I Negrita infiammano il CaterRaduno. E che sberla ai pivelli dell'Indie!

Manuale per genitori indi(e)pendenti/3 La parola “mito” è fondamentale per restituire non tanto la dimensione della band, che ancora ha troppo evidentemente da dare alla musica italiana per entrare nella fase “mito” legata nell’immaginario collettivo a quella dei ricordi

I Negrita infiammano il CaterRaduno. E che sberla ai pivelli dell'Indie!

Benvenuti. Questo essenziale manuale è rivolto a quei genitori che non vogliono restare indietro, che vogliono capirci di più del mondo dei loro figli attraverso ciò che, come accade per tutte le generazioni, li crescerà e formerà più di quanto loro, mammà e papà, ne avranno mai capacità e potenzialità. La musica. La loro musica. Prima di partire allacciate bene le cinture, mettete da parte i vostri dischi dei Beatles, Adrianone Celentano, Mina e Battisti, la tv in bianco e nero, Berlinguer, e ogni vostro singolo pregiudizio su quanto tutto ciò che avete vissuto e ascoltato voi fosse infinitamente più “giusto” del loro e, già che ci siete, eliminate per sempre anche l’utilizzo del termine “giusto”, che non credo abbia mai significato alcunché a parte tirare una linea rispetto a ciò che è “sbagliato”. Antitesi che potrebbe contribuire non poco a formare una generazione di iscritti a Casa Pound.

 

Paolo Bruni, in arte Pau (Negrita)

Paolo Bruni, meglio conosciuto come Pau, frontman dei Negrita arriva al Foro Annonario di Senigallia, come al solito, in splendida forma. È uno di quegli artisti che ti ricordi giovane quando eri giovane e ti ritrovi giovane quando tu c’hai la panza e cominci a guardare con sospetto quei capelli nel lavandino. Il concerto è fissato per la sera del 29 giugno in occasione del ventesimo compleanno di Caterpillar, il programma targato Radio 2 che ormai ha fatto la storia della radiofonia italiana e che ogni anno riunisce i propri fans nel comune marchigiano per il CaterRaduno. Partiamo proprio da lì, dalla radio e da quanto risulta ancora decisivo come mezzo di promozione musicale.

"In questo momento non lo so - ci dice - dovresti chiedere a qualcuno più specializzato di me, io so quanto è importante la radio per la diffusione della musica da quando è nata la musica commerciabile, cioè dagli anni ‘40/’50. La radio porta con sé un bagaglio di magia che la televisione non avrà mai. Nella televisione vieni bersagliato di immagini mentre la radio ti lascia quell’alone di mistero, la radio storicamente ha quella componente magica, quel rito verbale, che da rito diventava mito".

La parola “mito” è fondamentale per restituire non tanto la dimensione della band, che ancora ha troppo evidentemente da dare alla musica italiana per entrare nella fase “mito” legata nell’immaginario collettivo a quella dei ricordi. Ecco no, i Negrita, e sul palco ce lo sbattono in faccia, sono qui e lottano con noi. Ci sono. Adesso. La fase amarcord è ben lontana dall’essere presa in considerazione, in loro che producono musica di altissimo livello e in chi li ascolta che si diverte a goderne come un riccio.

…e se il paragone lo facciamo con Internet? Come ha cambiato la discografia italiana? I Negrita nascono nel ’91 quando internet non era così determinante…

"Non c’era proprio. Io credo i risultati che sta facendo il mercato digitale in generale si stanno vedendo in questi anni qua. Il prodotto di questa nuova tecnologia, nuova cultura, nuova mentalità, si sta vedendo in Italia in questi ultimi due anni. Se ci fai caso, adesso alla ribalta, nel mainstream, sono arrivati ragazzini semisconosciuti, qualcuno fino a tre mesi fa, e di colpo sono esplosi con milioni di visualizzazioni su YouTube o Spotify, e sono andati a conquistarsi il mainstream. Quindi diciamo che sono stati bypassati i soliti canali, gli uffici stampa cominciano ad avere un ruolo meno importante, probabilmente perché ognuno è un po' un manager di se stesso. Quindi staremo a vedere come si svilupperà il proseguo dell’era digitale applicata alla musica. Per adesso la sberla è forte. Un bello Tzunami".

Assistere ad un concerto dei Negrita, oltre ad essere un’esperienza quasi istruttiva, didattica come sarebbero dovute essere e fortunatamente non sono mai state le gite delle medie, ma furiosamente rock, ci riporta alla realtà delle cose in maniera improvvisa e scoordinata. La sberla, insomma, ce la danno loro. Darla a questi nuovi ragazzini che pensano che la gavetta sia uno scherzetto estivo da fare al cugino sfigato, nemmeno gli interessa, ma a noi arriva, e bella forte. Perdiamo il nostro tempo appresso a discussioni folli, pseudo impegnate, tentando di tirar fuori la penicillina da qualsiasi accumulo di muffa becchiamo in giro, fino a diventare, di fatto, cacciatori di muffa, raccogliendo, speranzosi e seriali, prodotti andati a male, con la convinzione che si, il nuovo Battisti, Battiato, Dalla, si nasconde dietro le sperimentazioni di quel ragioniere di Rovigo che su YouTube trappa Mozart in lingua bengalese con le gambe tirate dietro la testa, ma si esibisce solo alle 4 del mattino nel retro di una macelleria di Centocelle “Ma ne vale la pena, guavda…un genio!”.

E poi salgono sul palco professionisti di questo calibro, che ti bombardano la faccia con due ore di rock alla vecchia maniera, facendoti tremare dalla pelle alle mattonelle della piazza, bravi quasi da denuncia; e spazzano via tutti senza pietà. Il sound, la presenza scenica, i contenuti dei pezzi, la profondità, sotto tutti i punti di vista…come guardare continuamente la serie B di calcio e poi, improvvisamente, cambiare canale sulla Champions League. Il paragone, giuro, non è affatto azzardato. Stai lì a far “si” con la testa e tutta la musica Indie sfornata in Italia negli ultimi anni che, come un’aspirapolvere, risucchia milioni e milioni di ascolti e visualizzazioni, scompare di botto. Le tue orecchie, il tuo cuore, il tuo cervello, respirano. Ti ricordano che ti dovresti trattare meglio e un po' più spesso. Il fenomeno esiste, la rivoluzione è in atto, e non tutto è da buttare, intendiamoci, ma band come i Negrita, non c’è niente da fare, sono tutt’altra cosa. Fanno tutt’altra cosa.

E di questi prodotti conseguenze di questa rivoluzione cosa ne pensi?

"Io penso “bene per loro”. Contento. Felice che non ci siano più gli scogli e i muri da superare come quando abbiamo iniziato noi o prima di noi, l’unica cosa che mi viene da temere è che un picco così rapido e veloce possa portare poi in seguito a degli scompensi, perché ti manca la fase “gavetta”. Questa cosa qua, per come conosco io la musica, è sempre una cosa molto importante".

C’è qualcuno del circuito indipendente che ti piace particolarmente?

"Si, si. Ce ne sono alcuni che ascolto più volentieri di altri. Alcuni mi fanno vomitare. No, aspetta è un termine sbagliato…mi fanno cagare! (e ride) Altri mi piacciono tantissimo, alcuni nuovissimi altri meno. Salmo mi piace molto, Motta mi piace molto, Coma Cose cominciano a piacermi, Willie Peyote mi piace, mi interessa molto la mentalità di Cosmo…"

Da giornalista dovrei chiederti chi ti fa cagare ma immagino non mi risponderai…

"I giornalisti in generale! Sei contento così??" (E ride)

Ah, TheGiornalisti??

"No! No! No! Non Tommaso Paradiso!! (E continua a ridere) Scherzo dai! Comunque no, dai, non mi sembra carino. Io sarei anche un rocker e potrei anche dirtelo, però non te lo dico".

Noi di Agi abbiamo inaugurato una rubrica che tenta di spiegare ai genitori la musica della generazione dei loro figli (Trap, Indie…), secondo te qual è la chiave per spiegarla? E in che modo possiamo distinguere quelli che fanno cagare, come dicevi tu, da quelli validi?

"Beh, quella è una questione di gusto. Cosa vuoi che ti dica…la Trap è un’evoluzione del Rap che arriva dall’universo Hip Hop che esiste dalla fine degli anni ’70 a New York, quindi non è una cosa nuova. La Trap è un’evoluzione stilistica fondamentalmente, dove si aggiunge per quanto riguarda il cantato qualche nota in più rispetto al Rap che è più mononota e c’è una profonda differenza nei suoni, perché si sono recuperati dei suoni delle drum machine degli anni ’80…in realtà non sono poi così ferrato. Se mi parli di chitarre possiamo andare anche a cena e arriviamo al digestivo che ancora non ho finito (ride ancora). E l’Indie è una cosa che quando abbiamo iniziato noi si chiamava Underground, anche i Negrita ne facevano parte, poi noi abbiamo preso altre strade e l’Indie se lo sono accaparrato più gli Afterhours, i Marlene Kuntz…l’Indie che c’è adesso è profondamente diverso, ha molta meno puzza sotto il naso, nel senso positivo. Quelli della nostra generazione puntavano a diventare i principini dell’Underground, questi qua invece hanno digerito la lezione del Pop, quindi mirano al mainstream e si definiscono Indie, per me è un mezzo nonsense, però va bene così dai…tanto la gente ha sempre bisogno di catalogare e mettere in una casellina qualsiasi cosa quindi cari aficionados del database se vi ho aiutato son felice".

I Negrita infiammano il CaterRaduno. E che sberla ai pivelli dell'Indie!
 Paolo Bruni, in arte Pau, frontman dei Negrita

Voi siete in pista da 27 anni, oggi Caterpillar ne compie 20…

"Pivelli! ". (E continua a ridersela di gusto).

Pau, 51 anni, dimostrandone 30 e scendendo intorno ai 17 sul palco, da l’idea di essere uno che prosegue per la sua strada sempre e comunque. Rocker alla vecchia maniera, di uno che ci crede ancora nonostante tutto intorno a noi ci dica che un periodo, felice, è morto. E che noi generazione di fenomeni trentenni, che facciamo i miliardi su Internet e ci atteggiamo come se tutto ciò che è venuto prima e verrà dopo valga meno del mignolo del nostro piede sinistro, non sappiamo cosa ci siamo persi…

Il tour dei Negrita comunque è appena cominciato, gireranno un bel po' durante l’estate e noi vi consigliamo, di tutto cuore, di ritagliarvi una serata per andare ad assistere ad un vero concerto, un evento rock come in Italia ormai non dico che non ce ne sono più ma si stanno estinguendo velocemente. Troppo velocemente.
 

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