Calvizie, i risultati della ricerca per risolverla

Calvizie, i passi avanti nella sua cura sono concreti. Prevenirla e contrastarla non più è utopia. Grazie alla Medicina Rigenerativa Multidisciplinare, è possibile promuovere e ottenere i migliori risultati autologhi, clinici ed estetici

Calvizie, la Medicina Rigenerativa Multidisciplinare è una delle rivoluzioni più significative in campo medico e applicata con successo anche nella cura della calvizie.

Attraverso la Medicina Rigenerativa è finalmente possibile sfruttare l’enorme capacità di “autoriparazione” dei tessuti danneggiati ma ancora vivi. Nel caso di un follicolo pilifero in fase degenerativa ma ancora con una gemma vitale è possibile intervenire concretamente attraverso Protocolli in grado di avvolgere la patologia a 360 gradi.

In molti casi oggi è possibile promuovere in modo significativo l’inversione della miniaturizzazione del follicolo promuovendo la nascita di un capello sempre più sano e spesso, favorire l’aumento della densità visiva del parco follicolare attivo e indurre alla propria massima rigenerazione cellulare. 

Ne parliamo con il Dott. Mauro Conti, Direttore Scientifico di HairClinic Italia, clinica specializzata in Medicina Rigenerativa dedicata alla calvizie. Ma prima di capire come oggi si può agire nella cura della calvizie è utile conoscere la storia passata e recente.


Calvizie, una parola per una patologia molto più complessa di quel che si crede

Si dice che il lupo perda il pelo, ma non il vizio. La volpe, invece, perde il suo manto a chiazze e per questo motivo ha ispirato la parola “alopecia” che deriva dal greco Alopex, ovvero la volpe. Ma a parte questo riferimento zoologico quando parliamo di calvizie ci riferiamo a una condizione che accomuna persone di qualunque tipo e di qualsiasi provenienza.

Si tratta di un disturbo del sistema scalpo-capelli che colpisce uomini e donne di tutto il mondo sin dalla notte dei tempi. Ne soffrono infatti quasi l’80% degli uomini e il 40-50% delle donne, in particolar modo dopo la menopausa.

L’alopecia androgenetica è la forma più comune di un disturbo di caduta dei capelli: è una condizione che accomuna le persone di tutto il mondo. Si tratta di un disturbo del sistema scalpo-capelli che colpisce uomini e donne di tutto il mondo sin dalla notte dei tempi. Ne soffrono infatti quasi l’80% degli uomini e il 40-50% delle donne, in particolar modo dopo la menopausa.

Calvizie: un fenomeno molto diffuso e non solo maschile

Ogni capello ha una propria vita, che prevede una nascita, un lungo periodo di crescita e una morte. In condizioni di normalità, poco dopo la caduta di un capello se ne produce un nuovo che prenderà il posto del suo predecessore: è il ciclo della vita (del capello).

Non c’è quindi da preoccuparsi se troviamo capelli sul pettine, nella doccia o nel lavandino dopo il lavaggio. Ma, se in seguito alla caduta del capello, non ne ricresce un altro o se a poco a poco i capelli della nostra chioma si assottigliano sempre più, questi potrebbero essere i primi segni della calvizie.

Negli uomini, è caratterizzata da un diradamento progressivo dei capelli, che parte dalle tempie e dalla chierica e si estende su tutto il cranio, con eccezione della regione sopra le orecchie. La calvizie androgenetica risparmia quindi nell’uomo solo le zone laterali e posteriori del capo, mentre nelle donne il fenomeno può interessare tutto il cuoio capelluto pur senza giungere mai ad una completa scomparsa dei capelli.

Nelle donne, la calvizie è maggiormente caratterizzata dal diradamento diffuso della parte alta della testa e la zona centrale. La ragione non va ricercata nella diversa costituzione della pelle, ma nella particolare recettorialità dei singoli follicoli piliferi. In alcuni di questi, geneticamente predisposti, scatta un meccanismo che innesca il processo alopecico, in altri no.

Calvizie, quando si manifesta?

L’alopecia può essere precoce, manifestarsi in epoca giovanile, o presentare una insorgenza tardiva. Tuttavia, l’evoluzione della sindrome e l’estensione delle aree interessate dalla calvizie possono variare enormemente da una persona all’altra.

Nell'uomo in genere si manifesta precocemente: subito dopo la pubertà e la maturazione sessuale e non sono infrequenti casi già molto compromessi attorno ai 18-20 anni. Il fenomeno ha il suo picco tra i 20 e i 30 anni, progredisce fino ai 40-50 e poi rallenta o si ferma. Anche nelle donne si può manifestare in giovane età, a partire dai 16-20 anni, con una progressione lenta ma costante fino ai 45-50 anni.

Quali sono le cause più incisive della calvizie?

La caduta dei capelli è un fenomeno complesso: diversi fattori, sia genetici che ambientali, concorrono al suo manifestarsi, è influenzato dalla dieta e peggiora in presenza di cattive abitudini alimentari, stress, disordini neuroendocrini e del metabolismo, disvitaminosi e anemia per carenza di ferro, solo per citare alcune – ma non tutte – delle cause.

Nel caso dell’alopecia androgenetica la causa è l’ormone sessuale che rende “virile” l’uomo, ovvero il testosterone. Ciò che conferisce mascolinità, causa indirettamente anche la temuta pelata. La calvizia è infatti dovuta all’eccessiva sensibilità dei follicoli piliferi agli ormoni androgeni, che porta i capelli a indebolirsi, assottigliarsi e diventare peli. Insomma, quasi l’effetto opposto della pubertà quando i peli cutanei sotto le ascelle e sul pube crescono (diventando in realtà capelli).

La causa più conosciuta è di certo un enzima (5-alfa reduttasi di tipo II) che converte il testosterone in una sostanza leggermente diversa, il diidrotestosterone (DHT). Così come la variante più conosciuto, anche questo ormone influisce sulla mascolinità, aumenta la forza muscolare, ma a discapito dei follicoli dei capelli. Non in modo uniforme però: la diversa distribuzione e sensibilità dei recettori degli ormoni androgeni sono ciò che produce una grande variabilità nella crescita dei capelli.

Prostaglandina D2 (PGD2), una proteina deleteria per i follicoli piliferi. E’ stata definita la causa forse più incisiva della calvizie. Dopo una ricerca il Dr. George Cotsarelis afferma che la Prostaglandina D2 (PGD2) è il principale inibitore della crescita dei capelli in specifiche zone della testa.

A queste forti cause scatenanti e solitamente comuni tra i pazienti, vi sono concause del tutto personali e differenti in ogni individuo. Tali concause in molti casi alimentano le cause scatenanti comuni.

In altre parole, si intuisce da subito la complessità di tale patologia, di fatto nello stesso individuo possono coesistere aree popolate di capelli robusti e fitti nella nuca, mentre vediamo diradamenti più o meno marcati nella zona frontale, parietale o temporale.

I rimedi del passato: solo fumo negli occhi?

La calvizie è una patologia legata strettamente a squilibri profondi dell’organismo, cosa che rende ancora oggi difficile la sua cura, lasciando spazio alla fioritura di numerose leggende e soluzioni fantasiose. Gli antichi Greci avevano notato che eunuchi e bambini, non erano colpiti da calvizie, e avevano quindi correttamente intuito una correlazione tra ormoni maschili e perdita dei capelli. Per la scoperta scientifica si è dovuto attendere fino agli anni Quaranta, quando l’endocrinologo e anatomista americano James Hamilton dimostrò scientificamente questa correlazione.

Per lungo tempo ancora, però, la calvizie non ha avuto rimedio, si è semplicemente subita. Le sole soluzioni infatti consistevano in “camuffamenti”, attraverso il ricorso a pettinature in grado di coprire o nascondere, riporti, l’uso di parrucche, parrucchini, bandane o cappelli, o negli ultimi anni le polveri o creme coprenti.

Metodi utili più a dissimulare il fatto di avere un problema, più che soluzioni per risolverlo. Di fatto tali metodi il più delle volte rendono l’utilizzatore ancora più ansioso di essere scoperto.


Il trapianto di capelli: soluzione drastica e il più delle volte non sempre duratura?

Se pensate che il trapianto di capelli, introdotto quasi ottant’anni fa dal dermatologo giapponese Shojui Okuda, sia una “cura della calvizie”, vi sbagliate. Si tratta di una soluzione chirurgica per mascherare la calvizie di alcune aree del cuoio capelluto, di fatto “spostando” - uno per uno - capelli prelevati da altre zone che ne sono più ricche.

La calvizie però non è solo un inestetismo, è una vera e propria patologia, quindi il trapianto ha solo avuto come conseguenza nella quasi totalità dei pazienti di ritrovarsi nella condizione di doverlo ripeterlo più e più volte, senza riuscire pienamente a risolvere realmente il problema.

Insomma, o ci si accontenta o l'autotrapianto di capelli non basta, se eseguito fine a se stesso il più delle volte non è una soluzione completa e la chirurgia non può essere la sola strada da percorrere. Onore all’autotrapianto qualora poggi su vere basi di salute. Come dire, prima di costruire i muri di una casa, la realizzazione delle fondamenta non sono un optional.


Cellule staminali e piastrine sono una possibile soluzione alla calvizie

Un grande punto di svolta si ebbe nei primi anni ’70 quando la comunità scientifica cominciò ad interessarsi al ruolo dei principi attivi nella rigenerazione cellulare. Cosa causa la rigenerazione delle cellule? Fu la domanda. Si stava, via via, prendendo consapevolezza che alcuni principi all’interno dell’organismo avevano un ruolo essenziale nella rigenerazione dei tessuti. Furono poste in questo modo le basi delle tecniche PRP (PlateletsRich Plasma) ovvero il plasma ricco di piastrine.

Questa tecnica si dimostrò efficace nella cura delle ulcere, nei tessuti nervosi danneggiati e nelle degenerazioni del tessuto osseo in ambito maxillo-facciale. Si notò però nei soggetti sottoposti al trattamento una crescita e irrobustimento dei follicoli dei capelli e si aprì finalmente la strada verso la soluzione della calvizie. Dal PRP o PRF si è poi passati all’hCRP una tecnologia quasi imparagonabile al classico PRP con micro provette.


La vera rivoluzione nella cura della calvizie è l’approccio Multidisciplinare. Ecco come la Medicina Rigenerativa può aiutare chi ne soffre 

 

Dott. Conti, riassumendo cosa consiglia ad un paziente che soffre di calvizie o ad un paziente insoddisfatto dei trapianti di capelli già eseguiti?

“Non sempre il diradamento dei capelli consiste nella morte del follicolo. Infatti, il follicolo non è atrofizzato fino a quando la sua gemma è attiva. Molto spesso, il follicolo continua a produrre il capello, solo che è più sottile e meno colorato, causando quindi l’impressione del diradamento. La calvizie è quindi un fenomeno complesso e solo un approccio multidisciplinare mirato ad ogni paziente e calibrato in base a specificità individuali è possibile stimolare nuovamente la crescita di un capello sano e forte. Valutando precocemente cure serie ed efficaci è basilare, non si può pensare di curare questa complessa patologia attraverso fiale, massaggi o shampoo. La chirurgia serve, ma solo al momento giusto e non è adatta a tutti i casi. La strategia dei massimi esponenti del settore è quella di agire con la Medicina Rigenerativa e valutare un eventuale sessione chirurgica solo successivamente. Senza questa base, nella maggior parte dei casi, il primo, secondo o terzo autotrapianto di capelli fine a stesso e non potrà mai essere una soluzione completa e porta quasi sempre a risultati estetici non naturali e duraturi. Prendersi cura dei propri capelli vuol anche dire saper intervenire per tempo e affidarsi alle soluzioni più corrette”.

 

Dott Conti, Quali sono le potenzialità della Medicina Rigenerativa  Multidisciplinare e a chi è indicata?

“Nei casi di calvizie avanzata la Medicina Rigenerativa Multidisciplinare è da considerare una fase necessaria per creare le condizioni di salute di cute e follicoli nativi. In HairClinic non trattiamo nessun paziente con autotrapianto fine a se stesso. Ma i casi migliori da trattare sono quelli in cui il diradamento, localizzato o diffuso, nei casi di miniaturizzazione e assottigliamento dei follicoli, è qui che il solo Protocollo di Medicina Rigenerativa Multidisciplinare esprime il suo massimo potenziale. E questa è la situazione che riguarda più del 93% dei casi trattati. Grazie infatti alla stimolazione delle cellule staminali presenti nella papilla dermica di ogni persona, insieme a una terapia rigenerativa e ad un follow-up costruito sul singolo paziente. In molti casi è possibile invertire il processo di miniaturizzazione e assistere alla massima rigenerazione autologa dei follicoli non atrofici, e indurli alla produzione di un capello sano, più spesso e pigmentato”, conclude il Dott. Mauro Conti.