Carceri: intesa tra Inps e amministrazione penitenziaria Abruzzo

(AGI) - Pescara, 1 lug. - E' stato sottoscritto oggi, a Pescara, un protocollo d...

(AGI) - Pescara, 1 lug. - E' stato sottoscritto oggi, a Pescara, un protocollo d'intesa tra l'Istituto nazionale della previdenza sociale (Direzione regionale Abruzzo) e il Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per il Lazio, l'Abruzzo e il Molise. A firmarlo il direttore regionale dell'Inps, Roberto Bafundi, e il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria Cinzia Calandrino, alla presenza del sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli. L'intesa prevede una collaborazione tra le due realta'. Il personale dell'amministrazione penitenziaria potra' effettuare accessi programmati nelle sedi dell'Inps Abruzzo per acquisire informazioni e ricevere consulenza sulle attivita' amministrative svolte a favore dei detenuti ristretti negli istituti penitenziari della regione con l'impegno, da parte dell'Inps, di fornire ogni forma utile di assistenza e supporto nonche' a garantire percorsi concordati di formazione e affiancamento al personale delle case circondariali. Le domande di Naspi (Nuva assicurazione sociale per l'impiego) ed eventuali altre prestazioni a cui i detenuti potrebbero avere diritto saranno presentate tempestivamente, a seguito di apposita delega al personale dell'amministrazione penitenziaria, e l'Inps si impegna a liquidare e mettere in pagamento questi richieste entro il mese successivo alla presentazione. L'intenzione e' di contribuire ad una concreta opera di modernizzazione ed innovazione dei servizi, per rendere la cultura della previdenza fattore attivo per il reinserimento dei detenuti nella societa' creando in questi ultimi consapevolezza e interesse verso le diverse forme di tutela che il sistema previdenziale prevede per i cittadini e le famiglie. Con questa intesa, ha commentato Calandrino, "si consacra il lavoro in rete delle pubbliche amministrazioni per facilitare il lavoro degli operatori penitenziari e si agevola l'attivita' dei nostri dipendenti a favore dei detenuti". In sostanza si compie un passo per "rendere sempre piu' il carcere come una parte fondamentale della societa'", mentre generalmente viene avvertito come distante. Questa intesa, ha detto dal canto suo Bafundi, "potrebbe apparire "ultronea" rispetto alle competenze dell'Inps e invece "puntiamo sulla "S" finale del nostro nome, cioe' sulla funzione sociale dell'Istituto. Quando le amministrazioni fanno rete i servizi diventano risposte per nuove domande" e nel caos specifico "ci facciamo carico dei detenuti e delle loro famiglie. L'Istituto, ha proseguito, non puo' non tener conto di quest'altra faccia di marginalita' sociale. Speriamo di dare un piccolo sollievo alle famiglie e di contribuire al reinserimento sociale dei detenuti" che, e' stato ricordato, "ricevono dei compensi per le attivita' lavorative svolte in carcere". "Aprire il carcere e farlo conoscere e' un investimento sulla sicurezza", ha osservato il sottosegretario facendo notare che "nel nostro sistema c'e' una recidiva del 70 per cento, cioe' nel 70 per cento dei casi chi esce dal carcere torna a delinquere. Quindi dobbiamo investire perche' chi e' detenuto possa avere una seconda opportunita' e si riesca a perseguire il principio della rieducazione della pena". Dal sottosegretario e' partito un invito a "esplorare nuove strade anche per arrivare a nuove forme di retribuzione dei detenuti". Di certo l'intesa di oggi serve a "rendere meno pesante la burocrazia di questo Paese, ha aggiunto, nell'interesse di una categoria debole" e ad "aprire il mondo del carcere all'esterno, vincendo quella ritrosia e quella paura nei confronti di chi ha sbagliato". (AGI)
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