Salvini come Trump. Nelle grandi città non decolla

Come il presidente degli Stati Uniti, il leader della Lega è trainato dal voto delle campagne e delle periferie ma fatica a fare breccia nei maggiori centri urbani. L'analisi dei giornali

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Agf
Matteo Salvini

“Se le elezioni fossero solo Comunali il centrosinistra potrebbe pensare di essere ancora in grado di battere Matteo Salvini e soci”. Così inquadra la geografia del voto Il Fatto Quotidiano dopo l’analisi dei flussi e il travaso dei voti grillini in maniera più consistente alla Lega e in misura minore al Pd.

Già, perché al di là del risultato generale – europeo e nazionale - nella corsa per i 3.654 sindaci rinnovati domenica, infatti, il Pd e i suoi alleati se la sono cavata più che bene e specie nelle città più grandi. E Il Fatto descrive in maniera puntuale la mappa del voto, città per città, grande, piccola, media.

Tanto che Rivista Studio parla di “effetto Trump” per Salvini, perché come il Chief in Commander Usa anche il Capitano perde nelle grandi città con il risultato che “l’IItalia dei grandi centri urbani continua a dire no all’euroscetticismo e sì all’Europa”. Come una sacca di resistenza. Un avamposto. E se Salvini è pur sempre il candidato più votato con 2 milioni di preferenze, deve però fare i conti con il fatto che all’appello gli mancano i principali centri cittadini. Così “quello italiano è il risultato più trumpiano d’Europa” secondo quanto riferisce all’inglese The Guardian il professor Mattia Diletti, professore di Politica alla Sapienza di Roma.

E a spulciare i giornali si trovano ampie conferme di quest’affermazione. “Al Nord e al Centro i voti della Lega arrivano dalle campagne, dai piccoli Comuni e dalle periferie. Però — escluse le roccaforti di Trieste, Venezia, Verona, Genova e Perugia — il Carroccio non decolla a Milano e a Torino dove viene superato di svariati punti dal Pd. A Bologna, i dem valgono ancora il doppio della Lega e così a Firenze. Il partito di Zingaretti riconquista la prima posizione a Pisa città ma in provincia insegue la Lega” scrive il Corriere della Sera nella sua edizione cartacea. Le roccaforti restano pertanto le città, da Roma a Milano. Ad eccezione “dei piccoli Comuni delle province di Siena e di Livorno” che invece resistono all’assalto dell’avanzata della Lega “che, comunque, conquista il contado di Arezzo e la rocca di Capalbio (Grosseto) dove un tempo andava in villeggiatura solo l'intellighentia di sinistra”.

“La Lega prima in 13 regioni e 5.868 comuni, ma nelle grandi città domina il Pd” conferma la Repubblica in edicola in un servizio, nel quale si può leggere in aggiunta che “è dalle zone metropolitane che giungono invece le notizie migliori per il Pd in fase di riscatto. Il sorpasso, nei confronti di 5 Stelle, è dovuto anche al primato dei dem in sei dei dieci capoluoghi più grandi d’Italia: Roma, Milano (dove a Giuliano Pisapia riesce l’impresa di battere Salvini), Torino, Genova, Bologna, Firenze. M5S è al primo posto a Napoli, Palermo, Catania e Bari. Il segno di una ripresa dopo il tonfo di un anno fa, mentre l’assenza della Lega in questa classifica dimostra che la Lega non ha una dimensione metropolitana”.

Osserva ancora Rivista Studio: “Ma i paragone tra le presidenziali americane e le europee, diventa ancor più calzante se pensiamo alle difficoltà di Trump di sfondare nei centri urbani, presidio dei Democratici. Gli stessi ostacoli incontrati da Salvini”. Ma a quest’ultimo il paragone, anche se in negativo, non dispiacerà affatto essendo lui un gran tifoso del Presidente Trump.

 



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