Migranti: Oim, fuga da inferno Libia ma nessuna 'ondata anomala'

(AGI) - Palermo, 5 ott. - Undicimila migranti soccorsi tra lunedi' e martedi', 3...

(AGI) - Palermo, 5 ott. - Undicimila migranti soccorsi tra lunedi' e martedi', 38 cadaveri recuperati in 48 ore. Ben 143.160 gli sbarcati in Italia dall'inizio dell'anno. Numeri impressionanti, ma non si tratta di una "ondata anomala". "I numeri - dice all'AGI Flavio Di Giacomo, portavoce dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni - confermano una tendenza gia' registrata negli anni passati. E le modalita' con cui avvengono le traversate con fragilissime carrette del mare rendono inevitabili le morti, spesso in stiva, come le 22 vittime di ieri a bordo di un barcone". Semmai, cresce il quadro di una instabilita' dell'Africa che rende la Libia piu' pericolosa, i trafficanti piu' forti e per questo piu' violenti. "Il flusso verso l'Italia - aggiunge - e' poca cosa rispetto a quello invisibile tra i Paesi africani. Molti vanno in Libia senza l'obiettivo di imbarcarsi per l'Italia. Ma poiche' l'instabilita', la violenza e il razzismo sono esplosi in questa fase, la partenza e la fuga via mare diventano una via obbligata, nell'impossibilita' spesso di tornare nei Paesi d'origine". Molti di loro, insomma, non hanno un piano per migrare in Europa, ma in Libia "diventano tutti vulnerabili, sottoposti a terribili violazioni dei diritti umani, a violenze e abusi". E le storie qui si somigliano tutte, sottolinea Di Giacomo, con i centri di detenzione, autentici lager, le gang di minori libici "che scatenano la caccia al nero, per rapinare quei disperati, picchiarli e ucciderli se necessario per denaro". E una volta che si sono presi contatti con i trafficanti "non si puo' piu' tornare indietro. Molti vorrebbero farlo, spaventati spesso dalle condizioni delle barche, ma i mercanti di uomini non vogliono perche' temono che i disperati raccontino tutto, svelando le falsita' di una sorta di campagna informativa imbastita per rassicurare circa la sicurezza dei viaggi". Insomma, "molti sono piu' traumatizzati dall'esperienza in Libia che dalle traversate nel Canale di Sicilia". (AGI)
.