Crisi: insopportabile il dibattito e l'attesa intorno a dati dalla portata insignificante.

L'unico elemento davvero rilevante è la disoccupazione giovanile, che va contrastata con un Piano Straordinario per il Lavoro che faccia ripartire l'economia.

(Federconsumatori - Adusbef) - "Troviamo insipiente, insulso, astratto, ideologico e quindi insopportabile il dibattito attorno ai dati economici che sono sempre più simili ai prefissi telefonici internazionali (preceduti da molti zeri)." - dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.
Addirittura vi è un'attesa spasmodica per i dati dell'Istat sul PIL che saranno resi noti domani.
L'unico, vero dato che deve interessare e preoccupare per la sua drammaticità è quello relativo alla disoccupazione giovanile al 39,2%, con punte che in alcune aree disagiate e soprattutto al Sud toccano anche il 60-65%.
I nostri giovani che non lavorano pongono seri problemi: di carattere etico da un lato, un Paese civile da opportunità di lavoro e di crescita ai propri figli; dall'altro di carattere economico, determinando situazioni di difficoltà che si riverberano e condizionano il potere di acquisto delle famiglie.
Non dimentichiamo, infatti, che molte famiglie sono costrette a farsi carico del mantenimento di figli e parenti disoccupati, con una spesa di circa 450 Euro al mese.
Ribadiamo che vi è urgente bisogno, per lo sviluppo del Paese, di un'azione shock: di un Piano Straordinario per il Lavoro che preveda investimenti pubblici per almeno 60 miliardi di Euro da impiegare per la crescita, la modernizzazione, la messa in sicurezza antisismica, l'innovazione e la ricerca.
Si tratta di un'operazione ormai improrogabile, per rimettere in moto il Paese e dare nuove prospettive ai cittadini, soprattutto ai giovani. La risorse per tale piano vanno ricercate attraverso: una reale lotta all'evasione fiscale, la tassazione delle rendite finanziarie, tagli a sprechi ed abusi e, se necessario, anche la vendita di parte delle riserve auree (circa il 10-15%) e la vendita ti quote dei "gioielli di famiglia" (Poste, Eni, Enel, Ferrovie...), il cui ricavato deve essere destinato solo, esclusivamente e tassativamente a tale scopo.