Sono 200 mila gli italiani che non sanno di avere l'Epatite C

La malattia è curabile nel 95% dei casi con una terapia farmacologica orale di poche settimane

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Oltre 200.000 italiani non sanno di essere affetti da Epatite C e il nostro Paese è tra quelli in Europa con il maggior numero di persone esposte al virus. L'Italia ha raggiunto il primo obiettivo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) della riduzione al 65% delle morti da Epatite C ma è ancora lontana da quello dell'eradicazione del virus entro il 2030.

È quanto emerso oggi a Roma durante i lavori di "L'Europa e l'Italia nell'obiettivo dell'eradicazione dell'infezione da HCV", svoltisi all'Auditorium "Cosimo Piccinno" del Ministero della Salute. Durante l'evento, promosso dall'Osservatorio Sanità e Salute in collaborazione con ONDE - Osservatorio Nazionale per i diritti dei Malati, sono stati analizzati i risultati ottenuti nella lotta alle malattie del fegato indotte dal virus C (HCV) dopo l'introduzione dei farmaci antivirali ad azione "diretta".

"Oggi, grazie alla nuova terapia antivirale IFN-free (DAA) è possibile guarire nel 95% dei casi, ma, purtroppo, la maggior parte dei pazienti affetti da Epatite C non ne è a conoscenza o non si cura sistematicamente. Infatti attualmente sono stati avviati solo 170 mila trattamenti antivirali a fronte dei 240 mila previsti per il triennio 2017-2019-ha dichiarato il prof. Gian Ludovico Rapaccini, direttore U.O. Medicina Interna e Gastroenterologia della Fondazione Policlinico Gemelli e Coordinatore Scientifico dell'evento - Bisogna puntare molto sull'informazione e la prevenzione.

I pazienti che non seguono adeguatamente le cure o non sono a conoscenza di essere affetti da HCV e quindi non sono trattati per tempo rischiano la degenerazione della patologia sino alla cirrosi epatica o al tumore al fegato, due delle principali complicazioni con conseguente aumento dei costi sanitari e sociali per il trattamento della patologia in stato avanzato".

"In un momento in cui stiamo affrontando il tema della terapia antivirale per il virus dell'epatite C e allarghiamo lo spettro di intervento, è importante far emergere le oltre 200 mila persone stimate che possono essere anche ignare di essere affetti da tempo da un virus oggi eliminabile nel 95% dei casi attraverso una terapia orale, non tossica, della durata di poche settimane". ha aggiunto Gloria Taliani, professore ordinario di Malattie Infettive alla Sapienza di Roma, in rappresentanza della Simit Società Italiana Malattie infettive e tropicali

L'Osservatorio Sanità e Salute ha individuato 4 azioni da mettere in campo con urgenza per provare a invertire il trend. Innanzitutto il proseguimento della sorveglianza dei pazienti che hanno risposto al trattamento antivirale ma con cirrosi, al fine di cogliere in fase del tutto iniziale l'eventuale evoluzione in carcinoma epatocellulare. Un aspetto fondamentale da tenere in considerazione è l'attività di prevenzione attraverso una sorveglianza stretta delle popolazioni a rischio di reinfezione (tossicodipendenti "attivi", popolazione carceraria, pazienti coinfetti con HIV ecc.).

Molto importanti anche il proseguimento dello screening per la presenza dell'infezione (come di altre patologie) nei soggetti migranti che pervengono nel nostro continente. Infine c'è emersione del "sommerso": l'identificazione, cioè, dei soggetti portatori, anche inconsapevoli, del virus dell'Epatite C al fine di eradicare completamente l'infezione dalle nostre popolazioni.

"È evidente che quest'ultimo è l'obiettivo più difficile da conseguire, richiede le maggiori risorse economiche e una capillare attività per la quale sarà fondamentale la collaborazione con i medici sul territorio. Peraltro, sul medio e lungo periodo, tale obiettivo avrà sicuramente un bilancio economico positivo: la scomparsa di una infezione, con relative patologie, dalle nostre popolazioni determinerà la possibilità di non dover più assistere decine/centinaia di migliaia di pazienti con i relativi costi dovuti a visite ambulatoriali, esami di laboratorio e strumentali, ricoveri, trattamento delle complicanze della cirrosi fino alla necessita' di ricorrere al trapianto di fegato", ha concluso il senatore Cesare Cursi, presidente dell'Osservatorio Sanità e Salute.



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