Procedere per il reato di associazione a delinquere nel dissesto della BpVi

(Adusbef) - Banca Popolare Vicenza: per onorare la memoria di bedin e delle vittime suicidate da 'malabanca', accertare con urgenza complicita', collusioni, corruzioni (come sta facendo il Csm), accelerare i processi, anche procedendo per il reato di associazione a delinquere, essendo intollerabile che gli autori dei crac di 18,9 mld di euro ed i vertici delle autorita' vigilanti, siano ancora a piede libero
 
 Per onorare la memoria di Antonio Bedin, pensionato e piccolo azionista della Banca Popolare di Vicenza, suicidato nella sua abitazione a Montebello Vicentino, (Vicenza), che come tutti gli altri 120.000 soci BpVi ha visto andare in fumo i propri risparmi dopo l'aumento di capitale dell'istituto; di Luigino D'Angelo, pensionato di Civitavecchia che aveva perso i suoi risparmi investiti in Banca Etruria, e di tutte le altre vittime delle banche (in Veneto secondo Don Enrico Torta, parroco vicino ai truffati, ci sarebbero stati negli ultimi mesi 100 suicidi addebitabili ai crac bancari ed all'usura), con la complicita' di Bankitalia e Consob, bisogna incriminare gli artefici dei crac scandalosamente ancora a piede libero, che dopo aver ricevuto liquidazioni milionarie come premio per aver bruciato 18,9 mld di euro di risparmi di BpVi e Veneto Banca, se la spassano nelle loro dorate ville, o impartiscono lezioni di etica e pubblica moralita' dai vertici delle Istituzioni, che non hanno vigilato per incapacita' o colpevole connivenza su dissesti bancari evitabili con l'ordinaria diligenza.
 
Dal 18 marzo 2008,  otto anni, non abbiamo mai smesso di denunciare il 'sistema Veneto', le perizie sul valore delle azioni fino a 62,50 euro gonfiate, i metodi estorsivi per diventare azionisti, con oltre 20 esposti alla magistratura di Vicenza, Trento, Prato, Udine, Roma ed altre Procure, l'inerzia collusiva di Consob, Bankitalia, Procura di Vicenza, che non hanno impedito le scorribande finanziarie di Zonin, lo spiccia faccende del Governatore Visco, le cui incredibili ed inaccettabili protezioni istituzionali, di un sistema criminale permeato da corruzione ed illegalita', devono essere accertate dal Capo dello Stato, dal ministro della Giustizia, dal Consiglio Superiore della Magistratura, che ha aperto quest'ultima una inchiesta su giudici e pubblici ministeri che si sono occupati della  Banca Popolare di Vicenza. 
 
Nell'ultimo esposto, raccolto in un dossier sulla Popolare di Vicenza ed inviato il 4 giugno 2016 al Ministro della Giustizia Orlando, al presidente della Repubblica e del Csm Sergio Mattarella, al vice presidente Legnini ed a tutti i membri del Csm,  al presidente dell'ANM (Associazione Nazionale Magistrati) Davigo, all'Autorita' Anticorruzione Cantone, al presidente del Consiglio Renzi, infine al Ministro Padoan, Adusbef e Federconsumatori, che  avevano ricostruito tutte le tappe della vicenda e denunciato l'intollerabile sistema di corruzione, illegalita', omessa vigilanza di Consob e
 
Bankitalia con le porte girevoli tra vigilanti e vigilati, coperture e complicita' istituzionali della BpVi (Banca Popolare Vicenza) e Giovanni Zonin sul cui libro paga c'erano tutti i poteri economici, che ha bruciato i risparmi di una vita a 120.000 famiglie, hanno chiesto di intervenire per ripristinare i diritti e la legalita' violata, essendo intollerabile che i protagonisti di un crac annunciato, che in Veneto ha prodotto un buco di 18,9 mld di euro, siano ancora a tutti a piede libero.
 
L'inchiesta - che come scrive oggi un quotidiano-  sara' esaminata dalla Prima commissione, di cui fa parte anche l' avvocato vicentino Pierantonio Zanettin, e avra' come relatore Piergiorgio Morosini, potrebbe trattare l'incompatibilita' ambientale, nel caso in cui venissero confermati i sospetti. "L' esposto fa riferimento ad una serie di indagini degli anni passati, di cui si occuparono anche magistrati poi andati in pensione; nel loro caso, il Csm non potrebbe prendere alcun provvedimento. Fra i provvedimenti da esaminare, l' archiviazione - chiesta dal pm Angela Barbaglio e firmata dal giudice Eloisa Pesenti - della denuncia del 2008 di Adusbef che riteneva eccessivi i 58 euro per azione BpVi. La richiesta non fu comunicata ai consumatori, che si rivolsero alla Cassazione che rimando' gli atti a Vicenza. Archiviazione bis. Qualche anno prima, il procuratore Antonio Fojadelli trattenne l' inchiesta e chiese l' archiviazione per Gianni Zonin e il consigliere delegato Glauco Zaniolo per truffa, false comunicazioni sociali e conflitto di interesse. Il non luogo a procedere fu firmato dal giudice Stefano Furlani. I sostituti procuratori generali veneziani Pietro Emilio Pisani e Elio Risicato fecero ricorso; ma la corte d' Appello, allora composta da Alessandro Apostoli Cappello, Elisa Mariani e Irene Casol, confermo' la decisione di Vicenza. Nell' esposto, si fanno i nomi anche di Paolo Pecori, procuratore reggente a Vicenza per alcuni anni, e di Manuela Romei Pasetti, presidente della corte d' Appello; e si ricorda che alcuni magistrati hanno avuto incarichi collegati a BpVi, come Fojadelli (consigliere di Nord Est Merchant srl) e Romei Pasetti (consigliere di Banca Nuova). Il Csm esaminera' gli atti, anche se individuare irregolarita', sempre che ne siano state commesse, sara' tutt' altro che agevole. Nell' esposto si chiede di riabilitare il giudice Cecilia Carreri, che - sanzionata per altre vicende dal Csm - aveva ordinato l' imputazione coatta di Zonin".
 
In un Paese divorato da corruzione ed illegalita', ai primi posti per corruzione, agli ultimi per liberta' di informazione (due facce della stessa medaglia), Adusbef e Federconsumatori chiedono quindi di perseguire con gli strumenti penali vigenti, compresa l'associazione a delinquere, autori e mandanti di un crac evitabile, che ha messo in mezzo ad una strada 210.000 famiglie venete e 130.000 di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti, CariFerrara, bruciando 20 miliardi di euro.