Napoli dedica tre strade alle sue "voci"

Omaggio della città a Sergio Bruni, Roberto Murolo e Renato Carosone, grandi (e diversissimi) interpreti della canzone nel secondo Novecento 

Napoli dedica tre strade alle sue "voci"
Foto: Camilla Morandi / AGF 
 Roberto Murolo

Tris di musica per Napoli: lo stradario si arricchisce delle voci di Sergio Bruni, Roberto Murolo e Renato Carosone. Ai primi due una rotonda, al terzo un largo nella zona del quartiere Vomero tra le vie già intitolate ai musicisti Gioachino Rossini e Giovanni Paisiello e via Gemito, nota anche ai lettori non partenopei per l'omonimo romanzo di Domenico Starnone (fra i più "sospettati" nel gioco del "chi è" la scrittrice Elena Ferrante).

Tre voci fra loro assai diverse quelle omaggiate dal Comune, ma che meritano assieme gli apici della canzone napoletana nel secondo Novecento facendo parte, con pochi anni di differenza, della stessa generazione: Bruni nacque nel '21, Carosone nel '20 e Murolo nel 1912.


 

Echi del Seicento

Se si dovesse per forza parlare di una voce come "la" voce della canzone partenopea, più di un autorevole giudice direbbe Sergio Bruni, alias Guglielmo Chianese, che fu non solo interprete ma autore (popolare è il suo brano "Carmela"). Il suo stile, osserva il musicologo Roberto De Simone, è popolareggiante come le origini di Bruni, nato nella provincia a Villaricca. Per De Simone "il suo modo di cantare risente di uno stile etnico, entrato in contatto con la tradizione urbana della canzone di Napoli". E' ricco di fioriture, appoggiature, vibrati e tremolati, suoni "attaccati di striscio", smorzati a mezza voce che trovano riferimenti addirittura negli interpreti secenteschi, e per l'impostazione di gola tesa al falsetto nei "canti a distesa" della campagna giuglianese. 

Napoli dedica tre strade alle sue "voci"
Sergio Bruni

"Scalinatella"

Espresse invece un timbro assai sobrio con una dizione dialettale borghese Roberto Murolo. Era figlio d'arte: il padre Ernesto fu tra i maggiori poeti napoletani e verseggiatore di celebri canzoni come "Pusilleco addiruso", "Napule ca se ne va", "Nun me scetà".

Malgrado la giovinezza innamorata dello swing, Roberto si rifinisce e diventa famoso grazie al ritorno alle radici avviato dal secondo dopoguerra. Nel 1948 farà conoscere al grande pubblico la sua voce con "Scalinatella" di Bonagura e  Cioffi, dedicata a Positano, cui segue due anni dopo "Anema e core" di Tito Manlio e D'Esposito. La sua lunga carriera - 30 album pubblicati - si prolungò con la fedele chitarra fino alla vecchiaia, quando duettò tra gli altri con Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla, Renzo Arbore. E poi - nel brano "Cu' mme" di Enzo Gragnaniello del '92 - con Mia Martini.

Napoli dedica tre strade alle sue "voci"
 Foto: Adriano Mordenti / AGF
 Renato Carosone

La piacevole rivoluzione

Rivoluzionò gli schemi Renato Carosone (Carusone all'anagrafe) in una carriera pure lunga, ma sospesa all'apice del successo, grazie a un formidabile talento musicale. Aveva studiato pianoforte classico con il grande maestro Vincenzo Romaniello, poi miscelò il jazz, lo swing, i ritmi etnici lasciando alla sua produzione, di napoletano, semplicemente la lingua.

Innumerevoli e globali i suoi successi, a cominciare da "Maruzzella" nel '55 cui seguirono "Tu vuo' fà l'americano" e "Torero". Indimenticabile per talento e simpatia il batterista che lo accompagnava, Gegè Di Giacomo. I critici della canzone napoletana, dapprima sconcertati, poi amarono davvero Carosone. Morì nel 2001. Due anni dopo se n'andarono a pochi mesi di distanza Roberto Murolo e Sergio Bruni.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it