Gdf: il comandante Toschi ricorda il padre Fulvio

(AGI) - Chieti, 16 ago. - "Io non sono il primogenito della famiglia, lo e' Paol...

(AGI) - Chieti, 16 ago. - "Io non sono il primogenito della famiglia, lo e' Paolo, quindi sarebbe toccato a lui ricordare la figura di nostro padre, del nonno di Michele, di Luca, di Alessandro, di Federico e di Francesco, nipoti che adorava piu' di chiunque altro. Ma oggi io, qui, desidero commemorare un finanziere, figlio di finanziere, fratello di finanziere, padre di finanzieri ma soprattutto orgoglioso nonno di un finanziere". Lo ha detto il Comandante Generale della Guardia di Finanza, il Generale di Corpo d'Armata Giorgio Toschi, ricordando nella chiesa di San Giustino a Chieti la figura del padre Fulvio. "Desidero e devo farlo io perche' Dio ha voluto che a rendergli l'estremo saluto sia addirittura il Comandante Generale della Guardia di Finanza, peraltro alla presenza di numerose autorita' civili, militari e religiose che ringrazio sentitamente per essere intervenute a questa cerimonia rientrando in sede o raggiungendo questo luogo il giorno di ferragosto o quello successivo. Mio padre - ha ricordato il comandante - era nato in una piccola localita' nei pressi di Venezia perche' mio nonno, allora, prestava servizio al Comando di un Reparto dislocato sul Brenta; al seguito della sua famiglia di origine si era poi trasferito nel Lazio e per ultimo in Abruzzo, sempre per motivi riconducibili alle esigenze di comando del capostipite dei Toschi in fiamme gialle, arruolatosi nel 1911. Ma e' qui, a Chieti, ultima sede di servizio di mio nonno, che papa' ha frequentato le scuole medie e superiori, ha vissuto gli anni della sua giovinezza - anche se segnati dagli orrori della guerra - ed ha conosciuto la sua 'Nella' che e' stata poi la sua compagna inseparabile per oltre 70 anni. I suoi impegni di lavoro non gli consentivano di tornare spesso in questa bella citta' abruzzese, ma il giorno del suo compleanno - il 10 agosto - lo trascorreva qui, in casa dei miei nonni, circondato da tutti gli affetti famigliari. Amava Chieti, conosceva ogni angolo della citta', si ricordava e parlava spesso di tutti i suoi docenti, dei suoi compagni di classe, di tanta gente che aveva, per motivi diversi, conosciuto durante gli anni della sua permanenza teatina. Ha sempre vissuto ispirandosi agli ideali da secoli affermati dal Corpo, in cui ha prestato servizio per ben 42 anni (ma ne potevano essere di piu' se gli eventi bellici dal 1943 non avessero determinato la sospensione dei corsi d'Accademia, benche' avesse superato il relativo concorso). I valori a cui faceva sempre riferimento - ha sottolineato il Comandante Generale - erano: l'amor di Patria, l'Onore militare, il senso del dovere e della disciplina. Affermava continuamente la necessita', sempre piu' avvertita, di un piu' diffuso senso dell'etica. Dopo aver frequentato l'Accademia nell'immediato dopoguerra, ha svolto - con 'onore e disciplina' - servizio da Udine a Palermo, transitando da L'Aquila e Napoli e trascorrendo numerosi anni a Roma, ove ha ricoperto gli incarichi - importanti e delicati - di Comandante del Gruppo, della Legione e della Zona Centrale per concludere la sua carriera da Ispettore per l'Italia Centrale, raggiungendo il grado apicale. Ma le sue esperienze professionali - e di vita, atteso che la sua esistenza l'ha totalmente dedicata al servizio, all' 'ufficio' come amava ripetere - erano anche e soprattutto radicate al periodo trascorso presso il Nucleo Centrale, alla Scuola di Polizia Tributaria ed alla ventennale attivita' di consulente di oltre 10 ministri della Difesa, assolta congiuntamente ad altri incarichi. Amava raccontare i fatti da lui vissuti con estrema lucidita' e puntualita', facendo riferimenti talmente precisi, e con dovizie di particolari, tanto da lasciare intendere - all'interlocutore e/o alle piccole folle che intratteneva - con quanta intensita' aveva vissuto quei momenti di vita operativa, riferendo i fatti ed arricchendoli sempre di aneddoti, racconti ed episodi riguardanti la persona o i luoghi narrati: era davvero un brillante oratore, oltre che essere di 'facile penna', tant'e' che la sua iniziale attivita' fu di giornalista. Chiunque tra di voi l'ha conosciuto, sa che a lui avrebbe fatto molto piacere incontrarvi: a tutti avrebbe teso la mano con un sorriso, a tutti avrebbe rivolto un complimento o una battuta scherzosa, con tutti si sarebbe piacevolmente intrattenuto a parlare. Ultimamente - ha quindi proseguito Giorgio Toschi - non leggeva piu' i sette giornali quotidiani ma 'Il Finanziere' si', quello lo sfogliava per tutto il mese, fintanto che non gli venisse recapitato il numero nuovo: attraverso di esso si informava, seguiva l'evoluzione del Corpo e si compiaceva dei risultati che i Reparti avevano conseguito. L'ultimo numero, quello con la copertina che mi ritrae mentre pronuncio il discorso di insediamento, era pero' il suo preferito: fino all'ultimo, lo ha sfogliato, guardato, ammirato. Quando, alla fine di aprile, gli comunicai che ero stato nominato Comandante Generale, mi rivolse uno sguardo compiaciuto, prese la mia mano, la strinse, la bacio' e mi sussurro': 'mi raccomando, ora ricordati di sostituire le spalline e di mettere in ordine l'uniforme'. Questo e' stato l'ultimo 'discorso' che ho intrattenuto con mio padre, un testamento morale con cui ha inteso dirmi: con il cambio delle spalline, ti e' aumentato - figlio mio - il peso delle responsabilita' cui sei stato chiamato e mantenendo in ordine l'uniforme che indossi, guida il Corpo con animo sereno e deciso, in armonia, con compostezza, equilibrio e rispetto delle regole. Concludo ringraziandovi tutti - ha detto infine il Comandante Generale della Guardia di Finanza - anche chi non e' potuto materialmente intervenire ma che e' stato ugualmente vicino alla mia famiglia in questi giorni. Tutti, infatti, hanno voluto rendere omaggio ad un grande uomo, ad un bravo finanziere, ad un esemplare servitore dello Stato, a nonno Fulvio". (AGI)
Red/Ett