Chi è Matteo Terzi, il busker italiano in finale a The Voice Belgio

Dalla metropolitana di Milano alla ribalta televisiva. Con il nome d'arte di 'Soltanto', 33 anni una laurea in tasca, martedì 23 aprile proverà a diventare l'artista più popolare a Bruxelles e dintorni (lo è già, in realtà)

matteo terzi soltanto the voice belgio
Matteo Terzi/Facebook
Matteo Terzi, in arte 'Soltanto'

Solo la musica è capace di sfiorare le nostre vite con quello che potremmo definire “effetto Re Mida”. Solo la musica è capace di trasformare una storia in una favola, e quella di Matteo Terzi assomiglia proprio ad una favola, dove non c’è una zucca che si trasforma in carrozza ma c’è una strada di Milano che si trasforma in un palco illuminato dalle luci dei riflettori di un programma televisivo, The Voice nello specifico, il format musicale più seguito nel mondo (giusto in Italia perde il confronto su qualità e numeri con X-Factor), nella sua versione belga, cui finale si terrà martedì 23 e vedrà Terzi tra i protagonisti. 

La scelta di partecipare ad uno show televisivo arriva quasi per caso, mentre si trova a Liegi, a suonare per strada, perché quella è la sua dimensione, quella del busker, quella di chi è costretto, chitarra in mano, a conquistare faticosamente l’attenzione dei passanti con la propria voce.

Matteo Terzi, in questo è particolarmente bravo, tant’è che a Milano lo conoscono un po' tutti con il suo nome d’arte: “Soltanto”. 33 anni, una laurea, un lavoro sicuro alle spalle, ma a 25 anni la strada lo chiama così decide di seguire la sua passione, quella nata da piccolo, imbracciando la chitarra di suo padre per provare a suonare gli Oasis. È allora che è partito il suo tour senza meta e senza fine: prima Lione, poi lo spostamento a Tenerife, in autostop, ci mette cinque mesi, lì sale a bordo di un camper, e gira Germania, Danimarca, Polonia e Repubblica Ceca, prima di fare un dietrofront per tornare in Italia.

Lì conosce Alessandra che sta passeggiando in bicicletta ascoltando la sua canzone preferita, “The Scientist” dei Coldplay, quando sente in sottofondo Mattia che la sta suonando dal vivo, proprio in quel momento, davanti ai suoi occhi; un segno del destino, i due si innamorano e mettono al mondo anche un figlio, Pietro.

Riprendono i viaggi, il suo nome comincia a girare negli ambienti della musica, i video delle sue performance per strada finiscono su YouTube e arriva anche una convocazione per X-Factor Italia, ma lui rifiuta, il contratto che lo legherebbe al format prevede un guinzaglio troppo corto, non gli sarebbe concesso di tornare per strada a cantare ed è una cosa alla quale non può proprio rinunciare.

Così continua i suoi giri finché non torna a Liegi, una città con la quale ha instaurato un rapporto particolarmente stretto, e un amico lo invita a partecipare al The Voice locale. Lui accetta, i vincoli del contratto sono decisamente più morbidi, al provino canta un suo cavallo di battaglia “Let Her Go” di Passenger, facendo ruotare la poltrona, così come impone la drammaturgia del programma, a tutti e quattro i giudici, così è lui a poter scegliere con chi affrontare il percorso.

Alla fine opta per Typh Barrow, cantautrice che viaggia tra soul e pop, senza risparmiarsi preziosismi blues e jazz, considerata in patria dalla critica una sorta di Adele o Amy Whinehouse. “Ho delle sensazioni positive, - dice a Repubblica lo scorso febbraio - l'impressione che la mia musica e il modo in cui la propongo piacciano”. Quanto piacerà lo scopriremo il 23 aprile, giorno della finale che andrà in onda in contemporanea in tv su The One e in radio sulle frequenze di Radio Vivacité e RTBF internazionale, che spedirà la voce di Terzi fino alle orecchie di tutte le comunità francesi del mondo, Africa compresa. Per lui, in caso di vittoria, una Opel Astra GTC e un contratto di cinque anni con la Sony Music Belgium per la realizzazione di tre album.

In Belgio, naturalmente, è già una star, tant’è che le “scappatelle” che si concede tornando a suonare nella piazza di Liegi sono diventate quasi impossibili, troppi fan, troppi selfie; così medita il ritorno in Italia, in quella Milano cui, dice, ama placarne la frenesia con la sua musica, sempre per strada, senza mai abbandonare la sua natura di busker, una natura che condivide con personaggi come Ed Sheeran, che dalla strada è riuscito a conquistare un successo letteralmente globale; ma tutto ciò solo dopo la finale di The Voice, una gara dove intende arrivare fino in fondo.     



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