Perché è ancora così difficile (e costoso) comprare un biglietto per un concerto

La mala pianta del secondary ticketing continua a infestare le manifestazioni e a guastare le feste della musica. E secondo alcuni la norma che impone i biglietti nominali non fa che complicare le cose e aumentare i costi

concerti secondary ticketing
Ugo Barbàra / Agi
Il concerto dei Killers

E' entrata in vigore la norma che impone, per tutti i concerti in cui il pubblico previsto superi le cinquemila persone, il ticket nominale. In pratica, chi arriverà in palazzetti e stadi (perché di luoghi con ampia capienza si sta parlando) sprovvisto di un documento che corrisponda ai dati riportati sul biglietto resterà fuori.

Un provvedimento che, come scrive La Repubblica, risulta più essenzialmente uno sgambetto al sistema organizzativo dei live musicali che una lotta al secondary ticketing, un problema enorme, un business che pare non sia stato minimamente scalfito dall’ondata di attenzione scaturita nel novembre del 2016 da un servizio shock de Le Iene.

Tant’è che nei giorni scorsi TicketOne si è fatta sentire con un comunicato stampa rivolto espressamente all’AGCOM e scrivendo che “nonostante il tempo trascorso dalla presentazione dell’esposto e dall’annunciato avvio di attività di verifica, queste condotte illecite continuano ad essere tranquillamente svolte sotto gli occhi di tutti. Le piattaforme online dei 3 siti di secondary market operativi e le persone fisiche che mettono in vendita i biglietti seguitano a fare affari in totale disprezzo della normativa”.

Il comunicato prosegue sostenendo anche che “La richiesta di attuare le misure repressive - oscuramento dei siti, azioni amministrativo-penali nei confronti dei responsabili - nasce anche nell’imminenza della controversa misura in merito alla nominatività dei titoli di ingresso che sarà operativa dall’1 luglio 2019 e che si ritiene essere non risolutiva ed estremamente invasiva ed onerosa nei confronti del pubblico e degli operatori. Le repressioni dei siti dediti alla compravendita illegale di biglietti di ingresso e dei privati che commettono gli illeciti sono le prime - e secondo molti operatori le uniche - azioni necessarie per far cessare queste condotte nocive per il pubblico e per il settore”.

Insomma, la più popolare piattaforma per la vendita di biglietti per eventi culturali e sportivi ricorda all’AGCOM che se un provvedimento va preso (e va certamente preso) bisogna puntare al cuore del problema, e che la “controversa misura in merito alla nominatività dei titoli di ingresso” al contrario i problemi rischia di generarli.

Ma, proprio sentito da Repubblica, Sergio Battelli, il deputato del M5S primo firmatario dell’emendamento sui biglietti nominali, aveva già dato una risposta, in rappresentanza perlomeno della politica: “Presto la battaglia si sposterà, come ci chiedono anche gli operatori, sull’oscuramento delle piattaforme tipo Viagogo e Stubhub. Perché di fatto con la nostra norma vendere un biglietto con sovrapprezzo diventa illegale. Ora bisogna lavorare insieme a Agcom e Antitrust”. E aggiunge: “Le pressioni da parte degli operatori e delle piattaforme di vendita online sono comprensibili perché questo è un cambio culturale”.

Ma in realtà ciò che sta mettendo in allarme gli organizzatori dei concerti non riguarda una visione culturale diversa di un determinato evento, ma i costi. A spiegarlo bene è Roberto De Luca, ad di Live Nation Italia, maggiore società italiana di promozione e produzione di eventi, che lo scorso febbraio è stato assolto dal gup di Milano Maria Vicidomini perché “il fatto non sussiste”, ma che fu chiamato in causa dalla iena Matteo Viviani quando aveva ammesso che la sua azienda aveva stipulato presunti accordi con alcuni cantanti per vendere i biglietti sul circuito secondario (cosa che causò una forte presa di posizione contro Live Nation di numerosi artisti, tra i quali Vasco Rossi, che però poi, come scritto da IlSole24Ore, sarebbe tornato sulel proprie parole.

De Luca, in occasione delle due date romane del tour di Ed Sheeran, ha deciso di fare un giro di prova con i biglietti nominali e a quanto pare non è andata affatto bene: “Ho ricevuto tremila mail di lamentele da parte del pubblico” spiega “pagare cento persone per un’ora di controlli in più sono soldi veri. E poi devo velocizzare la costruzione del palco, perché per evitare le code devo aprire le porte, quindi avrò costi superiori anche per quello. E comunque – conclude - il nominativo non combatte il bagarinaggio, è dimostrato dai fatti: per i concerti di Phil Collins ed Ed Sheeran c’erano i biglietti nominativi sul mercato secondario, tant’è che mi risulta che gli organizzatori abbiano fatto altri esposti contro Viagogo“.

È questo dunque che ci aspetta ogniqualvolta avremo voglia di partecipare ad un grosso evento musicale? Si, e non solo, secondo le parole di Vincenzo Spera, presidente di Assomusica “I consumatori devono sapere che con l’introduzione del biglietto nominativo i costi dei ticket aumenteranno, cambiare il nome non sarà una procedura veloce e si creeranno code agli ingressi per i controlli”. A questo punto la palla passa alle autorità, in particolare ad AGCOM, per capire se prenderà in considerazione le istanze del sistema organizzativo dei live, che chiede provvedimenti più duri e mirati, o se concederà al biglietto nominale ben più di un giro di prova.   



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