musica leggera italiana nei miei pezzi in qualche modo c’è, quindi non ho paura di mischiarmici. Poi io mi faccio un regalo, io faccio un pezzo con Samuele Bersani, a me che me ne frega? Io quella roba me la ricorderò per tutta la vita e se devo aspettare Sanremo per farla, ben venga Sanremo.

Poi io capisco anche chi dice “Non è il mio posto”, “Evviva Dio, non ci andare”; io nemmeno pensavo fosse il mio posto, però se mi danno un microfono e mi danno la possibilità di dire quello che voglio, poi quello che succede lo decido io, sono padrone del mio destino a quel punto. Quindi poi il mio destino è il mio, a quel paese il resto.

Cosa penserai un attimo prima di entrare in scena?

Spero di pensare il meno possibile, perchè in quei casi lì bisogna solo essere concentrati. Io ho tante voci nella testa e non tutte mi aiutano, spero che l’ultima a parlare sia quella che mi dice “ricordati perché sei venuto qui” e salire col sorriso, perché è per quello che ci sono andato. Spero che non parli l’altra che dice “Sei sicuro??”, perché se mi succede è un casino.