Nei guai direttore tv antimafia "estorsione al sindaco"

Le intercettazioni incastrano il giornalista Pino Maniaci - VIDEO

Nei guai direttore tv antimafia "estorsione al sindaco"
  Intercettazioni Pino Maniaci 

Palermo - Il mito dell'antimafia lo aveva 'creato' e innalzato e lui si considerava - l'espressione è sua - una "potenza", un intoccabile. Uno davanti al quale "tutti si cacano se li sputtano in televisione". Convinto di potere mandare a casa anche un sindaco "se non si mette le corna a posto".

Eccolo Pino Maniaci, direttore dell'emittente Telejato, destinatario di un provvedimento di divieto di dimora nelle province di Palermo e Trapani, il quale dopo le presunte intimidazioni aveva fatto incetta di solidarieta': "Tutti in fibrillazione sono, mi ha telefonato anche quello str.... di Renzi". Solo che le minacce non le aveva ricevute dai boss, ma dal marito della sua amante, davanti alla quale il giornalista - indagato per estorsione in relazione alle richieste di denaro, favori e assunzioni ai sindaci di Partinico e Borgetto in cambio di una linea più morbida nei suoi tg - straripa senza freni. "Tu non hai capito la potenza di Maniaci", tuonava non sapendo di essere intercettato. 

VIDEO DELLE INTERCETTAZIONI DI PINO MANIACI 

I carabinieri della Compagnia di Partinico dal 2012 indagavano sulla mafia di Borgetto, oggi colpita duramente con l'operazione "Kelevra" e si sono imbattuti su quello che, secondo gli inquirenti, e' l'ultimo caso, in ordine di tempo, di uso dell'antimafia come arma impropria, piegata ai propri fini. Un collezionista di riconoscimenti, Maniaci, uno dei quali bollato come "premio internazionale del caz.. di eroe dei nostri tempi". Aveva messo in piedi un vero e proprio 'sistema', fatto di finti scoop, false intimidazioni e veri ricatti; di una tv usata come clava e di sindaci trattati come bancomat.

"Il direttore di Telejato ha piu' volte manifestato totale disprezzo per le autorita' costituite, le forze dell'ordine e la magistratura", ha detto oggi il procuratore Franco Lo Voi. "Non ci serve l'antimafia del signor Maniaci. Ci serve una antimafia pulita, trasparente con fini sociali", e' stato lo sfogo dell'aggiunto Vittorio Teresi. "Pino Maniaci - ha commentato Matteo Renzi - era considerato una icona dell'antimafia e ho dato una solidarieta' a lui come a tanti dopo quella che sembrava una intimidazione mafiosa. Ora le indagini hanno dimostrato che non era cosi'. Evidentemente oggi non rifarei quella telefonata, che era una telefonata contro la mafia". Di "nuovo, gravissimo esempio di tradimento delle buone ragioni di quanti si battono contro i poteri mafiosi", parla la presidente dell'Antimafia, Rosy Bindi che assicura: "Nella nostra inchiesta andremo fino in fondo per smascherare chi piega l'antimafia a finalita' del tutto estranee e incompatibili. Vogliamo restituire credibilita' e onore ad un mondo ricco e plurale, che svolge un ruolo essenziale per promuovere la cultura della legalita'".
"Si e' scoperto - scrive il gip nella corposa ordinanza - grazie all'attivita' di intercettazione corroborata dalle dichiarazioni delle vittime (il sindaco di Partinico Salvatore Lo Biundo e il sindaco di Borgetto Gioacchino De Luca, che riferisce anche della estorsione in danno dell'assessore comunale Gioacchino Polizzi, dimostratosi a riguardo reticente) che Pino Maniaci, forte del potere mediatico ottenuto esercitato ha cominciato a sfruttarlo per vessari vari amministratori locali che, intimoriti dalle notizie lesive artatamente paventate dal direttore di Telejato, vengono costretti a versare anche periodicamente somme di denaro per evitare o prevenire la divulgazione di servizi televisivi lesici del loro operato e onorabilita'". "Fai tremare tutti con questa televisione", confermava la sua interlocutrice al giornalista intercettato che si vantava della sua capacita' di intimidire i sindaci e di ottenere cio' che voleva: soldi, lavoro, affitti, persino l'acquisto di 2000 euro di magliette antimafia, millantando buoni rapporti col prefetto e la conoscenza di atti che avrebbero potuto determinare l'accesso al Comune per verificare i condizionamenti di mafia. "Secondo te", aggiungeva all'amante, "tutto questo rispetto da dove viene? E' stata una minaccia la mia...". E poi quelle vendette legate a fatti personali - come l'uccisione dei suoi cani - denunciate come intimidazioni mafiose: "Ora la scorta mi danno e il bordello succede".

Amore, 'pane' e antimafia. Il direttore di Telejato parlava al telefono con la sua "donna" e la rassicurava: "al primo concorso che c'e'... pubblico per andare a sistemarti per sempre in una azienda ospedaliera, a fare l'infermiera. Dopo che tu hai i tuoi 1500/2000 euro al mese io posso morire tranquillo". Maniaci dal sindaco di Partinico e dall'assessore alla Solidarieta' sociale avrebbe ottenuto l'assunzione della donna "condizionando altresi' la tipologia di impiego e luogo". Il sindaco di Partinico - interrogato in Procura il 23 luglio 2015 - conferma: "Maniaci mi ha detto che dovevamo farla lavorare a tutti i costi. L'unico modo era quello di autotassarci (unitamente ad altri assessori) e fargli svolgere il servizio di pulizia come svolgeva in precedenza". 

L'ambizione di Maniaci non aveva limiti: era sicuro di potere diventare sindaco di Partinico. Il 20 gennaio 2015 diceva sempre alla donna: "Salvo Lo Biundo fra due anni si candida alla Regione e se ne va a casa e mi candido io...". Un pensiero fisso, dettato anche dalle pressioni dell'amante. Il 28 gennaio, questa volta via sms, il direttore di Telejato le scrive per rassicurarla: "Appena divento sindaco, diventi dipendente comunale a vita, promesso, giuro. Prima faccio il sindaco e poi tranquilla, sono sempre Pino Maniaci". (AGI)