Adusbef e Federconsumatori: Bankitalia, come Consob, inidonea a tutelare il risparmio, va chiusa

Risparmio: Bankitalia va chiusa. Specchio sperperi, sprechi, mancata vigilanza, illegalita’.

(Adusbef e Federconsumatori) - L'Istituto per il Credito Sportivo (ICS),  l’ultima banca a controllo pubblico, è commissariato dalla Banca d’Italia dal 28 dicembre 2011, ben 4 anni e sei mesi, nonostante la legge imponga che la durata massima dell’amministrazione straordinaria di una banca, debba essere di 1 anno, prorogabile solo in casi eccezionali di 6 mesi.  Gli articoli dal 70 al 76, titolo quarto del Testo Unico Bancario (pubblicato perfino sul sito di Bankitalia) https://www.bancaditalia.it/;internal&action=search_result.action)recita testualmente:
“L'amministrazione straordinaria viene disposta con decreto dal ministro dell'Economia e delle Finanze su proposta della Banca d'Italia. La durata massima è di un anno, con una proroga di sei mesi in casi eccezionali”. 

    La Banca d’Italia, emblema di sperperi, sprechi, mancata vigilanza, inaccettabili privilegi di casta, illegalità, ordinarie vessazioni, abusi ed ordinari soprusi, va chiusa ed i suoi poteri redistribuiti.  Devastante per la legalità il caso del credito sportivo, che coinvolge un ex ministro dell’Economia e direttore Generale del Tesoro, costretto a patteggiare la sanzione di 2.100.756 euro e 84 centesimi comminata il 15 maggio 2015 dalla Corte dei Conti, che ha: «posto a carico del signor Domenico Giovanni Siniscalco l'obbligo di versare», dopo averlo riconosciuto principale responsabile di un danno erariale di oltre 71 milioni. Le modifiche statutarie dell’ex direttore generale del Mef, hanno portato nelle casse di Banca Intesa oltre sette milioni di  dividendi che secondo la Corte dei Conti non le sarebbero spettati. La colpa di Siniscalco è quella di aver promosso la modifica dello statuto dell'Istituto per il Credito Sportivo, approvate nel 2005 dal Mef e dal Ministero dei beni culturali, hanno leso gli interessi dello Stato, oggi detentore con Coni e Cassa depositi e prestiti del 90% di Ics, favorendo invece quelli dei titolari del rimanente 10%, e cioè Assicurazioni Generali, Bnl, Mps, Dexia Crediop, Unicredit, Banco di Sardegna e Banca Intesa. 

    La questione viene sollevata nel 2012 dai due commissari straordinari nominati da Bankitalia, e come scrive la sentenza, «dalle modifiche statutarie sia derivato un rilevante danno allo Stato consistente nell'ingiustificata ed eccessiva  distribuzione di un dividendo del tutto sproporzionato, con grave lesione degli interessi dello Stato, poiché a fronte di conferimenti pari a circa 9,6 milioni di euro, i partecipanti al capitale, ossia le banche, hanno percepito nell'arco di 50 anni circa 104,9 milioni di euro di utili, dei quali ben 83,2 milioni solo nel periodo 2005-2010, per effetto delle disposte modifiche statutarie». A rendere quella di Siniscalco «una colpa grave» è il grado di consapevolezza che gli viene attribuito. La sentenza fa riferimento al fatto che, nell'ambito del processo di privatizzazione di due delle banche interessate, Bnl e Mediocredito Centrale, il Mef nei prospetti, aveva attribuito alle loro partecipazioni nell'ICS un valore che presupponeva la spettanza delle riserve in questione, riconoscendo quindi la legittimità della scelta contestata a Siniscalco, posizione sostenuta anche da Bankitalia, la quale aveva approvato i cambiamenti dello statuto. La Corte dei Conti ha invece dato ragione a Guardia di Finanza, Avvocatura di Stato, Procura e commissari straordinari di Banca d'Italia e ha condannato Siniscalco al pagamento di 2,1 milioni di euro. 

    Sarà per questo che Bankitalia e ministero dell’Economia, continuano a violare la legge prorogando di sei mesi in sei mesi i commissari straordinari, essendo l’Istituto ancora sottoposto a procedura di Amministrazione Straordinaria ex art. 70, comma 6, del TUB, secondo il decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze del 28 Dicembre 2011? Per non parlare di tutti i guai provocati da Bankitalia a danno dei risparmiatori negli ultimi anni,  dai commissari che hanno portato sull’orlo del bail-in le 4 banche andate in procedura di risoluzione il 22 novembre 2015, dall’ex ispettore Federico Terrinoni, al commissario Rag. Riccardo Sora nominato in Banca Etruria nonostante fosse all’epoca indagato dalla Procura di Rimini, al capo del team ispettivo Nicola Stabile, assoldato da Zonin (BpVi),  lo spiccia faccende del Governatore Visco, come  Luigi Amore, Mariano Sommella, Gianandrea Falchi, in una incredibile girandola di ispettori, funzionari e dirigenti fra l’autorità di controllo e la Banca Popolare di Vicenza, con l’acquisto di Palazzo Repeta, sede locale di Banca d’Italia, ed il commissariamento ingiusto di una banca con i conti in ordine per foraggiare la banca vicentina. Vicenda oscura, quella di Bene Banca Vacienna, credito cooperativo del cuneese, commissariata nel 2013 da Bankitalia, che inviò un suo uomo, Giambattista Duso, amministratore di Marzotto Sim, società di intermediazione mobiliare della Popolare di Vicenza, che tra i primi atti trasferì gran parte degli impieghi  di Bene Banca nella BpVi a corto di liquidità, violando il tetto prudenziale stabilito dalle regole di vigilanza.

    Adusbef e Federconsumatori ritengono che Bankitalia, questo gigante dai piedi d’argilla, che conta un vero e proprio esercito di dipendenti, ben 7.032  che assorbono il 57% dei costi di Bankitalia, poco meno di 1,2 miliardi di euro, 815 milioni dei quali in retribuzioni e rimborsi spese per il personale dipendente, non più in grado di tutelare il pubblico risparmio, anzi dannosa per i risparmiatori alla stessa stregua della Consob dell’Attila degli investitori Giuseppe Vegas, vada chiusa con urgenza e rifondata.

Elio Lannutti (Adusbef) – Rosario Trefiletti (Federconsumatori)