Perché il voto di Ostia è diventato di portata nazionale

Il X municipio va al voto dopo il commissariamento per mafia. Per il M5s è un test importante quanto il voto in Sicilia, il Pd è senza speranze come in Sicilia

Perché il voto di Ostia è diventato di portata nazionale

Dopo oltre due anni di commissariamento per mafia (da settembre 2015), domenica 5 novembre il Municipio X di Roma, quello di Ostia e del litorale cittadino, torna alle urne per eleggere il suo presidente. Le previsioni della vigilia vedono in vantaggio la candidata del Movimento 5 Stelle, Giuliana Di Pillo, tallonata da quella del centrodestra, Monica Picca di Fratelli d'Italia. Pesa l'incognita sull'affluenza al voto dopo due anni di gestione commissariale seguita all'inchiesta Mafia Capitale.

Cosa si giocano i Cinque Stelle

Non si tratta però di una semplice tornata elettorale locale ma del primo test alle urne per la giunta M5S di Virginia Raggi dopo 16 mesi in Campidoglio. Lo è per due ragioni: il Municipio X è il quarto più popoloso della città, con 231mila abitanti (poco meno di Venezia), e proprio in riva al mare lo scorso anno la sindaca ha stravinto. Al ballottaggio la Raggi a Ostia ha incassato il 76% dei voti mentre i 5 Stelle hanno ottenuto il 43,8% dei voti, un balzo in avanti enorme rispetto al 16,9% ottenuto nel 2013 da Paolo Ferrara (oggi capogruppo in aula Giulio Cesare) come candidato presidente. E allora un eventuale risultato lontano da quelle percentuali potrebbe riaccendere malumori sopiti a fatica nel Movimento sulla gestione del Campidoglio, tra nomine sbagliate e un'azione amministrativa lenta e ancora poco incisiva sulla qualità dei servizi. Per questo nell'ultimo mese la Raggi ha fatto tappa sul litorale almeno una volta a settimana, anche solo per annunciare piccole opere di decoro urbano.

Perché il voto di Ostia è diventato di portata nazionale
Virginia Raggi

La sfida al vertice è tutta femminile

I candidati alla presidenza sono nove, di cui sette uomini, ma la contesa per la vittoria si annuncia tutta al femminile, tra la grillina Giuliana Di Pillo data in vantaggio nei sondaggi e Monica Picca, sostenuta dal centrodestra, a insidiarla. Scelta già a luglio dagli attivisti pentastellati, la prima è stata delegata al litorale della sindaca e punta tutto sulla legalità, sul decoro e sul rapporto diretto con Virginia Raggi. La seconda batte sul tasto della lotta al degrado e sul rilancio di commercio e turismo, viene dalle fila di Fratelli d'Italia, ed è stata preferita a una candidata di Forza Italia anche per arginare la possibile fuoriuscita di voti verso l'estrema destra di CasaPound, mai così attiva sul litorale. Per il centrodestra Ostia è un test anche in vista delle regionali del prossimo anno, un eventuale risultato positivo rafforzerebbe il peso di Fratelli d'Italia nella scelta del candidato governatore, che Pd ed M5S hanno già fatto. Non a caso anche Giorgia Meloni non ha lesinato le apparizioni sul litorale nonostante gli impegni legati alle regionali in Sicilia. 

Pd senza speranze, come in Sicilia

Sembra decisamente più distanziato Athos De Luca, candidato del Pd: è nato a Siena, non vive sul litorale e soprattutto sconta il peso della fine traumatica dell'ultima giunta municipale, a guida Dem, con l'ex presidente Andrea Tassone condannato a 5 anni in primo grado nel processo Mafia Capitale. A riprova che la corsa di De Luca sia difficile l'assenza del governatore del Lazio Nicola Zingaretti dalle sue iniziative elettorali. 

Perché il voto di Ostia è diventato di portata nazionale
 Athos de Luca

Altro assente dalle urne sul litorale è Alfio Marchini: Ostia certifica lo stop del suo progetto politico sulla Capitale. L'imprenditore da un anno è distante dalle sedute in aula in Campidoglio e nel Municipio X, da cui pure viene il suo capogruppo, non ha presentato alcun candidato né espresso indicazioni di voto. 

Gli altri candidati

A contendersi la terza piazza don Franco De Donno, per 36 anni vice parroco della parrocchia di Santa Monica sul litorale, appoggiato da Mdp e Sinistra Italiana, che ha lasciato temporaneamente il sacerdozio per parlare di ricucitura del tessuto sociale. Il giornalista Andrea Bozzi invece si candida con la parola d'ordine della "separazione" di Ostia da Roma, opzione già' tentata due volte nel 1989 e nel 1999 (in entrambi i casi il referendum non raggiunse il quorum). E poi c'è CasaPound​, che corre con Luca Marsella e punta a ottenere almeno un consigliere municipale: negli ultimi mesi il movimento di estrema destra ha moltiplicato le iniziative sul territorio, come la distribuzione di alimenti a persone disagiate, a caccia di un voto di protesta. 
In corsa anche un candidato del Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi, un indipendente di sinistra e uno di una lista civica.

Perché il voto di Ostia è diventato di portata nazionale
Il blitz di CasaPound a Ostia contro i venditori abusivi

Le incognite del ballottaggio

Visto l'alto numero di contendenti l'ipotesi del ballottaggio appare concreta ed eventuali convergenze elettorali tra centrodestra e centrosinistra potrebbero sparigliare le carte, perché i 5 Stelle non faranno apparentamenti. 

Si annuncia quindi un voto polarizzato sulla gestione della Capitale, eppure Ostia meriterebbe attenzione a suoi problemi specifici. Fosse autonomo il Municipio X sarebbe la decima città italiana per popolazione. A Ostia c'è il mare, ma non si vede, coperto dal famigerato 'lungomuro' costruito negli anni dagli stabilimenti balneari. Ma soprattutto c'è un'emergenza legalità: negli ultimi venti anni stabilimenti e ristoranti che affollano i 18 chilometri di lungomare sono diventati spesso preda del riciclaggio, col litorale utilizzato come porto franco dalla malavita dedita a spaccio ed estorsione. 

Non va meglio sul versante dei trasporti, per arrivare a Ostia e nell'entroterra ci sono due modi, entrambi inefficaci: le trafficatissime via del Mare/via Ostiense e la via Cristoforo Colombo, oppure la ferrovia Roma Lido. Le due arterie stradali sono spesso sature di automobili, una miglioria nel tratto iniziale potrebbe arrivare se decollasse il progetto dello stadio dell'As Roma, che prevede investimenti privati sul quadrante. La ferrovia invece attende un investimento - programmato dal governo con il patto per il Lazio nel 2015 - per un completo restyling della linea, risorse che però ancora non sono arrivate a destinazione.



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