L'OCCUPAZIONE 2020

Il lavoro in Italia e in Ue rispetto agli obiettivi di Europa 2020 

L’Italia è ancora distante dall’obiettivo sul lavoro di Europa 2020. Il nostro paese è tra gli ultimi per livello di occupazione in Europa insieme ad altri stati del sud, mentre le più alte percentuali di occupati si trovano in paesi del nord e dell’est Ue. Nel 2017, la Germania aveva un tasso di lavoratori superiore di 17 punti percentuali rispetto a quello dell’Italia.

All’interno di un quadro problematico, negli ultimi 10 anni si sono registrati progressi, tanto che nel 2018 l’occupazione in Italia è tornata al livello del 2008. Un dato positivo, ma che va osservato all’interno di un contesto più ampio e valutato da un punto di vista qualitativo.

Rispetto al periodo pre-crisi, è aumentata la percentuale di occupati a rischio povertà in Italia e in molti paesi Ue, così come è aumentato il tasso di lavoratori con contratti a termine. Inoltre, la crisi ha colpito in modo particolare donne e giovani, che ancora oggi hanno difficoltà ad accedere al mondo del lavoro.

 

In Italia permane un forte gap tra i tassi di occupazione femminile e maschile: nel 2017 eravamo il paese con il più ampio divario occupazionale di genere dopo Malta. Sui giovani, la specificità italiana riguarda l’elevata percentuale di neet, ragazzi che non studiano e non lavorano, pari al 23,4% nel 2018.

Per valutare in modo completo la situazione del nostro paese, abbiamo analizzato la questione a livello regionale. Riguardo l’occupazione, il nord Italia è uscito dalla crisi, con dei risultati spesso in linea se non al di sopra della media europea in quasi tutti gli indicatori considerati. Al contrario, il mezzogiorno continua a retrocedere, allargando lo storico divario tra nord e sud del paese. 

 

 

Cos’è Europa 2020 e perché occuparsene

Nel 2010 il consiglio europeo, su proposta della commissione, adottò la strategia Europa 2020. L’idea della strategia era stabilire alcuni obiettivi, da raggiungere nel corso del decennio: dall’aumento dell’occupazione alla lotta al cambiamento climatico, dalla promozione di istruzione e ricerca al contrasto della povertà e dell’esclusione sociale. 

 

 

A un anno dal termine stabilito quasi dieci anni fa, e alla vigilia delle elezioni europee, è interessante verificare a che punto sia l’Ue e se la strada verso una ripresa economica e sociale effettiva sia ugualmente condivisa da tutti i membri dell’Unione.

Questo primo report osserva i progressi Ue rispetto al primo obiettivo di Europa 2020: il conseguimento di un tasso di occupazione del 75% della popolazione tra i 20 e i 64 anni. L’obiettivo su occupazione rientra nella priorità della strategia 2020 di stabilire una crescita economica inclusiva. 

“Crescita inclusiva significa promuovere un’economia con un alto tasso di occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale.”

- Comunicazione della commissione europea su Europa 2020

Nell’osservare la situazione occupazionale in Europa e in modo specifico in Italia, abbiamo posto particolare attenzione alle condizioni di donne e giovani, due gruppi fortemente colpiti dalla recessione economica. Inoltre, considerando lo storico problema italiano di disparità tra le diverse aree del paese, si è rivelato necessario un approfondimento sul mercato del lavoro a livello regionale. 

 

Quanto si lavora in Ue

Come primo passo nell’analisi del mercato del lavoro europeo, è necessario partire dai dati relativi al tasso di occupazione, l’indicatore scelto nella strategia 2020 per fissare l’obiettivo sul lavoro.

72,2%: la percentuale di gli occupati tra i 20 e i 64 anni in Ue nel 2017

I dati relativi ai singoli paesi rivelano che 16 stati su 28 si posizionano sopra la media Ue per numero di occupati, ma che esistono ampie disparità tra i tassi di occupazione dei membri dell’Unione. 

 

 

L'Italia ha il tasso di occupazione più basso dopo quello della Grecia. Si posiziona a 10 punti percentuali di distanza dalla media Ue e a circa 20 dalla Svezia, che emerge al primo posto della classifica per numero di occupati.

Per facilitare il percorso dei paesi verso gli obiettivi di Europa 2020, i target generali sono stati tradotti da ogni paese Ue in target nazionali, individuati in base alle rispettive situazioni economiche e sociali di partenza. In questo senso, è interessante osservare i progressi degli stati membri, rispetto agli obiettivi sul tasso di occupazione che loro stessi si sono prefissati. 

-2,8: i punti di distanza tra il tasso di occupazione Ue nel 2017 e il target 2020 

 

 

Nove paesi hanno già raggiunto e superato il proprio target nazionale 2020, segnando un forte divario rispetto agli stati più distanti dall’obiettivo. L’Irlanda, uno dei paesi più colpiti dalla crisi del 2008, ha già superato di 4 punti il proprio target. 

67% l’obiettivo 2020 per l'occupazione in Italia.

Nonostante l'obiettivo fissato fosse il più basso dopo quello della Croazia, l'Italia è ad oggi ancora lontana dal conseguimento di un simile livello di occupazione. È comunque da sottolineare che, riguardo la percentuale di italiani occupati tra i 20-64 anni, ci sono stati dei progressi dal 2008 a oggi. 

 

 

Dall'inizio della crisi economica, il tasso di occupazione in Italia si è ridotto di anno in anno, fino a raggiungere nel 2013 il livello più basso del decennio. Dall'anno successivo, ha invece preso il via un aumento costante dell'occupazione, che nel 2018 è tornata al livello del 2008. Restano tuttavia ancora 4 punti di distanza, per raggiungere il target nazionale 2020. 

 

Occupati a rischio povertà

In seguito alla crisi economica, è aumentato in Europa il numero di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà nazionale. Il raggiungimento di un alto tasso di occupazione doveva servire in questo senso a ridurre la percentuale di popolazione che vive in queste condizioni. Tuttavia vi sono persone che, pur avendo un lavoro, guadagnano meno del 60% del reddito mediano nazionale e che per questo sono considerati occupati a rischio povertà. 

9,4%: i lavoratori a rischio povertà in Ue nel 2017

 

 

Anche in questo caso, osservare l'indicatore a livello dei singoli paesi rivela ampie disparità tra gli stati membri dell’Unione. I paesi con un tasso di lavoratori a rischio povertà superiore alla media Ue sono tutti del sud o dell'est Europa. La Romania, prima in classifica, presenta una percentuale di occupati a rischio povertà più alta di 14 punti rispetto alla Finlandia. 

 

 

Confrontando i dati del 2008 con quelli del 2017, si registra in tutti i paesi osservati una crescita della percentuale di lavoratori a rischio povertà. L'Italia, tra i paesi Ue membri del G7, presenta la maggior variazione negli ultimi 10 anni, con un aumento di 3,2 punti percentuali.

 

Occupati a tempo determinato

Un ulteriore indicatore relativo alla qualità dell'occupazione in Europa è la percentuale di persone assunte con contratti che già prevedono in sé la data di fine del rapporto lavorativo. 

“I contratti a tempo determinato possono fungere da "trampolini" verso l'occupazione a tempo indeterminato, ma spesso rappresentano dei "punti morti".”

- Relazione comune sull'occupazione adottata dal Consiglio Ue

Considerando l'Ue nel suo complesso, la percentuale di lavoratori a tempo determinato sul totale degli occupati tra i 20 e i 64 anni è del 13,2% nel terzo trimestre 2018. Anche in questo caso, osservare le differenze tra i livelli nazionali di questo fenomeno è utile per averne un quadro completo. 

 

 

Sono molto forti le disparità che emergono tra i paesi Ue rispetto al tasso di lavoratori a tempo determinato. La Spagna presenta una percentuale di contratti a termine nettamente superiore a quella degli altri paesi europei e il divario rispetto alla Romania, all'estremo opposto della classifica, è di 26 punti percentuali.

Nell'osservare questi dati, è importante tenere presente che i contratti di lavoro sono disciplinati in modo diverso da un paese all’altro. 

 

 

Mentre in Germania si è ridotta l'occupazione con contratti a tempo determinato e in Regno Unito il fenomeno è rimasto costante, in Francia e Italia è aumentato. L'Italia in particolare presenta la maggior variazione, con 4,6 punti percentuali in più nel terzo trimestre 2018 rispetto al terzo trimestre 2008.

L'aumento dei contratti a termine contribuisce alla crescita dell'occupazione 

Alcuni stati membri stanno adottando misure per stabilire condizioni più rigide di ricorso ai contratti a termine e per favorire le assunzioni a tempo indeterminato. Il fine è quello di migliorare l'equilibrio tra flessibilità del mercato del lavoro e sicurezza del lavoratore. 

 

Quanto si lavora nelle regioni italiane

Storicamente, in Italia esistono gravi disparità a livello di condizioni economiche e sociali tra le regioni del paese. In questo contesto, il tasso di occupazione non costituisce un’eccezione. 

 

 

Dal grafico emerge una grave discrepanza tra le regioni del nord, tutte al di sopra della media italiana del 63% e le regioni del sud, che presentano i tassi di occupazione più bassi del paese.

35: i punti percentuali di differenza tra il tasso di occupazione di Bolzano e quello della Sicilia nel 2018. 

Osservando l'andamento del tasso di occupazione regionale nel corso di 10 anni, emerge non solo una mancanza di crescita, ma un grave calo nella percentuale di occupati in molte regioni italiane. Variazioni positive si registrano solo in regioni del nord e centro Italia. 

 

 

Rispetto all'obiettivo 2020 del 67%, l'occupazione in Italia dovrebbe crescere di 4 punti percentuali dal 63% del 2018. Dal 2008 a oggi, solo Bolzano si è avvicinata a un simile aumento, mentre la Sicilia ha perso 4 punti invece di guadagnarli. Il tasso di occupazione divide il paese in due, tra le regioni del nord che negli anni sono uscite dalla crisi economica e le regioni del sud che continua a retrocedere. 



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