Don Puglisi: "Se ognuno fa qualcosa...", un prete fra la gente

(AGI) - Palermo, 15 set. - "E' vero non abbiamo niente, ma possiamo rimboccarci ...

(AGI) - Palermo, 15 set. - "E' vero non abbiamo niente, ma possiamo rimboccarci le maniche. E se ognuno fa qualcosa, allora si puo' fare molto". Poche parole che contengono un punto cruciale del pensiero e del cuore di Padre Pino Puglisi, ucciso dalla mafia 23 anni fa. Il 29 settembre 1990 diventa parroco di San Gaetano, a Brancaccio, chiamato dal cardinale Salvatore Pappalardo. Al suo fianco alcune assistenti sociali volontarie della scuola di servizio sociale Santa Silvia. Qui continua a fare quello in cui crede: il Gesu' che ha vissuto e raccontato non puo' restare nel chiuso delle chiese o solo fra le persone che frequentano la parrocchia, ma deve portare la pace e la giustizia ovunque, in ogni strada, anche laddove la mafia vuole dominare le persone. Nel quartiere c'erano tanti problemi e nessuno cercava di risolverli, nemmeno gli amministratori locali. Bisognava costruire una vita buona per tutti, lontano dalla paura e dai ricatti. Cerca e accoglie i piu' piccoli e i giovani. Incontra gli adulti e le famiglie. Aiuta i condomini di uno stabile di via Hazon a organizzarsi per ottenere migliori condizioni di vita e liberare gli scantinati diventati centrale degli affari della cosca. Prende posizione contro le intimidazioni alla parrocchia e al comitato di via Hazon. "Un religioso calato nel sociale, immerso nella difficile realta' del quartiere", scrivono di lui i giudici nelle motivazioni della sentenza di condanna dei killer. Il 28 giugno 2012 Benedetto XVI riconosce che l'esecuzione ordinata dai boss e compiuta davanti alla parrocchia di San Gaetano, fu "martirio", "in odio alla fede". Dal 25 maggio 2013 per la Chiesa e' Beato. Per tutti coloro che l'hanno conosciuto resta '3P', Padre Pino Puglisi, nato da Carmelo Puglisi, calzolaio, e Giuseppa Fana, sarta. Ministrante e membro dell'azione cattolica, nel 1953, a 16 anni chiede e ottiene con una lettera all'arcivescovo Ernesto Ruffini, di essere ammesso al seminario. Diventa prete il 2 luglio 1960: regala a tutti un piccolo biglietto con una preghiera semplice: "O Signore, che io sia strumento valido nelle tue mani per la salvezza del mondo". L'impegno in varie parrocchie cittadine, l'insegnamento nelle scuole, l'assistenza spirituale di volontari, religiosi e giovani di Azione cattolica. Nel '73 inizia l'impegno nel Cdv, il Centro diocesano vocazioni, di cui diviene direttore nel '79. Segue i giovani in ricerca vocazionale, trovando terreno fertile per la sua naturale inclinazione alla gioia, all'ascolto, all'accoglienza, alla promozione umana e personale, all'accompagnamento e alla guida spirituale, mobilitando migliaia di ragazzi. La direzione seguita e' inedita: nessuno spingera' un giovane verso strade precostituite. L'essenziale sara' diventare uomo, diventare donna. Dentro una domanda fondamentale: "Si', ma verso dove?", cioe' verso quale meta orientare la vita, verso quali chiamate, quale vocazione? Nella consapevolezza che la vita e' valida se donata. E' guida spirituale di tanti uomini e donne, segue le ragazze madri ospitate nell'Opera Pia Ruffini. Anche a Brancaccio fara' propri i problemi di chi incontra. Nella lettera inviata al presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro il 23 luglio 1992, scrive: "La classe politica continuando a rimanere statica e insensibile di fronte a questa grave situazione sociale, si rende responsabile di una societa' cosi' fatta che e' in grado di fornire manovalanza alla criminalita' organizzata. Il primo atto del Comitato intercondominiale della via Hazon e' stato la presentazione di richieste (firmate dai cittadini): scuola media, distretto socio-sanitario di base, aree ricreative per giovani e anziani, spazi verdi e vigili di quartiere. Non puo' il potere politico porsi in termini di ordinaria quotidianita' di fronte a un cosi' grave problema sociale". La Cassazione ha sancito nella sentenza - che ha condannato all'ergastolo Giuseppe e Filippo Graviano, accusati di avere ordinato il delitto, e i componenti del commando Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, Luigi Giacalone e Nino Mangano - che padre Puglisi era stato ucciso per mettere a tacere un sacerdote scomodo, socialmente impegnato, un formatore di coscienze. "Non sono un biblista - diceva di se' 3P - non sono un teologo, ne' un sociologo, sono soltanto uno che ha cercato di lavorare per il Regno di Dio". (AGI)
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