Chi è Cosmo, il professore con un progetto molto chiaro in testa

Non è facile da inquadrare Marco Jacopo Bianchi, uno di quegli artisti che vivono l’oggi, che ti godi, e tanto, nel presente. Già che non ti faccia per un paio d’ore pensare troppo al futuro è un successo di dimensioni, appunto, extraterrestri

Chi è Cosmo, il professore con un progetto molto chiaro in testa
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 Marco Jacopo Bianchi (Cosmo)

Benvenuti. Questo essenziale manuale è rivolto a quei genitori che non vogliono restare indietro, che vogliono capirci di più del mondo dei loro figli attraverso ciò che, come accade per tutte le generazioni, li crescerà e formerà più di quanto loro, mammà e papà, ne avranno mai capacità e potenzialità. La musica. La loro musica. Prima di partire allacciate bene le cinture, mettete da parte i vostri dischi dei Beatles, Adrianone Celentano, Mina e Battisti, la tv in bianco e nero, Berlinguer, e ogni vostro singolo pregiudizio su quanto tutto ciò che avete vissuto e ascoltato voi fosse infinitamente più “giusto” del loro e, già che ci siete, eliminate per sempre anche l’utilizzo del termine “giusto”, che non credo abbia mai significato alcunché a parte tirare una linea rispetto a ciò che è “sbagliato”. Antitesi che potrebbe contribuire non poco a formare una generazione di iscritti a Casa Pound.

Chi è Marco Jacopo Bianchi (Cosmo)

Prima di cominciare meglio fare un po' di stretching, qualche flessione, almeno un giro di palazzo, giusto per comunicare al vostro cervello che tutte quelle ore passate sul divano non si sono totalmente divorate i muscoli del corpo. Considerate che mai come questa volta star dietro ai vostri ragazzi sarà così faticoso e, al contempo, divertente. Niente vi lascerà un sorriso beota come mentre saltellerete sudati e beati con una sessione di musica di Marco Jacopo Bianchi, ma che tutti chiamano Cosmo.

Non specifica in nessuna intervista rintracciabile online il motivo per cui abbia deciso di chiamarsi proprio Cosmo, forse è semplicemente un modo per richiamare alla profondità dello spazio, e avrebbe un senso, o di riferirsi all’introspezione che suscita la sua musica, e ne avrebbe un altro altrettanto valido. Fatto sta che le due anime che mostra il signor Bianchi sono rare da trovare contemporaneamente sullo stesso palco, e potrebbe essere questo il segreto del suo successo.

Esiste molto più di quanto il pubblico accetti che sia vero una netta separazione tra le intenzioni di un artista e come la sua arte, in particolare la sua musica, viene recepita dai suoi ammiratori. Cosmo porta avanti un qualcosa che puzza di elìte, anche se non è quella elìte che intendete voi, non è il popolo dei ricchi o degli intellettuali, ma più il popolo dei club, il popolo della notte, che non è un popolo meno snob, non cascateci, di quelli sopracitati. Infatti è un popolo che ha amato Cosmo per un certo periodo per poi rifiutarlo quando la sua musica, quel successo, ha cominciato a vedere la luce del sole.

Ma per Marco non è un problema, non ha mai voluto dribblare il successo, e nemmeno la sua poetica musicale, è sempre rimasto nello stesso punto a tenere uniti i due concetti, tirandoli a sé da un lato e dall’altro, come un unico fondamentale anello di congiunzione tra le radio e i club, tra l’indie e il mainstream, tra Ivrea e Milano, tra la filosofia e le passerelle di Dolce&Gabbana, tra la notte e il giorno. Ecco, la filosofia, perché Marco Bianchi si laurea in filosofia e prende subito posto dietro la cattedra in un istituto commerciale, probabilmente è lì che nasce la sua meravigliosa psicopatia, è lì che avviene lo sdoppiamento: di giorno professore di storia, la notte leader di una band che ha avuto un certo seguito, i Drink To Me. Una band valida ma troppo rumorosamente post punk forse per i suoi gusti, per il suo sound da clubbing estremamente raffinato.

Arriva il 2013 e prende vita il suo progetto personale, esce Disordine, il primo album di Cosmo. È qualcosa di nuovo, non c’è dubbio, ma non basta ancora. I suoni sono innovativi si, ma c’è anche quella inconfondibile sonorità vagamente stonata, certamente acerba. L’elettronica è un genere che necessita di una precisione chirurgica sotto tutti i punti di vista affinché il risultato possa funzionare e Disordine ancora è, appunto, troppo disordinato per arrivare ad un pubblico un po' più vasto. Continua l’esperienza in cattedra, continua l’esperienza con i Drink To Me, ma continua soprattutto ad avere, Cosmo, la certezza che sotto la cenere arde un fuoco capace di incendiare in maniera molto più devastante, e lui lo vuole alimentare, vuole arrivare in fondo al proprio concetto di musica.

Passano tre anni, è il 2016 e tutto è pronto per l’uscita de’ L’ultima festa. E fa centro. Erano anni che non si sentiva un cantautorato elettronico di tale fattura. Non si è inventato niente, sia chiaro, ma declinare al presente certe sonorità non era sfida facile, e lui l’ha ampiamente superata. È un disco accurato, perfetto, diabolico nel suo prendersi, ad ogni ascolto, un pezzettino di te, una mano, una spalla, un piede, e mandarlo in pista a ballare, stare fermi insomma è impossibile. E la danza, le atmosfere dei club non sono un discorso secondario rispetto alla vicenda Cosmo, pare invece che il cantautore di Ivrea, classe ’82, abbia proprio capito che il contesto risulta utile, se non fondamentale, certamente complementare al suo sound.

Non a caso probabilmente parlerà in futuro di ballo come di un “atto politico”, perché è esattamente l’effetto che vuole, il destino che ha scelto debba avere la sua musica, colonna sonora di una sorta di rivincita degli ultimi, quelli che ascoltano la musica che, ancora, non ascolta nessuno, quell’elite, come dicevamo, da club, di chi raccoglie nella propria vita una e una sola soddisfazione: essere convinto di capirne di musica molto più degli altri. Cosa che con ogni probabilità potrebbe anche essere vera. Il disco è lanciato dal successo dell’omonima L’ultima festa, che Rolling Stones piazza circa un mese fa tra le prime venti canzoni più belle prodotte in Italia nel nuovo millennio, e non ha torto, il pezzo è perfetto e il professor Cosmo riesce a dire tutto ciò che sentiva necessario comunicare con quel disco; più che con le sue parole, con le sue sonorità. Degne di nota anche le bellissime Le voci, Cazzate e Regata 70. Il segreto del professor Bianchi è avere colpito un nervo scoperto della discografia italiana andando a colmare con estrema prontezza un vuoto creatosi nel mondo dell’elettronica, aggiungendogli un pizzico di autorialità vagamente indie che rende il tutto estremamente gradevole. Specie dal vivo. Molto pop(ular). Per gli amanti delle etichette, synth pop.

Comincia a girarli quei club e ad accumulare pubblico, i suoi concerti sono qualcosa in più di feste, sono momenti di liberazione fisica e mentale. Tu salti, salti, salti, sotto la sapiente guida del professor Bianchi, e alla fine sei sfinito e felice. Ancora professore si, e adesso anche i suoi alunni iniziano a conoscerlo come artista, entra in classe, sfinito dopo un concerto della sera prima, e i ragazzi gli chiedono di cantare un pezzo. Ma pare per lui impossibile rinunciare ad una delle sue due anime, forse rischierebbe di morire anche l’altra, forse ciò che lo tiene in piedi è proprio questa equilibrante differenza tra le due parti di se stesso.

L’ultima festa arriva in radio, gli impegni si moltiplicano, sembra passato niente invece sono due anni ed è già tempo del secondo disco: Cosmotronic. L’esplosione. Due anni passati molto velocemente e ora è il momento di abbandonare i piccoli tuguri per le platee decisamente più ampie. E il nuovo disco sembra fatto apposta. La natura resta uguale e i singoli che snocciola per la strada sono uno più bello dell’altro, rispecchiano alla perfezione la doppia natura di Cosmo, quella del ragazzo appassionato di elettronica della piccola Ivrea, città che non ha mai abbandonato, e quella di una star chiamata a sfilare anche da Dolce&Gabbana. Sei la mia città, Turbo, Quando ho incontrato te tutti pezzi più smaliziati, più cantati, più facili, ma non per questo meno impegnativi. Funzionano. Punto.

E questo è già un grandissimo risultato, specie in questo regno troppo democratico dell’indie. Il tour viene studiato ad hoc, ogni data una festa meravigliosa che si apre e si chiude con un’esplosione di coriandoli e non permette minimamente attimi di pausa. Se non sei fradicio di gioia a casa non ti ci manda. Diventa indiscutibilmente l’artista più richiesto nei festival di tutta Italia, registrando quasi dappertutto sold out. Tutto perfetto dunque. Certo se esiste un dubbio, e magari ne esiste anche più di uno, non è tanto su di lui, che è un ragazzo troppo intelligente e troppo perfettamente consapevole e padrone di se stesso per sbagliare colpi, ma più che altro per il genere che porta avanti, che spesso non suscita particolare affezione, che ha un target decisamente più ristretto; la sua carriera dovrà rigenerarsi più volte per star dietro al suo pubblico di 20/30enni, risulterà perlomeno complesso star inseguire il tipo di successo che egli stesso al momento cavalca con tale maestria. Per tanti artisti di questa nuova infornata discografica internettiana, ce lo diciamo quasi tutte le settimane ormai, sarà il tempo a parlare; potranno maturare e, perché no, invecchiare insieme al loro pubblico, oppure scomparire e finire in un programma di Amadeus tra vent’anni.

Ma qual è l’evoluzione di Cosmo? E se domani, ci chiediamo, arrivasse un Cosmo più Cosmo di Cosmo? Il pubblico è spietato in questo, si distrae facilmente, si affeziona fino ad un certo punto, ti ama oggi e domani ti ha già dimenticato. È un attimo che al prossimo stage diving non ci sia più nessuno a prenderti. Noi non abbiamo una risposta e, tutto sommato, non ce ne facciamo un gran cruccio, anche perché nulla ci vieta, fortunatamente, di goderci nel frattempo uno show spettacolare, in assoluto il miglior live italiano dell’anno. Quello di cui siamo sicuri è che Cosmo ha un progetto ben preciso per il suo futuro, che prevede sempre una certa onestà intellettuale rispetto a ciò che fa; voci dicono che abbia rifiutato featuring con Eros Ramazzotti e Luca Carboni, ma poi collabora felicemente con Achille Lauro. Non è facile da inquadrare il professor Cosmo, è più uno di quegli artisti che vivono l’oggi, che ti godi, e tanto, nel presente. Già che non ti faccia per un paio d’ore pensare troppo al futuro è un successo di dimensioni, appunto, extraterrestri.



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