Crac BPVi: Barbagallo, capo vigilanza Bankitalia, racconta frottole

Nella lettera di ieri ad un quotidiano, omette di dire che Bankitalia ha duramente sanzionato il Cda Banca Etruria,per aver resistito a Zonin BpVi.   
 
(Adusbef) - Carmelo Barbagallo, capo del dipartimento della vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d' Italia, prende carta e penna e scrive a «Repubblica» per spiegare il ruolo di Bankitalia nelle ispezioni condotte in Bpvi nel 2015 e l'efficacia egregia della meritoria azione di Vigilanza. 
Sul caso Popolare di Vicenza, alla cui gravità si è di recente aggiunto il tragico suicidio di un risparmiatore Bedin, che Don Enrico Torta, parroco del Veneto ha classificato come "omicidio", Bankitalia spiega che «si è scoperto quel che si è scoperto» non solo grazie alla Bce. Bankitalia, scrive Barbagallo, «ha condotto innumerevoli accertamenti» «di incisività non dissimile». Parla di «verifiche intense» nei confronti della Popolare di Vicenza, durate anni e relative «a un ampio spettro di attività» specie sulla «gestione anomala delle azioni». Ne sono seguiti «provvedimenti restrittivi», come il «blocco delle iniziative di espansione della banca» (si allude alle mire su Etruria, Carife e Banca Marche, ndr) e di «sanzioni comminate» con invio di «ampia documentazione all' autorità giudiziaria». Barbagallo, nella consueta vena auto assolutoria che contraddistingue la CONSOB di Giuseppe Vegas e la Banca d'Italia di Visco, quasi che le responsabilità dei dissesti e dei crac per oltre 20 MLD di euro, che hanno azzerato i risparmi di intere generazioni a 340.000 famiglie di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, BpVi, Veneto Banca, siano dei risparmiatori ed azionisti che si sono fidati delle banche, omette di aggiungere che la Banca d'Italia ha sanzionato l'intero consiglio di Banca Etruria, per non aver accolto i suggerimenti di Bankitalia per farsi annettere alla Banca Popolare di Vicenza del padre padrone Zonin,spiccia faccende del Governatore Ignazio Visco. Oggi Giorgio Meletti, in un articolo pubblicato sul Fatto, ricorda le 'amnesie' di Barbagallo, inidoneo a svolgere il ruolo di capo della Vigilanza, come hanno dimostrato i crac delle banche venete, con Bankitalia che faceva da palo a Giovanni Zonin ed ai ladri di risparmi inspiegabilmente ancora a piede libero, i quali tutti insieme appassionatamente, invece di vigilare sulle malefatte degli 'amici banchieri', rifornendo loro in un sistema di porte girevoli tra vigilanti e vigilati, molti dirigenti della Banca d'Italia, da Luigi Amore a Gianandrea Falchi.
Un paese divorato da illegalità, ai primi posti per corruzione, agli ultimi per libertà di informazione, non può più tollerare le menzogne e le autoassoluzioni, ma deve cominciare- se vuole davvero ripartire- ad incriminare i banchieri responsabili dei crac ed i loro collusi vigilanti, cominciando da CONSOB, Bankitalia e dallo stesso Carmelo Barbagallo, che si permette di offendere la memoria dei vivi e dei morti, suicidati dallo Stato e beffate da una casta ben pagata di tecnocrati irresponsabili.