Benigni Show, da Fellini a Chaplin e Wojtyla

Benigni Show, da Fellini a Chaplin e Wojtyla
Roberto Benigni (agf) 

di Andrea Cauti

Roma - La Festa del Cinema di Roma diretta per il secondo anno da Antonio Monda ha chiuso con Roberto Benigni un'edizione ricca di ospiti e soddisfazioni (incremento di biglietti venduti e di pubblico, secondo gli organizzatori). Il comico premio Oscar toscano è protagonista dell'ultimo degli 'Incontri ravvicinati', posticipato a oggi perché il 19 - data fissata in precedenza - Benigni era negli Usa dove aveva accompagnato Matteo Renzi alla cena alla Casa Bianca. Su quella visita l'attore e comico toscano ha anche scherzato: "Barack Obama è come un imperatore: alla Casa Bianca eravamo tutti in fila per stringergli la mano. Uno dei piu' grandi presidenti che ci siano mai stati...mi ha detto che aveva visto insieme alle figlie 'Life is beautiful' e che gli era piaciuto molto", ha raccontato l'attore e regista toscano, "dopo il discorso è venuto ad abbracciarmi". In realtà, racconta ancora Benigni, più che alla Casa Bianca mi sembrava di stare alla casa? bianca rossa e verde: eravamo in tanti e mi aspettavo che anche Obama fosse dipinto di bianco rosso e verde".

L'OMAGGIO A FELLINI

Intervistato da Antonio Monda, Benigni ha parlato di tutto, raccontando aneddoti e ricordi dei maggiori artisti e personaggi con cui è venuto - direttamente o indirettamente - a contatto. A partire da Federico Fellini, col quale ha recitato nel 1990 ne 'La voce della Luna'. "Con lui il cinema ha raggiunto la vetta dell'arte. E' stato come Kafka, come Stravinsky, come Picasso", ha detto Benigni, non ha cambiato la storia del cinema ma è stato il più grande regista del '900. Aveva la capacità di parlare intimamente di sé e di parlare di tutti noi. Ci siamo conosciuti nel 1980", ricorda ancora, "e ogni volta che faceva un film mi chiamava per fare un provino. Ma si divertiva con me. Mi diceva: quanti anni hai? Ma io cerco un vecchio. Oppure: ma io cerco una donna".

IL RICORDO DI TROISI
Dopo Fellini, Benigni ha ricordato gli altri grandi con cui ha lavorato. Massimo Troisi che "aveva un senso tragico della vita" e col quale nel 1984 ha realizzato 'Non ci resta che piangere', "un film sgangherato nato dalla gioia dell'allegria, un lavoro immenso e faticosissimo scritto 3-4 volte con vari sceneggiatori, fatto di amore e tanta improvvisazione". Jim Jarmush che l'ha diretto nel suo rimo film americano, 'Daunbailo'' nel 1986, "che ha inserito un ruolo per me e per Nicoletta Braschi (la moglie e partner cinematografica a cui ha dedicato un pensiero lungo e appassionato: "e' stata una benedizione per me" - ndr) nella storia, ispirandosi alla realtà". 

LA MAGIA DI CHAPLIN

Quindi Charlie Chaplin. Benigni ha voluto rivolgere al grande Charlot un omaggio personale: "Vedere al cinema 'La febbre dell'oro' ha cambiato la mia vita - ha detto -. Come si fa a far ridere ed essere sempre poetici? Dopo aver visto quel film ho deciso che volevo far parte di quella bellezza, Chaplin - ha aggiunto - era furia e grazia insieme e ha fatto diventare meravigliosi tutti gli anonimi del mondo". E ancora Luis Bunuel, "unico con Fellini in grado di esprimere il cinema col suo linguaggio più proprio, quello del sogno: loro sognavano per noi e poi raccontavano quella realtà onirica attraverso la macchina da presa". Infine un pensiero a Blake Edwards e Woody Allen che l'hanno diretto rispettivamente ne 'Il figlio della Pantera Rosa' del 1993 e 'To Rome with love' del 2012: "Persone prolifiche, generosissime: sul set osservavo come giravano le scene della commedia. Sapevano sempre esattamente dove metter la macchia da presa". 

I PAPI
Prima del saluto finale, Benigni ha avuto tempo di raccontare la sua esperienza con i papi. Il suo celebre "wojtylaccio" in tv nel 1980 gli costò un processo e una condanna (un milione di multa e un anno di reclusione con la condizionale", ha ricordato). Poi ci fu la clamorosa riconciliazione: "Quando uscì 'La vita e' bella' andai a Los Angelese. Lì mi chiamò il Vaticano dicendo che il Papa voleva vedere il mio film - ha raccontato -. Tornai a Roma e andai in Vaticano". E qui Benigni si è esibito nel suo repertorio migliore: il racconto grottesco tra il fantastico e l'iperbolico: "pioveva e ad attendermi in una chiesa in cui doveva avvenire la proiezione c'erano tante suore polacche, bellissime - ha detto - poi è arrivato Wojtyla in pantofole. Erano rosse e avanzava come fosse un imperatore. Le suore si sono alzate come se fosse una ola divina". Alla fine della proiezione, ha poi raccontato Benigni, Giovanni Paolo II gli ha detto che lo aveva fatto piangere". Ma il rapporto con i papi è proseguito - surreale - anche con Francesco. "Il giorno dopo che ho recitato i Dieci comandamenti sulla Rai ha chiamato a casa mia - ha raccontato Benigni - ma lo ha fatto alle 8 di mattina. Così gli hanno detto di richiamare il giorno dopo perchè dormivo. Capite? Il Papa chiama a casa mia e gli dicono di richiamare perchè dormo!". (AGI)