RC Auto: padroncini  ferriere, come Mario Greco (Generali), continuano a difendere i loro lauti affari, negando l'evidenza di tariffe stellari

BENE DIGITALIZZAZIONE POLIZZE, IN VIGORE DAL 18 PV,PER BATTERE EVASORI

I veri esperti di populismo e demagogia, che si ritengono i nuovi padroncini delle ferriere come Mario Greco, Ceo di Generali, continuano a difendere i loro lauti affari, sulla pelle dei consumatori vessati e sbeffeggiati, negando l'evidenza dei fatti nel simulacro del mercato protetto, come la Rc auto obbligatoria, le cui tariffe stellari tra le piu' elevate d'Europa, non risultano evidenziate soltanto dai monitoraggi delle cattive associazioni dei consumatori, ma anche dall'indagine Antitrust.

Questi signori assicuratori, adusi a far approvare dai governi di turno sotto diretta dettatura norme legislative adatte alle loro convenienze, accampano da decenni le piu' disparate teorie, vuoi sulla frequente incidentalita', sull'alto costo dei sinistri, sul colpo di frusta, oggi sulla 'Casco', per cercare di giustificare con il concorso diretto delle comprensive autorita' vigilanti, le loro politiche di saccheggio a danno di milioni di assicurati costretti a pagare tariffe proibitive.

Le voraci assicurazioni hanno sempre fatto utili con un aumento delle tariffe ed una riduzione dei risarcimenti promosso con l'aiuto dei governi, come Monti-Passera che gia' ad inizio 2012, stabili' che i danni di lieve entita' vanno risarciti solo se in presenza di un "accertamento clinico strumentale obiettivo", offrendo ai medici legali delle compagnie l'arbitrio di non riconoscere mai i piccoli danni tipo il "colpo di frusta", ed all' assicurato l' unica scelta di fare esami assai costosi per un risarcimento che potrebbe persino non coprirli, col risultato che la spesa per quel capitolo di microlesioni e' stato ridotti da 2,7 miliardi ad 1 miliardo di euro l'anno.

Dalla liberalizzazione di meta' anni Novanta i sinistri sono diminuiti del 40%, mentre i costi per l' utente -come provato da una ricerca Adusbef-Federconsumatori - aumentavano del 245% (da 391 a 1.350 euro), con oltre il 10 % del parco auto circolante (circa 3,9 milioni di utenti) che non ha l'assicurazione perche' non puo' permettersi di pagare tariffe stellari alle avide ed inefficienti compagnie, i cui interessi sono stati sempre sostenuti prima dall'Isvap, oggi dall'Ivass-Bankitalia.

Se secondo i dati della stessa Ania, l'indice dei sinistri e' calato dal 15% di vent' anni fa al 6,3% , per quale ragione continuiamo a pagare tariffe sempre piu' care e le piu' alte d'Europa ? Spiega l' Antitrust, una delle poche Autorita' non colluse con i vigilati: "Il settore della Rc Auto in Italia e' un mercato con debole tensione competitiva", in cui "le inefficienze vengono trasferite sui premi, con le imprese piu' efficienti che preferiscono realizzare margini piu' elevati anziche' competere". E infatti, laddove in Francia una quarantina di compagnie si contendono i clienti, in Italia i primi tre gruppi - Unipol/Fon-Sai, Allianz e Generali - si dividono oltre i 2/3 del mercato.

"All'estero- ha detto Greco- l'assicurazione prevalente e' la Casco, ed e' tipicamente cara perche' comprende tutto, in Italia non si fa, si fa la sola Rc auto quindi si vanno a paragonare situazioni diverse". "Poi - ha precisato - come si discute da molti anni, il costo delle assicurazioni e' legato a quello dei sinistri che non sono i meno cari quindi e' un discorso complesso. E' facile fare populismo e demagogia".

Adusbef e Federconsumatori, che hanno sempre denunciato con il 'caro tariffe Rc Auto', la mancanza di prevenzione nel ricco business dei sinistri, nel respingere al mittente le accuse di populismo e demagogia, sono favorevoli alla digitalizzazione del tagliando assicurativo rilevato con il controllo a distanza delle targhe per sconfiggere l'evasione assicurativa, misura concreta da noi stessi invocata che non dara' piu' alibi agli assicuratori di giustificare il caro Rc Auto, che comprensivo dei rischi diversi, arriva a costare in Italia anche il 5% del reddito medio netto annuo di 20.000 euro, contro il 2,5% max degli altri paesi europei come Francia, Spagna, Inghilterra e Germania.

Roma, 5 settembre 2015