Per il prossimo governo Zingaretti vorrebbe un "servitore delle istituzioni"

Intervistato dal Messaggero, il segretario del Pd spiega la sua chiusura a un Conte-bis e assicura che non ci sono veti contro Di Maio

zingaretti governo di maio
Aleandro Biagianti / AGF
Nicola Zingaretti

“Conte non va bene”, dice il segretario del Pd Nicola Zingaretti in un’intervista a Il Messaggero,  spiega che sul suo nome i margini di trattativa sono zero” in quanto “non si può dire che gli altri, ovvero Salvini, hanno sbagliato, e riprendere a governare come se nulla fosse cambiando solo alleato”. Zingaretti è invece più incline alla soluzione di “un uomo di Stato, a un alto servitore delle istituzioni”.

Quanto a se stesso Zingaretti è indisponibile a fare il premier facendo già il Governatore del Lazio e il segretario del Pd: “Credo siano già due impegni molto gravosi e intendo continuare a fare questo” spiega. Quanto a Di Maio nel governo Zingaretti e il Pd non pongono “alcun veto”, anche se il segretario dem aggiunge: “Ma non si potrà far scendere in campo la stessa squadra che ha già perso una partita”. Ma fare nomi è ancora presto e “occorre fare un passo per volta”

Ma a chi è da attribuire il merito di aver aperto ai 5Stelle o al segretario del partito?

Il segretario del Pd vuole mettere i puntini sulle “i” e per questo allinea i fatti, che secondo lui sono che “la proposta di Renzi, cioè quella di un governo di istituzionale di breve durata, non ha ricevuto alcun tipo di reazione nel M5S, perché credo – aggiunge – che i grillini non si fidino di lui”. E poi, protagonismo o meno di Renzi, “il dato politico è che nessuno ha risposto alla sua sollecitazione”.

Quindi il ruolo assunto da Renzi in questa trattativa di fatto non preoccupa Zingaretti e non teme neanche la scissione dell’ex premier ed ex segretario perché “è un’eventualità che nemmeno il diretto interessato nasconde, vedremo”. Poi chiosa: “Io sono il segretario del partito e devo tenere tutti dentro lo stesso schema di gioco. E ci stiamo riuscendo bene”.

Zingaretti tuttavia non si nasconde le difficoltà di questo incontro tra 5Stelle e Pd ma non vede la necessità di un “contratto” come quello stipulato con la Lega, perché “non funziona, lo abbiamo già visto in questa triste pagina gialloverde” dove ognuno cura il suo orticello. “Cinque punti chiari sono la soluzione. Con la manovra al primo posto”. E sulla possibilità che l’intesa arrivi in porto Zingaretti non si sbilancia e aspetta “come è ovvio” le decisioni del Presidente della Repubblica.

 



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it.