Migranti: medico Lampedusa Bartolo, "Io papa' dei disperati"

(AGI) - Palermo, 26 mag. - (di Giuseppe Marinaro) C'e' chi lo chiama "l'angelo d...

(AGI) - Palermo, 26 mag. - (di Giuseppe Marinaro)
C'e' chi lo chiama "l'angelo della speranza", altri "l'angelo dei bambini". Il medico Pietro Bartolo, responsabile del poliambulatorio di Lampedusa, da sempre abbraccia i drammi e le speranze dei migranti che approdano in questa frontiera d'Europa. "Ma a Lampedusa - dice all'AGI il medico, uno degli ispiratori di 'Fuocoammare', il film di Gianfranco Rosi che ha trionfato a Berlino - l'accoglienza e il cuore non hanno frontiere ne' confini. Mi sento il papa' di questi disperati, soprattutto dei piu' piccoli, ma tanti insieme a me condividono questa partecipazione e questa passione".
E Pietro Bartolo, si sente un po' papa' anche di Favour, 'favorita', 'privilegiata', la bimba di nove mesi giunta ieri nell'isola da sola, senza piu' la mamma, morta, secondo alcune testimonianze, durante una drammatica traversata, una delle tante che solcano il Mediterraneo. "Ne ho chiesto l'affido", dice emozionato al cronista, mentre, tra una frase e un'altra, tenendo in braccio la piccola, da' istruzioni agli infermieri sul ciuccio o sul latte: "Presto verranno a prenderla: la prefettura ha disposto che sia portata in un istituto, certamente in grado di accudirla. Ma credo che affidarla a una persona possa aiutarla a sanare un ferita gia' grandissima per una creatura cosi' piccola, segnata certamente dalla sofferenza. E io ne desidero l'affidamento in attesa che venga adottata. Certo - confida - vorrei anche adottarla, ma ho gia' 61 anni, e quando Favour ne avra' 10 io saro' rimbambito... mentre lei avra' bisogno di una famiglia dinamica, giovane che a lungo la protegga e le regali la bellezza e la gioia che merita".
Il medico spiega che sono tantissime le persone che lo hanno chiamato per prendersi cura della bambina. "Comprendo - conclude Bartolo - che se mi venisse data in affido poi il distacco sarebbe molto duro, lasciarla sara' un trauma, ma bisogna pensare innanzitutto al suo bene. Al bene suo e di tutte queste persone che non devono mai piu' scappare, che hanno diritto a riconciliarsi con la vita e le speranze normali di ogni uomo". (AGI)
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