Banche: inaccettabile la tassa di 25 euro sui conti correnti

gia' i piu' cari d'Europa, per far finanziare ai correntisti i costi dei salvataggi bancari, mentre gli espropriati aspettano i rimborsi.

(Adusbef e Federconsumatori) Denunciano l’ennesimo furto con destrezza di 25 euro a correntista  a danno degli utenti, saccheggiati e spremuti come limoni per pagare i lauti pasti dei banchieri e dei distratti vigilanti, che come nello scandalo di Banca Popolare di Vicenza, di Veneto Banca, Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e Carife, non pagano mai il conto di crac, dissesti ed erogazione clientelare del credito e del risparmio, con l’ennesima manovra sulla pelle dei truffati come risparmiatori espropriati, saccheggiati ed azzerati delle 4 banche in risoluzione e come clienti. 
   Infatti mentre soltanto 4.000 famiglie (il 3%) delle 130.000 di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, truffate dal decreto del governo del 22 novembre 2015, riceveranno circa l’80% dei loro sudati risparmi espropriati da Bankitalia e dallo Stato, le banche italiane, che praticano i costi dei conti correnti più cari d’Europa, pari a 318 euro l’anno contro una media di 114 euro dell’Ue a 27, hanno ideato un ulteriore balzello per far pagare i costi della risoluzione ai clienti, l’ennesimo ulteriore tassa addossata ai correntisti. 
  I costi dei conti correnti a pacchetto, la cui media di spese per commissioni per le maggiori banche quali Intesa, Unicredit, Mps, Bpm, Ubi, Bnl, Cariparma, prevede un canone annuo carta di credito 33,40 euro; bonifico allo sportello in contanti 5,75 euro;  pagamento utenze per cassa 4,71 euro;  bonifico allo sportello con addebito in conto 4,93 euro; prelievo bancomat su altra banca 1,87 euro;  elenco movimenti allo sportello 0,73 euro;  pagamento utenze online 1,20 euro;  bonifico online su altra banca 1,07 euro;  prelievo di contanti allo sportello 0,66 euro, saranno appesantiti da un ulteriore costo gravante sulle spalle dei correntisti, per finanziare gli errori dei banchieri ed il fondo di risoluzione.
    Il prossimo 31 dicembre infatti, i correntisti del Banco Popolare, privati cittadini e imprese, saranno costretti al revival della Banca Popolare di Lodi, che inventò di sana pianta nuove voci di costi con effetto retroattivo ed attinse anche dal conto dei morti, per finanziare le avventure di Giampiero Fiorani e dei ‘Furbetti del Quartierino’, si ritroveranno l’una tantum di 25 euro da pagare, sotto la voce: “parziale recupero dei contributi versati dal Banco Popolare al neo costituito Fondo Nazionale di Risoluzione”, un balzello quantificato per il quarto gruppo bancario italiano in 152,1 milioni di euro per l’anno 2015, che graverà sui correntisti nella voce: ”Spese fisse di liquidazione”.
   Ma non è solo il Banco Popolare, ad ideare l’ennesimo furto con destrezza a danno dei correntisti.  Anche UBI (Unione Banche Italiane) il quinto gruppo bancario ed UniCredit (il secondo) ad alleggerire le tasche degli utenti per finanziare i lauti pasti dei banchieri e l’evidente omessa vigilanza delle dormienti autorità, che ha prodotto crac e dissesti addossati sulla pelle delle famiglie e delle piccole e medie imprese.
   UniCredit si era già portata avanti, applicando nuovi balzelli ad alcuni conti a pacchetto a partire dal 1 luglio 2016, giustificati da  “alcuni interventi legislativi e/o regolamentari nonché impegni imposti da Autorità, che hanno determinato dei costi e minori ricavi per la Banca, che costituiscono giustificato motivo per un aumento (…) del Canone Mensile Relativo ai Moduli Transazionali”. Pertanto, con decorrenza 1 luglio 2016 (…) si intenderanno applicate nella nuova misura indicata in corrispondenza”, un canone mensile rispettivamente di 5, 7 e 12 euro aggiuntive, a seconda che il conto sia Silver, Gold o Platinum. 
   UBI ha invece imposto un aumento del costo di gestione dei conti correnti, con un rincaro del 60%, decorrenza primo ottobre, con la causale: “aumento spese sostenuto dal gruppo Ubi per il Fondo di garanzia dei depositi e gli oneri sostenuti dal gruppo creditizio per il finanziamento del Fondo nazionale di risoluzione”.
    Per evitare il ripetersi della lunga catena di crac, dissesti e scandali bancari, col pericolo imminente che una grande e più antica banca come il MPS, spolpata e saccheggiata dai banchieri e dai distratti controllori, possa aggravarsi, occorre approvare con urgenza la proposta di legge di nazionalizzare la Banca d’Italia, per evitare il gravissimo conflitto di interessi tra banche azioniste e vigilate, aggiungendo al danno la beffa.