Migranti: presunto boss tratta resta in carcere, "plurimi indizi"

(AGI) - Palermo, 14 giu. - "Plurimi elementi indiziari", che fanno ritenere "con...

(AGI) - Palermo, 14 giu. - "Plurimi elementi indiziari", che fanno ritenere "concrete ed attuali le esigenze cautelari sottese all'applicazione della misura cautelare". Lo sostiene il gip di Palermo Alessia Geraci respingendo l'istanza di scarcerazione dell'eritreo accusato di essere un boss del traffico di migranti, presentata dal suo avvocato difensore, Michele Calantropo, che aveva chiesto anche in subordine misure alternative meno afflittive. L'uomo era stato arrestato in Sudan il 24 maggio ed estradato in Italia il 7 giugno con l'accusa di essere il capo di una delle piu' attive organizzazioni di trafficanti di esseri umani.
Venerdi' scorso, davanti al giudice aveva negato di essere il 'boss della tratta', sostenendo di essere vittima di un errore di persona: lui si chiamerebbe Medhanie Tesfamariam e non Medhanie Yehdego Mered come conferma l'accusa. Ha detto di essersi rifugiato in Sudan in attesa di raggiungere parenti in Usa o Europa. Parenti e conoscenti che hanno contattato i media per sostenere la tesi dello "scambio di persona". Ma, secondo il Gip, "allo stato le ragioni prospettate dalla difesa, basate esclusivamente sulle dichiarazioni rese a discolpa dall'odierno arrestato nel corso dell'interrogatorio, non sono idonee a superare i plurimi elementi indiziari a carico di quest'ultimo, sinteticamente richiamati nel parere formulato dalla Procura". Tra questi accertamenti sul telefono cellulare e sul profilo Facebook del giovane. L'indagato nel corso dell'interrogatorio di garanzia avrebbe inoltre riconosciuto che una delle telefonate intercettate il 23 maggio era stata fatta da lui, con il telefono che poi e' stato ritrovato al momento dell'arresto e che e' stato consegnato a magistrati. Verra' fatta una perizia fonica per stabilire se effettivamente la persona intercettata era quella che poi e' stata arrestata. A lui si sarebbe giunti seguendo le tracce di una utenza telefonica "intercettata" anche dalla Nacional Crime Agency britannica che ha "geolocalizzato" la provenienza. E quella "utenza" era nel luogo in cui e' stato portato a termine il blitz della polizia sudanese in cui "Mered" e' stato arrestato.
Scrive infine il giudice: "A ulteriore garanzia del diritto di difesa dell'imputato in data odierna, con separato provvedimento, e' stato comunque conferito a due interpreti l'incarico di effettuare la traduzione scritta in lingua tigrina dell'ordinanza applicativa della misura cautelare. La richiesta di declaratoria dell'inefficacia della suddetta misura va, pertanto, rigettata". (AGI)
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