Melanoma scambiato per neo, 8 medici indagati a Lecce

Roberta Filippo, ingegnere 31enne, è morta cinque anni fa per una grave forma tumorale

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Lecce - Avrebbero scambiato un melanoma per un neo innocuo, una 'svista' costata la vita a una donna di 31 anni. Questa l'accusa per otto medici salentini per i quali e' stata disposta l'imputazione coatta dal gip di Lecce, Giovanni Gallo.

Roberta Filippo, ingegnere 31enne di Scorrano in provincia di Lecce,  morì per una grave forma tumorale con metastasi polmonari e ossee il 6 marzo 2011, ma se il melanoma fosse stato diagnosticato in tempo, sostiene il gip, che ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Donatina Buffellila, la giovane paziente avrebbe avuto maggiori possibilita' di sopravvivenza o, se non altro, di cura. Sotto accusa ci sono cinque medici dell'ospedale di Scorrano, un anatomo - patologo di un centro medico leccese dove si svolsero le analisi sul neo asportato, un dermatologo e un reumatologo che all'epoca dei fatti era in servizio nell'ospedale di Maglie (Lecce).

L'inchiesta sul presunto caso di malasanita' venne avviata dopo l'esposto presentato alla Procura di Lecce da parte dei familiari di Roberta Filippo, i quali sostenevano che i medici, all'inizio, non diagnosticarono la reale natura del neo che avrebbe poi determinato l'aggravarsi della malattia e la morte della donna. I primi esami clinici eseguiti nel 2010 sul neo asportato dalla spalla della giovane non avrebbero evidenziato, infatti, alcuna patologia. Ma i medici dell'ospedale di Ancona, dove la paziente successivamente venne ricoverata, scoprirono una grave malattia oncologica e la ricrescita di un neo nel punto in cui era stato asportato quello precedente. La diagnosi fu poi confermata al "San Raffaele" di Milano nel 2011. (AGI)