Legge ricostruzione: i commi da cambiare secondo Cialente

(AGI) - L'Aquila, 17 giu. - "Nel decreto approvato l'11 giugnoscorso, all'articolo 11, e' stato inserito, in 16 commi, unaparte dell'articolato della legge per la ricostruzione delcratere abruzzese, preparato attraverso tante e ripetuteriunioni con associazioni, istituzioni, sindacati equant'altro". Inizia cosi' una nota del sindaco dell'Aquila,Massimo Cialente, che fa il punto sui commi da cambiare."Sapevamo - afferma - che nel decreto approvato sarebberorientrati solo una parte degli articoli della legge da noipreparata. Di fatto c'era l'accordo con il Governo che, in sededi conversione, sarebbero stati presi in considerazione altriaspetti, confrontando

(AGI) - L'Aquila, 17 giu. - "Nel decreto approvato l'11 giugnoscorso, all'articolo 11, e' stato inserito, in 16 commi, unaparte dell'articolato della legge per la ricostruzione delcratere abruzzese, preparato attraverso tante e ripetuteriunioni con associazioni, istituzioni, sindacati equant'altro". Inizia cosi' una nota del sindaco dell'Aquila,Massimo Cialente, che fa il punto sui commi da cambiare."Sapevamo - afferma - che nel decreto approvato sarebberorientrati solo una parte degli articoli della legge da noipreparata. Di fatto c'era l'accordo con il Governo che, in sededi conversione, sarebbero stati presi in considerazione altriaspetti, confrontando questo testo con il disegno di leggepresentato dalla senatrice Pezzopane. Altri punti, quali adesempio il problema ormai drammatico e paralizzante delpersonale all'esame dei progetti, dovrebbero invece essere, agiorni, ricompresi in una delibera Cipe attesa per la prossimasettimana. L'art 11, al comma 15, ha dato un minimo di ossigenoalle finanze dei Comuni, mettendo in condizione, il Comunedell'Aquila di approntare il rilancio, sebbene con lanecessita' di un aumento delle imposte. Ma nell'art. 11 deldecreto- rileva il sindaco - vi sono delle previsioni normativeche riteniamo di non poter condividere, e che sono stateinserite dall'ufficio legislativo o forse dalla stessastruttura dell'anticorruzione. Il primo di questi, e' il comma2, dove si prevede che il progettista ed il direttore deilavori non possano avere avuto, negli ultimi tre anni, rapportidi natura commerciale, professionale o di collaborazione,comunque denominati, con l'impresa affidataria dei lavori diriparazione della ricostruzione, anche in subappalto. Ritengoche la previsione, peraltro contenuta nella nostra proposta,sia andata oltre le intenzioni. Noi pensavamo solo ad unrapporto di dipendenza vera e propria che, indubbiamente,avrebbe posto problemi possibili di conflitto di interessi. Sie' andati oltre perche', in un comprensorio piccolo come ilnostro, e' impensabile che negli anni non vi sia stato alcunrapporto professionale, anche il piu' semplice, come puo'essere un accatastamento, tra progettisti e ditte aquilane. Suquesto punto condivido quindi pienamente le preoccupazionimanifestate dall'Ordine degli Ingegneri e dall' Ance e credoche dovremo assolutamente chiedere una modifica. Altrapreoccupazione - prosegue Cialente - e' al comma 7, nel qualesi prevede 'In caso di fallimento dell'affidatario dei lavori odi liquidazione coatta e concordato preventivo dello stesso,nonche' nei casi previsti dall'art. 135, comma 1, del decretolegislativo 12 aprile 2006, n.163, il contratto per larealizzazione dei lavori di riparazione o ricostruziones'intende risolto di diritto'. Anche in questo caso, mentre eranecessario porre un freno allo scandalo di commesse vendute daaziende fallite o in liquidazione, riteniamo che non siagiusto, poiche' va contro il senso della legge, estendere larisoluzione del contratto anche alle aziende in concordatopreventivo. Al piu', in questo caso, si dovrebbe lasciare laliberta' al committente di decidere se confermare o menol'incarico alla ditta che, in quanto in concordato preventivo,potrebbe mantenere intatta la capacita' di procedere ai lavori,al piu' inserendo una previsione del pagamento dei subappaltatori direttamente da parte del committente stesso. Altroerrore a mio avviso politico, direi ideologico - osserva ancorail primo cittadino - e' quello che rinvia al Presidente delConsiglio dei Ministri la nomina dei direttori dell'USRA.Significherebbe rinunciare, come era invece stato previsto dalGoverno Monti, alla condivisione con i Comuni e ripercorreregli errori gravissimi commessi dal Governo Berlusconi, ditenere fuori gli enti locali dalla ricostruzione e di imporreun Commissariamento che, come sappiamo, si e' rivelatodisastroso. Colpisce che sia proprio il governo Renzi a tornareindietro, come a voler sottintendere una scarsa fiducia nellecompetenze degli enti locali. Come presto la storiaricostruira', in questa tragedia nella quale il sistema Italiaha mostrato tutte le sue pecche ed insufficienze, la mancanzapersino di etica della responsabilita' - commenta infineCialente - emergeranno i gravi limiti del Governo e delParlamento ed emergera' il ruolo di responsabilita' esacrificio dei comuni che, il piu' delle volte, hanno dovutoaffrontare compiti e problematiche da soli, facendosi anchecarico di problemi di ordine pubblico e della disperazione deicittadini delusi quando addirittura non umiliati". (AGI)Red/Ett

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