Rimanere positivi per settimane o mesi? "Possibile ma raro" 

Rimanere positivi per settimane o mesi? "Possibile ma raro" 

Giovanni Maga del Cnr commenta il caso di Paulo Dybala, ancora positivo dopo 39 giorni

coronavirus cnr dybala

© Francesco Militello Mirto / NurPhoto / NurPhoto via AFP 
- Coronavirus

"Non è chiaro quanto le persone che risultano positive al nuovo coronavirus per un periodo di tempo prolungato siano o meno infettive. E' certamente un aspetto epidemiologico da valutare e seguire con grande attenzione". Lo ha detto all'AGI Giovanni Maga, direttore dell'Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pavia, a commento del caso del calciatore Paulo Dybala che sarebbe risultato positivo al Sars-Cov2 39 giorni dopo la prima rilevazione.

"In un numero ristretto di pazienti durante il corso dell'epidemia, in questi mesi, sono stati riscontrati casi in cui non avveniva la negativizzazione dei tamponi anche dopo un lungo periodo dalla scomparsa del quadro clinico caratteristico dell'infezione. Parliamo quindi di persone che risultavano positive al tampone dopo 2-3 settimane dalla fine della sintomatologia", riferisce Maga.

"Questo non stupisce, nel senso che è noto anche in altre infezioni - continua - che non tutti i soggetti sono in grado di eliminare completamente il virus e una non perfetta eliminazione del virus, che magari permane a bassi livelli, è anche probabilmente all'origine di quelli che sono stati dapprima identificati come re-infezioni e che invece con tutta probabilità sono riattivazioni del virus che non era stato completamente eliminato dal sistema immunitario". Al momento, precisa l'esperto, "tutti questi casi sono in un numero molto limitato e rientrano nella variabilità che ciascuna persona ha nella sua risposta immunitaria", dice.

"Quello che ancora non è chiaro - prosegue - è quanto queste persone sono infettive. La positività al tampone non correla con la capacità di trasmettere il virus perchè dipende anche dalla quantità di virus presente nella vie respiratorie che può essere rilasciata da una persona soprattutto se non ha sintomi, cioè non starnutisce e non tossisce. Se la casistica dovesse aumentare di numero, bisognerà considerare anche questa eventualità all'interno delle misure di contenimento e di valutazione dei pazienti che dovranno essere adottate".