Malasanità: Codici, ci costituiremo parte civile in processo riguardante i 4 transessuali all'Umberto I

Malasanità; Il lupo perde il pelo ma non il vizio! Codici: Ancora cavie umane nelle mani di medici senza etica né scrupoli?

(Codici) - L'art. 32 della Costituzione italiana sancisce che nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge, in sintonia con il principio fondamentale della inviolabilità della libertà personale (art. 13). “Qui nonostante  i principi inviolabili della Costituzione si continua a fare il bello ed il cattivo tempo sulla pelle degli altri! Ci costituiremo parte civile nel processo riguardante i 4 transessuali che volevano essere donne ma non hanno potuto,  per via dell’applicazione di una tecnologia sperimentale pare senza il loro consenso presso il Policlinico Umberto I di Roma”, dichiara indignato Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale dell’Associazione Codici, “Come dimenticare i casi di alcuni anni fa in tre ospedali romani dove ai pazienti-cavia venivano somministrati medicinali scaduti, o le sperimentazioni non consensuali sui malati terminali di Aids? Il Policlinico di Roma non aveva istituito un comitato etico?”

    In Italia il consenso informato è una forma di autorizzazione del paziente a ricevere un qualunque trattamento sanitario, medico o infermieristico, previa la necessaria informazione sul caso da parte del personale sanitario proponente: in sostanza il malato ha il diritto/dovere di conoscere tutte le informazioni disponibili sulla propria salute e la propria malattia, potendo chiedere al medico tutto ciò che non è chiaro, e deve avere la possibilità di scegliere, in modo informato, se sottoporsi a una determinata terapia o esame diagnostico o intervento. (fonte wiki).

    I 4 transessuali volevano diventare donne, ed ora a causa di un’ intervento dai possibili e non prevedibili risvolti dei quali non erano stati presumibilmente informati e quindi non prestato consenso,   si ritrovano completamente asessuati. Il primario  di chirurgia plastica,dell’ospedale,  Nicolò Scuderi e il suo collega Luca Andrea Dessy, sono nel mirino degli inquirenti. L’ipotesi di dolo nasce dalla ricostruzione della vicenda I medici, secondo il pm, erano consapevoli del rischio che l’intervento potesse andare male, ma avrebbero scelto di  tenere i pazienti all’oscuro del problema. 
“Bisogna intervenire radicalmente sull’attuale disegno di legge #salvamedici, che deresponsabilizza questi ultimi in caso di errore, al di là di quanto sarà appurato dalle indagini nel caso specifico, sono troppi in generale i casi di malasanità che non sono puniti” conclude Giacomelli.