Banche & Finana: scendono i derivati Otc da 629mila a 553mila miliardi di dollari nel primo semestre 2015

Ma anche fiducia mercati, nelle ricette delle banche centrali a risolvere crisi

(Adusbef) - Secondo le consuete statistiche della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI),il mercato dei prodotti finanziari derivati Over The Counter (Otc), quelli scambiati sui mercati non regolamentati, ha subito un calo nel primo semestre del 2015, con l’ammontare nozionale dei contratti a  fine giugno, ossia quello che determina contrattualmente i pagamenti, sceso del 12% rispetto a fine dicembre 2014, passando da 629mila a 553mila miliardi di dollari.

Il Pil mondiale nel 2014, ultimo dato disponibile della Banca mondiale è stato pari a 77.800 miliardi di dollari, dunque i derivati Otc non regolamentati, son pari a 7 volte il Pil mondiale. Il calo – spiega la Bri, è dovuto a causa dei movimenti esagerati nei tassi di cambio che hanno determinato una contrazione nelle posizioni in derivati denominate in valute diverse dal dollaro. Aggiustando i dati considerando anche questo effetto, la riduzione dei derivati Oct resta comunque pari al 10% rispetto a fine 2014. Il valore di mercato dei derivati è invece sceso da 20,9 a 15,5 mila miliardi di dollari. In questo caso, la caduta è stata determinata sia dalla riduzione dei montanti nozionali dei contratti, che dall'aumento dei tassi di interesse a lungo termine, che ha riportato i rendimenti a ridosso a quelli dei contratti di swaps.

Ma con il calo dei contratti derivati, il cui consolidamento potremo registrare o meno nelle consistenze a fine 2015 nel rapporto Bri che sarà aggiornato nei prossimi mesi, è caduta anche la fiducia nelle capacità taumaturgiche delle banche centrali a risolvere le crisi, con i provvedimenti di politica monetaria e la leva finanziaria di inondare, con i quantitative easing, quei mercati che potrebbero risultare drogati dalle forti immissioni di liquidità.  

«C’è una grande incertezza - avverte la BRI- l’organizzazione con sede a Basilea che promuove la cooperazione tra le banche centrali- sul comportamento di privati e istituzioni se i tassi dovessero ulteriormente scendere in territorio negativo o se dovessero restare negativi a lungo».  Per la prima volta infatti, la fiducia dei mercati nelle capacità curative delle Banche centrali è venuta meno, con un  segnale allarmante  malgrado  l’assestamento delle Borse nelle ultime tre settimane – che potrebbe preludere in futuro a nuove turbolenze. «Quelli che vediamo potrebbero non essere fulmini isolati, ma i segnali di una tempesta vicina, che si sta preparando da molto tempo - avverte Claudio Borio, capo del dipartimento monetario della Bri, illustrando il rapporto trimestrale - Malgrado condizioni monetarie eccezionalmente espansive, la crescita nelle aree più importanti è stata deludente e l'inflazione è rimasta bassa. Gli operatori di mercato ne hanno preso atto e la loro fiducia nei poteri curativi delle banche centrali - forse per la prima volta - vacilla. Anche i policymaker farebbero bene a prenderne atto».

La Bri cita dati a conferma delle tensioni in atto sui mercati: nell’ultimo trimestre del 2015 l’ammontare dei titoli di debito internazionali ha accusato la maggior flessione da tre anni, con i rimborsi che hanno superato le nuove emissioni di 47 miliardi, flessione imputabile soprattutto alla scarsità di nuove emissioni obbligazionarie da parte delle banche nelle economie avanzate. Era «inevitabile che le tensioni fra la tranquillità dei mercati e le vulnerabilità economiche sottostanti dovessero arrivare a un punto di risoluzione. Nel recente trimestre potremmo avere assistito all'inizio di questa fase di risoluzione - prosegue Claudio Borio - l'apprensione è cresciuta e si è propagata in seguito alla decisione della Bank of Japan di adottare tassi ufficiali negativi, con oltre 6.500 miliardi di dollari di titoli di Stato negoziati a rendimenti negativi. A fronte di un calo prolungato della crescita della produttività, aggravato dalla crisi, i livelli globali di indebitamento hanno continuato a salire e i margini di intervento delle politiche sono diventati sempre più stretti: un insieme di fattori che - conclude l'economista - potremmo definire le tre mine vaganti» che gravano sul futuro dei mercati.

Le politiche monetarie Bce in funzione anti-deflazione ed un nuovo taglio dei tassi di interesse sui depositi che le banche commerciali dell’Eurozona “parcheggiano” quotidianamente alla Bce, con l’attuale tasso già negativo (-0,30%) che potrebbe scendere a -0,40 per cento, sono sbagliate. Una cura che protratta nel tempo potrebbe risultare rischiosa, secondo la Bri. E’ arrivato il tempo di un aumento dei tassi di interessi, per sconfiggere la deflazione e far ripartire l’economia.