La voce di Roma con le ciabatte nel favoloso mondo di Carl Brave

Non è un caso se il grande pubblico si è affezionato subito alle melodie di Carlo Luigi Coraggio. In 'Notte Brave' quindici pezzi, nove featuring. Il meglio che il sound del momento ha da offrire. Ecco chi è l'artista di Trastevere che piace anche ai non romani

La voce di Roma con le ciabatte nel favoloso mondo di Carl Brave

Benvenuti. Questo essenziale manuale è rivolto a quei genitori che non vogliono restare indietro, che vogliono capirci di più del mondo dei loro figli attraverso ciò che, come accade per tutte le generazioni, li crescerà e formerà più di quanto loro, mammà e papà, ne avranno mai capacità e potenzialità. La musica. La loro musica. Prima di partire allacciate bene le cinture, mettete da parte i vostri dischi dei Beatles, Adrianone Celentano, Mina e Battisti, la tv in bianco e nero, Berlinguer, e ogni vostro singolo pregiudizio su quanto tutto ciò che avete vissuto e ascoltato voi fosse infinitamente più “giusto” del loro e, già che ci siete, eliminate per sempre anche l’utilizzo del termine “giusto”, che non credo abbia mai significato alcunché a parte tirare una linea rispetto a ciò che è “sbagliato”. Antitesi che potrebbe contribuire non poco a formare una generazione di iscritti a Casa Pound.

Roma è la città più controversa che abbiamo in Italia, il suo modo, capitale appunto, come un peccato, di quelli grossi, di rappresentare in maniera così dannatamente schietta il Belpaese ce la fa amare e odiare come l’immagine che guardiamo allo specchio tutte le mattine. Siamo noi, si, ormai ci siamo affezionati, ma vorremmo regolarmente, essere qualcosa di diverso. Raccontarla è un’impresa che ha impegnato intere vite e carriere ma lei, Roma, furba, ti cambia sotto il naso quando meno te l’aspe tti rendendo totalmente inutile tutto il tuo sforzo.

Ti schiaccia Roma, non puoi sovrastarla, “non vuole padroni” come si ripetevano spesso i protagonisti di “Romanzo Criminale”, e lei, con la sua bellezza che solo un branco di caproni come noi può dare per scontata, se ne infischia e se la ride beata, stiracchiandosi sul Lungotevere, con i suoi ponti, vertebre meravigliose di un corpo tanto antico quanto indistruttibile.

Una volta se volevi ottenere un racconto di Roma dovevi rivolgerti ai grandi della letteratura e del cinema, ora la palla è passata ai cantautori, specie quelli indie, che hanno riportato a forza a Roma l’ombelico della discografia. Una nuova generazione di artisti dal valore più o meno alto che raccontano la loro città, dai Thegiornalisti Coez, da Gemitaiz a Mannarino, da Calcutta a, certamente, Carl Brave, che è l’artista del quale ci occupiamo questa settimana. Quindi allacciate le cinture perché se è vero che tutte le strade portano a Roma, Carl Brave può tranquillamente farci da navigatore.
 

 

Chi è Carlo Luigi Coraggio (Carl Brave)

È romano e vive a Trastevere Carlo Luigi Coraggio, che è la traduzione italiana di Carl Brave (siamo così romantici che preferiamo dire che sia questo il verso giusto della traduzione), e nella sua vita ha fatto di tutto prima di arrivare a trasformare la sua passione per la musica in un lavoro. Anche il giocatore di basket, che gli ha instillato quella disciplina essenziale per essere un professionista in qualsiasi aspetto della vita.

Naturalmente anche nella musica l’impegno è fondamentale, niente è mai cascato dalle nuvole a nessun artista. E ogniqualvolta il successo è arrivato immediatamente e non alla fine di un lungo percorso pieno di sacrifici, altrettanto velocemente è scivolato dalle mani. Questa è la verità e Carl Brave in questo è stato esemplare. Il successo intanto non arriva col primo disco da solista ma con il primo insieme all’amico Franco126. Un duo che con la bella Pellaria aveva già sbancato e si credeva potessero rappresentare una specie di Albano e Romina del rap/indie italiano.

Ma no, hanno deciso di prendersi una pausa per i loro progetti da solisti; e così nasce l’idea di Notte Brave. Non solo il titolo è geniale ma anche il concept musicale dell’album. Non è un caso se il grande pubblico si è affezionato subito alle melodie del signor Coraggio. Perché su quindici pezzi sono presenti nove featuring. Perché lo fai partire e dentro ci trovi musicalmente qualsiasi cosa, il meglio che il sound del momento ha da offrire. C’è il lato illuminato del commerciale come in Fotografia cantata con Francesca Michielin e Fabri Fibra; c’è quella splendida malinconia indie in Camel Blu cantata insieme a Giorgio Poi; c’è la migliore trap in circolazione, quella di Coez in Parco Gondar; c’è il rap duro e puro con Gemitaiz in Malibu e quello più leggero e divertente con Frah Quintale in Chapeau; e poi ancora Emis Killa, Federica Abbate e, naturalmente, il compagno di crew Franco126.

Una scatola magica dove dentro chiaramente ci trovi Roma. Una Roma che si scrolla di dosso il passeggiare infinito dei turisti, il sottofondo continuo dei clacson, per diventare un altro luogo, un’altra città, una di quelle dove si è liberi di circolare semplicemente per riflettere, per perdersi, per riscoprirla. Sono storie quelle canta Carl Brave, raccontate con quell’unico e ipnotico trascinamento delle parole, come se la sua lingua portasse le ciabatte. E dentro quelle storie ci trovi tutto quello di cui ha bisogno un ragazzo che vuole, giustamente, come tutti abbiamo desiderato alla sua età, sentire la propria vita.

Perché questo cerchiamo, a qualsiasi età, dentro le canzoni; qualcuno capace di mettere in musica la nostra vita, di raccontare aspetti di noi che nemmeno avevamo idea potessero esistere. Questo fanno i musicisti e questo fa Carl Brave. E lo fa bene. I più pessimisti potrebbero trarne che in realtà se i musicisti ci riescono è perché le nostre storie, da giovani e da vecchi, si assomigliano tutte; ma se voi che leggete siete genitori vuol dire che avete figli e andate a provare a spiegare a loro che il dolore che stanno provando non sia la più immensa tragedia della storia dell’uomo. E anche di quei dolori racconta Carl Brave, di una storia che c’ha messo un’eternità a lasciarsi alle spalle, della morte del cane al quale tanto era legato. Perché? In fin dei conti cos’è la vita se non questo?



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