Libia, sequestro: Codacons chiede a Procura di sequestrare beni della Con.I.cos

Dovra’ pagare tutte le spese sostenute dallo Stato per liberare i due italiani. Indagare per concorso

(Codacons) - Il Codacons ha inviato un esposto alle Procure della Repubblica di Roma e Cuneo, chiedendo di porre sotto sequestro i beni della Con.I.cos., società per cui lavoravano i due tecnici italiani rapiti in Libia. Non solo. L’associazione ha chiesto anche alle due Procure di aprire una indagine sull’azienda alla luce della possibile fattispecie di concorso in sequestro e violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro.

La magistratura deve eseguire un sequestro cautelativo sui beni della Con.I.cos, perché tutte le spese che lo Stato sosterrà per la liberazione dei due italiani rapiti, dovranno essere risarcire dall’azienda – spiega l’associazione.

Nell’esposto il Codacons punta il dito sul mancato rispetto delle norme di sicurezza che potrebbe aver contribuito al rapimento. Si legge nel testo della denuncia:

“Sembrerebbe che la società Con.I.cos. non abbia fornito alcuna informazione alla Farnesina sulla propria presenza in Libia, il tutto nonostante le richieste formali alle aziende italiane — ribadite più volte dopo il rapimento dei quattro dipendenti della Bonatti a Sabrata, avvenuto nell’estate del 2015 e concluso con l’uccisione di due di loro nel marzo scorso — e , cosa ancor più grave, la  soprattutto Con.I.cos. non avrebbe «registrato» i dipendenti. Non si comprenderebbe come mai, dopo i numerosi appelli affinché chi si trova in Libia si muova sempre con adeguate misure di sicurezza, fossero a bordo di un auto senza scorta, solo con l’autista.

Dopo l’uccisione di Fausto Piano e Salvatore Failla, erano state diramate disposizioni chiare a tutte le ditte presenti in Libia: scorta per tutti gli spostamenti e apparato di sicurezza su impianti e alloggi. perché in questo caso ciò non è avvenuto? Da tale situazione potrebbero emergere evidenti responsabilità a carico della Con.I.cos. per il mancato rispetto della normativa, quindi  delle modalità previste dalle leggi e dai regolamenti, in tema di sicurezza sul lavoro ( per sicurezza sul luogo di lavoro si intende riferirsi a tutte le  misure di prevenzione e protezione tecniche, organizzative e procedurali, che il datore di lavoro, i suoi collaboratori (dirigenti e/o preposti) medico competente nonché gli stessi lavoratori, devono adottare), per omesso controllo e vigilanza oltre la violazione, in concorso formale tra le norme, degli artt. 110, 81 cpv, nel  sequestro di persona dei due lavoratori italiani”.