Mafia: boss si scusa, "ho sbagliato ma non potevo essere diverso"

(AGI) - Agrigento, 22 lug. - "Sono stato in passato un barbarocriminale: ho offeso la vostra dignita' di persone per bene enon ho avuto nessun rispetto di tutti quei principifondamentali che presiedono alla convivenza civile. A tutti voichiedo rispettosamente scusa, ma allo stesso tempo vi chiedo diriflettere su quelli che furono gli anni '80". A scriverlo e' l'ex boss Giuseppe Grassonelli, 48 anni, gia' capo della'Stidda' di Porto Empedocle (Agrigento), oggi ergastolano, inuna lettera al sito malgradotutto.it. "Vi chiedo -aggiunge- dirapportarvi con la mia storia criminale nel tempo in cui ifatti

(AGI) - Agrigento, 22 lug. - "Sono stato in passato un barbarocriminale: ho offeso la vostra dignita' di persone per bene enon ho avuto nessun rispetto di tutti quei principifondamentali che presiedono alla convivenza civile. A tutti voichiedo rispettosamente scusa, ma allo stesso tempo vi chiedo diriflettere su quelli che furono gli anni '80". A scriverlo e' l'ex boss Giuseppe Grassonelli, 48 anni, gia' capo della'Stidda' di Porto Empedocle (Agrigento), oggi ergastolano, inuna lettera al sito malgradotutto.it. "Vi chiedo -aggiunge- dirapportarvi con la mia storia criminale nel tempo in cui ifatti sono accaduti e le circostanze che li hanno determinati". Grassonelli -che ha narrato la sua storia nel libro"Malerba" scritto con il giornalista Carmelo Sardo- nellalettera ricorda il giorno della prima strage di Porto Empedocledel 21 settembre del 1986 quando comincio' lo sterminio dellasua famiglia: "Era una calda sera d'estate, io ero un ragazzoventenne, appena congedato dal servizio militare, quando uncommando di assassini entro' in azione compiendo una strage acolpi di mitra nella piazza centrale di Porto Empedocle. Quelloche videro i miei occhi da ragazzo fu terrifcante: mio nonno,mio zio e altre persone erano stese a terra; i loro corpiversavano in posizioni innaturali, crivellati dai proiettili.Io, pur rimanendo ferito ad un piede, mi salvai per puromiracolo. Dopo quella sera fu praticamente un tiro al bersagliocontro i miei familiari. Alcuni mesi piu' tardi un altro miozio, un povero padre di famiglia, che aveva sempre vissutoonestamente del suo lavoro, fu massacrato senza pieta' soloperche' aveva la colpa di chiamarsi Grassonelli. Solo perquesto motivo. Ero terrorizzato non soltanto dalle continueuccisioni dei miei cari, ma anche perche' non sapevamo a chi dinoi fosse toccato, dopo. Come pensate che possa esserepossibile vivere una vita cosi'?". Grassonelli prova anche a spiegare il perche' non si siarivolto allo Stato: "Si', sono d'accordo con Voi, quandosostenete che il dovere civico impone ad ogni cittadino dirivolgersi alle Istituzioni per ottenere Giustizia. Ma iopensavo, allora , che la ma?a e lo Stato fossero la stessacosa. Percio' non l'ho fatto. Ma oggi credo nello Stato. A voichiedo di riflettere su quegli anni '80 quando dei valorosimagistrati siciliani furono costretti ad abbandonare la Siciliaper potere istruire un processo. A quale Stato avrei dovutorivolgermi a quello che gia' scappava per conto suo?", sichiede Grassonelli, che ai suoi concittadini ora dice:"Ricordatevi sempre che solo attraverso il rispetto della Leggee' possibile regolare il comportamento futuro degli uomini:essa soltanto puo' essere in grado di indirizzare le nostrecondotte anche al ?ne di evitare le ostilita' tra gli uomini.Senza il rispetto delle regole, credetemi, non sarebbe maipossibile la sopravvivenza di nessun gruppo sociale: osservatee giudicate come certe famiglie a Porto Empedocle si sianoletteralmente sterminate a vicenda per non avere fatto ricorsoalla Legge e guardate le loro donne sole e abbandonate al lorotriste destino". (AGI).