Chi è Gemitaiz, il rapper romano che si è augurato la morte di Salvini

Manuale per genitori indi(e)pendenti/1 È ascoltato da un milione e 600 mila persone ogni mese su Spotify, Davide De Luca. Lo scontro col ministro solo l'ultima (questa davvero inaccettabile) tappa della irresistibile ascesa di un cantante duro e puro

Chi è Gemitaiz, il rapper romano che si è augurato la morte di Salvini

Davide De Luca, in arte Gemitaiz

Davide De Luca, classe ’88, è un rapper romano, se sentite il bisogno di avere una delucidazione anche su cosa sia il rap, quello vero, prendete un disco di Fedez, magari in coppia con l’ultimo J-AX. Fatto? Ecco, considerate che il rap è tutt’altra cosa (ci eravate cascati eh?). Se volete farvi un’idea più schietta, immediata, sincera, invece potreste unirvi al milione e seicentomila ascoltatori mensili su Spotify del nostro succitato De Luca, in arte Gemitaiz. Non ve ne pentirete.

Questo perché Gemitaiz è un artista vero, un interprete del genere che ha costruito la sua carriera a cavallo tra la scena underground romana, quando il macellaio non accettava rime al posto dei soldi per comprare la carne ma qualcosa sotto i denti andava messo comunque, e il 2018, l’anno in cui il rap è indiscutibilmente diventato il genere più ascoltato e venduto anche nella nostra penisola, isole comprese. Se pensate agli Stati Uniti e date uno sguardo alle classifiche degli ultimi dieci/quindici anni vi accorgerete come questo passo non solo è arrivato in ritardo ma risulterà epocale per la musica italiana.

Non vi pentirete di stare ad ascoltare cosa ha da dire un ragazzo che non impacchetta le proprie origini umili, le proprie storie, per mostrarle a favore di classifica, per rivenderle al grande pubblico e compiere una scalata social(e) della quale, è evidente, non gli frega nulla, ma pare stare così tanto a cuore a molti suoi colleghi, specie più giovani. Non lo manda nemmeno a dire in Fuori “Devo dire che non mi piace la piega che sta prendendo il rap ultimamente, con tutta questa gente che della musica non gliene frega niente”. Ecco, a lui gliene frega della musica.

I suoi dischi lasciano in bocca lo stesso sapore dei film di Spike Lee, che raccontano storie di un America che non conosceremo mai, ma che esiste, e della quale subiamo l’indiscutibile fascinazione. Attenzione però, perché la Roma di Gemitaiz sta proprio dietro l’angolo, e lui ad indorare la pillola non ci pensa proprio. Per cui ne sentirete di avventure buone da rollare e fumare in una notte con gli amici accanto. Anche questo è un pezzo di lui, della sua vita, di quando nel 2014 ha dovuto patteggiare una condanna ad un anno e dieci mesi di reclusione (pena poi sospesa) per detenzione e spaccio di stupefacenti.

Paura per i vostri marmocchi? State già ripassando nella testa il discorsetto da fare a tavola sugli “spinelli”? Beh, fate male, non perché gli spinelli facciano bene, ci siamo lasciati alle spalle il ‘900 quasi vent’anni fa ed ognuno possiede i mezzi per farsi la propria opinione, ma perché il mondo che rappa Gemitaiz i vostri figli lo conoscono bene, lo vivono ogni giorno, e ricevere messaggi ambigui alla Young Signorino sulla “Dolce droga” privi di qualsiasi ingegno musicale ma fini ad una provocazione inutile, patetica e plastificata, è cosa assai diversa e decisamente più grave.

Insomma, sarebbe il caso, visto che il fenomeno esiste, di lasciare che i vostri pargoli ne sentano parlare in musica, preferibilmente buona musica, esattamente come avete fatto voi, ricordandovi che i vostri di miti, se ascoltavate musica decente all’età dei vostri figli, per problemi con la droga non sono quasi mai arrivati a spegnere 40 candeline. Quindi andateci piano con la morale.

In questo momento il suo nome lo sentirete nominare spesso, forse per la sua volontà, espressa su Instagram, di formare una specie di nuova lega della giustizia in stile Marvel per combattere il ministro Salvini, al quale ha augurato, con un post ben poco scanzonato, la morte in seguito alla vicenda Aquarius (post che ha scatenato molte reazioni in Rete, anche di sdegno e condanna per l'attacco al ministro, ndr) ; o forse per i 16 milioni di ascolti, per Davide, pezzo che da il titolo anche al suo ultimo album, quello forse migliore, più intimista e, per questo, anche più coraggioso. Perché un rapper ha molte più responsabilità di un artista qualunque e il “giro” è una giungla dove tutti sono pronti a sbranarti al primo passo falso. Non sono pochi i casi infatti di interpreti del genere che decidono di costruirsi una carriera al di fuori di certe logiche.

Gemitaiz no, ci sta dentro, accetta la sfida, senza fronzoli, si tatua “Misunderstood” sulla capa rasata, ma al contrario, per poterlo leggere lui tutte le mattine allo specchio, per ricordarsi di essere un incompreso, per portarsi dietro i casini della propria vita come un bottino. Come fanno i veri artisti.

Allora trovate il tempo di abbandonare Facebook ed il tifo al vostro partito nei commenti ai pezzi di politica dei giornali online, fatevi un giro in macchina con vostro figlio, magari su una strada che costeggia il mare, così come vostro padre non ha mai fatto con voi, e mettete su Davide dalla prima all’ultima canzone. Tentate di accompagnare la loro inevitabile ribellione come un buon dritto a tennis. Capirete anche perché in mezzo ad un oceano di pischelli impomatati dei quali ci sfugge l’essenza come artisti, spicca un ragazzo di Roma, che si fa chiamare Gemitaiz, che non rappa semplicemente ma interpreta ciò che scrive con un’intensità rara, che racconta, e dimostra, ai vostri figli, prima di tutto, quanto sia “giusto” essere onesti in ciò che si fa. Davide De Luca lo è eccome quando veste i panni di Gemitaiz, ed è questo che fa la differenza.

Questo essenziale manuale è rivolto a quei genitori che non vogliono restare indietro, che vogliono capirci di più del mondo dei loro figli attraverso ciò che, come accade per tutte le generazioni, li crescerà e formerà più di quanto loro, mammà e papà, ne avranno mai capacità e potenzialità. La musica. La loro musica. Prima di partire allacciate bene le cinture, mettete da parte i vostri dischi dei Beatles, Adrianone Celentano, Mina e Battisti, la tv in bianco e nero, Berlinguer, e ogni vostro singolo pregiudizio su quanto tutto ciò che avete vissuto e ascoltato voi fosse infinitamente più “giusto” del loro e, già che ci siete, eliminate per sempre anche l’utilizzo del termine “giusto”, che non credo abbia mai significato alcunché a parte tirare una linea rispetto a ciò che è “sbagliato”. Antitesi che potrebbe contribuire non poco a formare una generazione di iscritti a Casa Pound.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it