Mafia: Grasso, serve responsabilita' collettiva; mai arrendersi

(AGI) - Palermo, 23 mag. - "La sentenza definitiva del maxi processo e' un monum...

(AGI) - Palermo, 23 mag. - "La sentenza definitiva del maxi processo e' un monumento giuridico e storico, perche' sanci' l'esistenza della mafia, da allora divenne un fatto acquisito. Fu questo un grande capolavoro di Falcone, Borsellino e di tutti i magistrati che hanno lavorato perche' cio' fosse possibile". Cosi' il presidente del Senato, Pietro Grasso, che fu giudice nel maxiprocesso - iniziato 30 anni fa proprio nell'Aula bunker dell'Ucciardone di Palermo -, nel giorno del 24esimo anniversario della strage di Capaci, invitando "a una responsabilita' collettiva" nell'impegno contro la mafia. "Non esistono cose difficili o impossibili se le affrontiamo con la cultura della legalita', non ci dobbiamo arrendere, e' questo il messaggio che lancio ai giovani, sono certo che questi ragazzi sapranno incarnare al meglio i valori di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino". "C'era un clima di tensione - ricorda - Quando uscii da quella porta mi prese un nodo alla gola, vedendo gli avvocati, i giudici, gli imputati tutti dietro le sbarre. C'erano oltre 500 giornalisti arrivati anche dall' estero, gli occhi del mondo erano puntati su Palerno e dietro c'era tanto lavoro dell' antimafia, dei giudici Falcone e Borsellino. Abbiamo ripassato tutto fino alla notte prima, per non sbagliare nulla. Eravamo presi da questo ruolo, e inizio' quella che fu una grande avventura". "Avevamo la responsabilita' e la consapevolezza di un'impresa difficilissima, gli avvocati facevano di tutto per far saltare il processo. Quando il parlamento approvo' la legge Mancino-Violante capi' che lo Stato era con noi", ha aggiunto Grasso intervenendo sul palco allestito nell'aula bunker del carcere Ucciardone, in cui si celebro' lo storico processo. "Quando usci' da quella porta mi prese un nodo alla gola vedendo gli avvocati, i giornalisti e gli imputati dietro le sbarre - ha detto - Gli occhi del mondo erano puntati su Palermo e dietro c'era tanto lavoro. Ripassammo tutto per non sbagliare nulla fino alla notte prima e inizio' quella che fu una grande avventura". (AGI)
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