Forum stampa cattolica: contro la fame meno poverta'

(AGI) - L'Aquila, 19 giu. - "Per liberare il mondo dalla fame,non serve cibo in maggiore quantita' ma bisogna lavorare moltoper contrastare la poverta' e aumentare i redditi soprattuttodelle fasce piu' povere". L'analisi e' di Jakob Skoet,economista della Divisione dell'economia per lo svilupposociale della Fao, intervenuto nella prima sessione del XIForum dell'Informazione cattolica per la Custodia del Creato"Coltivare e custodire le risorse naturali per nutrirel'Umanita'", organizzato a L'Aquila dall'associazioneGreenaccord Onlus in collaborazione con la Regione Abruzzo e ilComune di L'Aquila. Secondo Skoet, le politiche davveroefficaci contro la fame sono

(AGI) - L'Aquila, 19 giu. - "Per liberare il mondo dalla fame,non serve cibo in maggiore quantita' ma bisogna lavorare moltoper contrastare la poverta' e aumentare i redditi soprattuttodelle fasce piu' povere". L'analisi e' di Jakob Skoet,economista della Divisione dell'economia per lo svilupposociale della Fao, intervenuto nella prima sessione del XIForum dell'Informazione cattolica per la Custodia del Creato"Coltivare e custodire le risorse naturali per nutrirel'Umanita'", organizzato a L'Aquila dall'associazioneGreenaccord Onlus in collaborazione con la Regione Abruzzo e ilComune di L'Aquila. Secondo Skoet, le politiche davveroefficaci contro la fame sono quelle che incentivano la"crescita economica inclusiva, soprattutto verso i piu'deboli". A dimostrarlo, sono i Paesi che hanno introdottosistemi di protezione sociali: "chi ha intrapreso questa stradaha ottenuto risultati significativi sul fronte della lotta allamalnutrizione". Ma queste scelte sono state adottate a macchiadi leopardo. E infatti, spiega l'Onu, i risultati globali sullafame sono comunque a luci e ombre. "Da un lato - prosegue Skoet- si puo' vantare una riduzione di 216 milioni di affamatinell'ultimo quarto di secolo (167 milioni solo nell'ultimodecennio)". Sono 795 milioni secondo i dati 2014, 780 dei qualinei Paesi in via di sviluppo e uno su due e' residente in Asiaorientale e meridionale. "Tuttavia l'obiettivo del Verticemondiale dell'Alimentazione di dimezzare la popolazionemalnutrita e' stato ampiamente mancato. Sarebbe statanecessaria una riduzione di 476 milioni". Per accelerare iltrend e consolidarlo, Skoet sottolinea l'esigenza di investireanche su due altri fronti: l'agricoltura familiare("l'incremento di produttivita' dei piccoli agricoltori -spiega - genera redditi, migliora l'accesso ad alimenti diqualita', crea posti di lavoro per le fasce piu' povere eaumenta i salari della manodopera non qualificata") e i mercatirurali che, se efficacemente funzionanti, sono "importanti perla sicurezza alimentare e l'alimentazione, agevolandol'integrazione degli agricoltori familiari nell'economia".Un'agricoltura dalle radici antiche ma estremamente proiettataal futuro. Di "Agricoltura 5.0" parla Riccardo Valentini,analista del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenticlimatici. "Il nuovo approccio e' necessario per creare unarete fitta di produttori che cooperano per la sfida dellaproduzione globale, utilizzando tecnologie utili a ridurre gliimpatti nocivi". Ma la lotta alla fame e' anche connessa con uncambio di stili di vita di chi ha cibo in abbondanza e spessolo sperpera senza riflettere. Un'abitudine odiosa eppurequotidiana nel Nord del mondo, con riflessi ecologici oltre chemorali: "lo spreco di cibo - osserva Valentini - non e' solouna questione etica , ma c'e' anche un problema ambientale,perche' per produrre quel cibo sono state utilizzati acqua,fertilizzanti, pesticidi". Considerazioni importanti che pero'non possono avere il giusto impatto nel cambiare le politichepubbliche nazionali e internazionali se non arrivanoall'opinione pubblica attraverso la mediazione degli operatoridell'informazione. "Nel nostro percorso - spiega AlfonsoCauteruccio, presidente dell'associazione Greenaccord Onlus -ci siamo resi conto che spesso le analisi tecniche e lecertezze degli scienziati non vengono adeguatamente 'coperte'dai media perche' questi due mondi non hanno occasioni perconfrontarsi e parlare. E questa lacuna si riverberanell'opinione pubblica che non riceve informazioni cruciali perorientare le proprie scelte e i propri stili di vita in sensodi una maggiore sobrieta', sostenibilita' e lungimiranza. Laconsiderazione vale ancor di piu' per il circuito dei mediacattolici, per i quali le notizie di carattere ambientale siintrecciano con i temi di giustizia sociale, in linea con icoraggiosi principi contenuti nell'enciclica papale appenapromulgata". (AGI)

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