COSA CAMBIERÀ IL TAP

Il governo Conte ha deciso. Il gasdotto si farà. Anche perché costerebbe troppo ripensarci: 33 domande per un super fact checking 

«Per quanto riguarda il gasdotto Tap,

mi piacerebbe vedere un’opera che sia competitiva.

Primo ministro Conte, spero proprio sia in grado di completarla».

Donald Trump, 30 luglio 2018

 

Sembra uno scherzo del destino, ma basta cambiare la lettera finale nella grande opera più contestata d’Italia per ottenere il nome della seconda più famosa. Il Tap è infatti un gasdotto al centro del dibattito pubblico italiano ormai da più di cinque anni, e come la Tav Torino-Lione in Val Susa ha suscitato polemiche e dibattiti a livello locale e nazionale.

Da un lato, c’è chi ritiene l’opera indispensabile per garantire la sicurezza energetica del Paese e, in parte, dell’Europa, riducendo la dipendenza delle importazioni di gas russo e abbassando i costi della bolletta per cittadini e imprese. Non solo, il progetto sarebbe ormai in fase così avanzata da non permettere di tirarsi indietro se non al prezzo di pesanti penali.

Dall’altro lato – proprio come nel caso della Tav – c’è chi ritiene il Tap un progetto inutile, costoso, datato, imposto dall’alto senza un dialogo e un confronto con le comunità locali, e soprattutto  dannoso, sia per l’ambiente sia per gli abitanti dei comuni pugliesi dove approderà la conduttura proveniente dal confine tra Grecia e Turchia.

Nelle prossime pagine si cercherà di fare il punto sul progetto, il suo stato di avanzamento, la sua storia, i pareri degli esponenti politici e le ragioni dei favorevoli e dei contrari.

L’obiettivo principale è dare un punto di vista il più possibile chiaro e imparziale sul tema, fornendo al lettore un quadro generale sulle conseguenze economiche dell’opera e sugli aspetti ambientali e sociali.

 

1. Che cos’è (e che cosa non è) il Tap?

La sigla “Tap” sta per Trans-Adriatic Pipeline – in italiano “Gasdotto trans-adriatico” – e indica il progetto di realizzazione di un gasdotto, appunto, che porterà in Europa il gas naturale estratto nella regione del Mar Caspio.

Nel corso di questo testo utilizzeremo l’articolo maschile “il” davanti a Tap.

Di norma, quando si fa riferimento a un termine in una lingua che non ha il genere per i nomi di cosa, in italiano si utilizza il maschile. A meno che non esista una traduzione identificabile in modo univoco.

In questo caso, pipeline può essere tradotto con la parola “gasdotto”: con l’espressione “il Tap” si fa dunque riferimento alla struttura specifica che caratterizza il progetto. L’utilizzo dell’articolo femminile – “la Tap” – ricorre comunque frequentemente nel dibattito e sui quotidiani, probabilmente per l’assonanza con la Tav – ossia la nuova linea ferroviaria Torino-Lione – o per la sonorità dell’espressione “la pipeline”.

Ma torniamo all’opera. Quando si parla o si legge di Tap, si possono intendere tre cose differenti.

Il primo riferimento è, ovviamente, all’opera in sé: un gasdotto che dalla città di Kipoi, al confine tra Grecia e Turchia, passa per la Grecia settentrionale verso ovest, fino ad arrivare ai confini dell’Albania. Attraversata quest’ultima, l’opera inizia il suo tratto sotto il Mare Adriatico, partendo dai dintorni della città albanese di Fier e arrivando sulle coste della Puglia.

Ma che cos’è un gasdotto? Molto semplicemente, una conduttura – un tubo – che serve per trasportare gas dai luoghi di produzione a quelli di consumo. Come nel caso del Tap, quando la risorsa trasportata è un gas naturale, un gasdotto può prendere il nome di “metanodotto”. Un gas naturale è infatti un idrocarburo – un composto organico la cui componente chimica principale è appunto il metano – che si trova allo stato gassoso negli strati del sottosuolo. 

In sostanza, il Tap è un tubo che avrà una capacità iniziale di trasporto pari a circa 10 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, una quantità raddoppiabile a 20 in caso di aumento delle forniture disponibili.

Il secondo riferimento del termine Tap è invece al consorzio che si è impegnato a realizzare il gasdotto. Questa società si chiama infatti Tap Ag – proprio come l’infrastruttura energetica – ed è la responsabile della progettazione, dello sviluppo e dell’esercizio del gasdotto, e ne diventerà inoltre gestore a lavori terminati.[1]

L’azionariato di questa società – che ha sede a Baar, in Svizzera, e conta circa 200 dipendenti – è composto da alcune delle più grandi aziende petrolifere del mondo. Il 20 per cento è in mano alla britannica British Petroleum (Bp);  un altro 20 per cento è della società dell’Azerbaigian State Oil Company of Azerbaijan Republic (Socar); un altro 20 per cento è dell’italiana Società Nazionale Metadonotti (Snam); un 19 per cento è della compagnia belga Fluxys; un 16 per cento è della spagnola Enagas; e un 5 per cento è di Axpo, un’azienda energetica svizzera.

Infine, il terzo riferimento quando si parla di Tap è un progetto più grande, il Corridoio meridionale del gas, ossia l’opera complessiva che punta a collegare i giacimenti asiatici con i consumatori europei.

 

2. Che cos’è il Corridoio meridionale del gas?

Sebbene nel dibattito pubblico spesso si faccia confusione, il Tap è solo una delle tre componenti che costituiscono il cosiddetto Southern gas corridor (Sgc) – o Corridoio meridionale del gas.

Quest’ultima è un’infrastruttura delle rete energetica europea Ten-e (Trans-european networks for energy), un programma comunitario promosso dalla Commissione europea per connettere tutti gli Stati membri dell’Ue da un punto di vista energetico.

Il Corridoio meridionale ha una lunghezza prevista di quasi 4 mila chilometri, attraverso sei paesi: l’Azerbaigian, la Georgia, la Turchia, la Grecia, l’Albania e l’Italia. Questo progetto è uno dei quattro corridoi energetici dedicati al trasporto del gas, individuati dalla rete europea Ten-e.

Per la realizzazione dell’intero Corridoio si stima un investimento di circa 45 miliardi di dollari e comprende non solo il Tap, ma anche altri progetti di diversa natura e in altri Paesi:

●      lo sviluppo della seconda fase del giacimento di gas naturale Shah Deniz, il più grande dell’Azerbaigian e situato nel Mar Caspio;

●      l’espansione del complesso industriale azero di Sangachal, dove il gas viene lavorato e stoccato per l’esportazione;

●      i tre gasdotti collegati tra loro: oltre al Trans-adriatic pipeline (Tap), il Trans Anatolian Pipeline (Tanap), inaugurato a giugno 2018 in Turchia, e l’espansione del South Caucasus Pipeline (Scpx), che passa per Georgia e Azerbaigian ed è attivo dal 2006;

●      l’espansione della rete italiana di trasporto del gas, ossia la realizzazione del gasdotto che dal terminale di ricezione del Tap lo colleghi con la rete nazionale di competenza di Snam;

●      l’espansione di altre reti europee, verso Paesi come l’Austria, la Bulgaria, la Croazia, il Montenegro e la Bosnia-Erzegovina.

Il Tap fa dunque parte di un progetto più ampio, che è considerato dall’Unione europea una «priorità» in tema di energia. Più avanti vedremo come si riflette questo aspetto sui costi e i meccanismi di finanziamento – spesso criticati – dell’opera, ma ora concentriamoci sul tracciato del gasdotto.

 

3. Dove dovrebbe passare il gasdotto prima di arrivare in Italia?

In totale, il tracciato del Tap è lungo 878 chilometri, poco meno dei due terzi dei quali si trovano in Grecia. Il Tap attraversa Grecia, Albania, Mar Adriatico e Italia, e il progetto prevede che sia interrato per quasi tutta la sua lunghezza. Tra i rilievi albanesi, il Tap raggiunge la sua massima altitudine a 2.100 metri, mentre la massima profondità si tocca a 850 metri sotto il livello del mare, nell’Adriatico.

Nel suo primo Paese di transito, la Grecia, il metanodotto parte dal confine con la Turchia – e precisamente dalla città di Kipoi, dove è presente una stazione di compressione per il gas – per arrivare alla frontiera albanese, a sud-ovest della località greca di Ieropigi.

Lungo i 550 chilometri in Grecia (62,5 per cento del percorso totale del Tap), l’infrastruttura attraversa, secondo i dati forniti da Tap Ag, oltre 1.690 strade, 722 corsi d’acqua e 20 linee ferroviarie.

Arrivato in Albania – e più precisamente a Bilisht Qendër, una frazione del comune di Devoll, nella regione sudorientale di Korça – il Tap prosegue il suo percorso per 215 chilometri (24,5 per cento sul totale del Tap), passando sotto quasi 180 chilometri di strade e richiedendo la costruzione di due nuovi ponti.

 

4. Qual è il tragitto proposto in Italia?

Circa 17 km a nord-ovest della città albanese di Fier, il gasdotto inizia l’attraversamento del Mar Adriatico, percorrendo 105 chilometri (il 12 per cento sul totale del Tap) – 37 dei quali in acque albanesi – di fondale dalle coste dell’Albania a quelle pugliesi del Salento.

Qui la conduttura, da progetto, approda in prossimità della località di San Foca – più precisamente nella spiaggia nota con il nome di “lido di San Basilio” – nel comune di Melendugno, in provincia di Lecce. Dei 33 chilometri in territorio italiano, 25 sono sottomarini, mentre 8 sono sulla terraferma – ma tutti interrati.

Questo approdo – come vedremo nel Capitolo 4 – è uno dei punti più contestati dalla popolazione locale, se non il motivo principale dell’opposizione alla costruzione dell’opera.

Prima di arrivare alla costa italiana, a 800 metri, il gasdotto inizia il suo percorso sotterraneo a 25 metri di profondità, per passare sotto la spiaggia a 10 metri dal livello del mare.

 

5. Come sarà realizzato il tunnel sotto la spiaggia di San Foca?

Per realizzare lo scavo sotto la spiaggia di San Foca, viene utilizzata la particolare tecnica del microtunnelling che consente l’installazione di nuove condotte – come le reti fognarie – senza la necessità di fare uno scavo in superficie lungo tutto il percorso dell’opera (cosa che avviene, invece, sulla terraferma).

In questo modo – secondo il progetto della società Tap Ag – non ci sarà alcuno scavo superficiale sulla spiaggia, grazie al microtunnel lungo circa 1,5 chilometri. Questa tipologia di intervento – come vedremo meglio nel Capitolo 4 – è fortemente contestata dagli abitanti della zona, perché la ritengono inadatta sia per la conformazione geologica della spiaggia sia per l’ambiente marino presente nell’area.

In generale, la lunghezza complessiva del gasdotto sulla terraferma in Italia è di circa 8 chilometri (meno dell’1 per cento sul totale del Tap), tutti interrati a una profondità di 1,5 metri – fatta eccezione per il tratto iniziale in microtunneling, scavato a 10 metri di profondità sotto la spiaggia.

Vicino al punto di approdo ci sarà una valvola di ricezione (Block valve station, Bvs), che permette di bloccare il passaggio del gas, per esempio per interventi di manutenzione. Mentre nel comune di Melendugno – in un terreno di 12 ettari tra i comuni di Vernole, Castri e Lizzanello, a circa 8 chilometri dalla spiaggia di San Foca – sarà costruito il terminale di ricezione (Pipeline receiving terminal, Prt), altra struttura al centro delle critiche degli ambientalisti e delle amministrazioni locali.

Infine, dal Prt il gas dovrebbe proseguire il suo percorso per 55 chilometri verso nord in un altro gasdotto – non più facente parte del Tap, ma in progetto di realizzazione da parte della sola società italiana Snam – fino al punto di snodo della rete nazionale Snam nel comune di Mesagne, in provincia di Brindisi.

 

6. Qual è lo stato di avanzamento dei lavori?

Secondo i dati di Tap Ag, a ottobre 2018 sono stati completati oltre i tre quarti del progetto complessivo, ossia 80,3 per cento degli 850 chilometri di percorso.

Come mostra il sito del consorzio che realizza l’opera, questa percentuale di avanzamento dei lavori riassume in un numero solo l’avanzamento delle tre attività principali di costruzione: gli scavi per la posa dei tubi sotto terra, la saldatura delle condotte e l’inserimento del materiale di riempimento nelle trincee scavate.

In sostanza, il Tap è praticamente completo nel suo percorso in Grecia e Albania, dove mancano ancora il 10 per cento dei chilometri da ultimare. Non è ancora iniziata, invece, la posa dei tubi nel Mar Adriatico – prevista per il 2019 – e lo scavo vero e proprio del microtunnel in Italia. A proposito di quest’ultimo, il pozzo di spinta – da cui partirà la posa sotterranea della conduttura, in prossimità di San Foca – è stato già completato. L’assetto dell’area di cantiere a Melendugno, che assisterà l’esecuzione della trivellazione, è invece in fase di completamento.

Il 19 ottobre 2018, la società Tap ha annunciato l’avvio dei lavori del tratto offshore in Albania, con una cerimonia a cui hanno partecipato alcuni esponenti del governo albanese, tra cui il primo ministro Edi Rama.
 

  Afp


7. Quali sono le fasi di costruzione dell’opera?

In generale, la realizzazione del Tap ha previsto – e prevede per le parti non ancora ultimate – diverse fasi di costruzione.

Le prime riguardano gli studi per individuare le tecniche di progettazione più idonee e la preparazione della cosiddetta “area di passaggio”, larga 38 metri.[2] Successivamente, si predispone l’allineamento e la piegatura dei tubi in superficie, per poi saldare le condutture, eseguire i test di verifica e rivestirle per evitare corrosione e danni meccanici.

Dopo lo scavo delle trincee, avviene la posa dei tubi, con il raccordo tra i segmenti di condotta e il riempimento con il materiale di scavo originario, per garantire il più possibile il ripristino in superficie dell’area di passaggio alla sua condizione originaria.

Come spiega Tap Ag in una brochure informativa, il gasdotto richiederà in totale l’utilizzo di quasi 54.400 tubi – con un diametro di oltre un metro e un peso totale in acciaio di oltre 516 tonnellate – e un’area di scavo con un volume di oltre 4.545.000 metri cubi di terra.

 

8. Quando è prevista la fine dei lavori?

Il termine dei lavori e l’entrata in esercizio del Tap sono previsti per il 2020.

 

9. Quando e come è nato il progetto?

La storia del Tap si sviluppa su due percorsi paralleli. Da un lato, infatti, è legata allo sviluppo internazionale del Corridoio meridionale del gas, alle tappe che ne hanno caratterizzato la progettazione e ai vantaggi per i Paesi attraversati dall’infrastruttura.

Dall’altro lato, il percorso realizzativo del Tap va collocato nel contesto nazionale italiano, e a un lungo iter di autorizzazioni che ha sollevato molte polemiche nella popolazione locale della Puglia, e non solo – contrasti che analizzeremo meglio nel Capitolo 4.

Per quanto riguarda il Corridoio meridionale del gas nel complesso – come spiega una ricerca su quest’ultimo pubblicata nel luglio 2018 dal centro di ricerca Oxford Institute for Energy Studies dell’Università di Oxford – è dall’inizio degli anni Novanta che si parla di un’infrastruttura in grado di trasportare il gas dal Caucaso e dalla Turchia in Europa.

Nel 1996, un consorzio guidato da British Petroleum iniziò le esplorazioni nel Mar Caspio che avrebbero portato, tre anni più tardi, alla scoperta dell’enorme giacimento di Shah Deniz.

Una volta conclusi i lavori per iniziare le estrazioni e i negoziati di vendita con la Turchia, nel 2006 è diventata attiva la prima parte del Corridoio – ossia il South Caucasus Pipeline – che dall’Azerbaigian porta il gas in Anatolia.

A metà dei primi anni Duemila – con la cosiddetta “guerra del gas” tra Russia e Ucraina tra il 2006 e il 2009 – l’Unione europea ha aumentato il proprio interesse verso il progetto del Corridoio meridionale, visto sempre di più come un’opera strategica per ridurre la dipendenza energetica del continente dalle importazioni russe, provenienti proprio dai territori ucraini.

Ad oggi, infatti, la Russia è un fornitore fondamentale per molti Paesi europei. Nel 2017, ad esempio, l’Italia ha importato dalla Russia oltre 30 miliardi di metri cubi di gas, circa il 43 per cento sul totale delle importazioni dall’estero.

Nel 2011, il progetto è stato confermato dall’Ue come un’infrastruttura prioritaria, fatto che, come vedremo nel prossimo capitolo, ha conseguenze significative sulla questione relativa ai costi dell’opera e ai suoi finanziamenti.

Il 2013 è stato invece l’anno più importante per il Tap, perché fu sancito il suo legame definitivo con il Corridoio meridionale del gas. Fino a quella data, infatti, non era ancora stato deciso come – nell’ultima parte del Corridoio – il gas del Caspio dovesse arrivare in Europa.

Il Tap – i cui primi studi di fattibilità erano iniziati dieci anni prima, nel 2003 – prevedeva l’arrivo del gasdotto in Italia, passando per Grecia, Albania e Mare Adriatico.

 

10. C’erano alternative al Tap?

Un altro progetto concorrente – il gasdotto Nabucco-West Pipeline – consisteva invece in un tracciato diverso e mirava a raggiungere l’Europa attraversando Bulgaria, Romania e Ungheria per approdare in Austria.

A dicembre 2013, però, il consorzio che ha a tutt’oggi in gestione il giacimento di Shah Deniz scelse il Tap come rotta preferenziale per il gas azero in Europa.

 

11. Qual è stato l’iter autorizzativo in Italia?

Per la realizzazione dell’opera in Italia sono state necessarie diverse autorizzazioni, da quelle delle amministrazioni nazionali (tramite i ministeri di competenza) a quelle regionali, passando per i permessi e i pareri locali (come quelli dei comuni e delle soprintendenze).

Un gasdotto, però, non è un’opera così complessa come una linea ad alta velocità: in confronto alla Tav, i tempi sono stati molto più stretti.

Infatti, anche se le tappe politiche e giudiziarie per l’approvazione del progetto in Italia sono state moltissime, queste sono cominciate nel 2012, anno in cui sono stati fatti i primi sondaggi geoispettivi in Puglia (poco più tardi è nato il Comitato No Tap contrario all’opera).

In sostanza, i tre documenti ufficiali che hanno scandito la storia del gasdotto nel nostro Paese sono stati tre.

Il primo è l’Accordo intergovernativo trilaterale a sostegno del Tap firmato dai tre Stati coinvolti: Italia, Albania e Grecia. Il 13 febbraio 2013, infatti, è stato sottoscritto ad Atene un agreement poi ratificato dal Parlamento italiano con la legge n. 153 del 19 dicembre 2013, dopo l’approvazione definitiva alla Camera con 284 voti favorevoli e 42 contrari.[3]

Con questo accordo, i tre Paesi si sono impegnati a non modificare il progetto senza l’autorizzazione di tutte le parti in causa e di rispettare i tempi di fine lavori, previsti per il 2020.

La seconda tappa fondamentale è avvenuta l’11 settembre 2014, quando il ministero dell’Ambiente – allora guidato da Gian Luca Galletti – ha approvato con un decreto ministeriale la Valutazione di impatto ambientale (Via) del gasdotto.

Infine, il 20 maggio 2015 il ministero dello Sviluppo economico – all’epoca presieduto da Federica Guidi – ha firmato il Decreto di attuazione unica del progetto, che come spiega un comunicato del dicastero è «il provvedimento definitivo che fa partire  i lavori per la realizzazione dell’opera».

Da quella data in poi – come vedremo nel Capitolo 4 – si sono intensificati i ricorsi alla giustizia presentati dalle istituzioni locali pugliesi e dai comitati contrari all’opera. Nel mentre, in Grecia e Albania, il 2016 segnava l’inizio dei lavori effettivi, con un completamento dei due terzi degli scavi raggiunto nel giro di due anni, a febbraio 2018.

 

Note


[1] È importante evidenziare che la società Tap non è proprietaria del gas trasportato e non ne ha curato la vendita. Nel 2013, il consorzio Shah Deniz –che gestisce l’omonimo giacimento nel Mar Caspio – ha condotto alcuni negoziati con cui ha già venduto agli acquirenti europei il gas che arriverà con il Tap.

[2] Il termine tecnico per l’area di passaggio è Right-of-way (Row), e indica la porzione di terreno su cui saranno effettuati gli scavi e la posa delle condotte.

[3] Nella votazione tenutasi il 5 dicembre 2015, i voti favorevoli erano arrivati, tra gli altri, dal Partito Democratico e da Forza Italia, mentre la Lega aveva votato contro, con il Movimento Cinque Stelle che invece aveva abbandonato l’aula. Il Senato aveva dato il proprio via libera il 17 ottobre 2013.



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