Cosa ha deciso la Cassazione sui vitalizi

I giudici del Palazzaccio hanno respinto il ricorso di 'un ex' contro la legge con una motivazione secca: a decidere, nella loro autonomia, sono le Camere. Ma la questione vitalizi è lungi dall'essere chiusa, anche se le parole della Cassazione la rimettono interamente nelle mani della politica

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E' giorno di festa nel Movimento 5 Stelle: una delle battaglie storiche dei pentastellati, quella per il taglio dei vitalizi ai parlamentari, porta, da oggi, il timbro anche della Suprema Corte di Cassazione. O almeno così dicono al M5s, ma è davvero così?

I giudici del Palazzaccio hanno respinto il ricorso di 'un ex' contro la legge con una motivazione secca: a decidere, nella loro autonomia, sono le Camere. Ma la questione vitalizi è lungi dall'essere chiusa, anche se le parole della Cassazione la rimettono interamente nelle mani della politica.

Dal capo politico M5s, Luigi Di Maio, al presidente della Camera, Roberto Fico, è un coro di plauso per la decisione per quello che - dicono - sarà un "risparmio di circa 280 milioni, tra Camera e Senato, a legislatura". Ma cosa ha davvero detto la Cassazione? 

Le controversie relative alle condizioni di attribuzione e alla misura dell'indennità parlamentare e degli assegni vitalizi per gli ex parlamentari "non possono che essere decise dagli organi dell'autodichia, la cui previsione risponde alla medesima finalità di garantire la particolare autonomia del Parlamento",  scrivono le sezioni unite civili della Cassazione, dichiarando inammissibile il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione presentato dal professor Paolo Armaroli.

L'autodichia è la particolare prerogativa dei due rami del Parlamento di risolvere, attraverso un organismo giurisdizionale interno, le controversie insorte con i propri dipendenti. Rientra nel più ampio concetto di autonomia delle Camere, che ha come obiettivo principale quello di salvaguardare l'organo da qualsiasi ingerenza esterna e trova la sua massima espressione nel potere autoregolamentare loro attribuito. 

La Corte Costituzionale aveva stabilito nel 2017 che i dipendenti del Senato e della Presidenza della Repubblica (e per estensione della Camera), nei conflitti con il loro datore di lavoro, debbono accettare le decisioni degli organismi di giurisdizione interna di tali Organi Costituzionali e non possono pertanto impugnare tali deliberazioni davanti alla magistratura ordinaria

Armaroli - dopo avere impugnato davanti al Consiglio di Giurisdizione della Camera la delibera del luglio scorso dell'ufficio di presidenza di Montecitorio, per effetto della quale il suo vitalizio da ex parlamentare era stato decurtato del 44,41% - chiedeva che fosse dichiarata la sussistenza della giurisdizione del giudice ordinario o, in subordine, di quello amministrativo. Secondo i giudici di piazza Cavour, "non si profila l'eventualità che l'organo di autodichia al quale il ricorrente si è rivolto possa non decidere la controversia e che quindi l'attività già svolta in quella sede dal ricorrente possa risultare inutile". In sostanza: Armaroli si è già rivolto all'organismo interno di Montecitorio e la sfera di autonomia speciale garantita alle Camere fa sì che debba essere quello a pronunciarsi.

E se Per Armaroli la faccenda non finisce qui, dai Cinque Stelle è un coro di esultanza: "Il superamento dei vitalizi è una misura importante di cui vado orgoglioso" dice Roberto Fico. "E' una conquista dei cittadini italiani. Chi ancora vuole difendere gli insopportabili privilegi deve fare i conti con il cambiamento ormai inarrestabile", rimarca il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro.

Sono 1.405 i vitalizi erogati da Montecitorio, tuttavia il taglio approvato dall'Ufficio di presidenza lo scorso luglio riguarda una platea di 1.338 ex deputati. La delibera è stata approvata con i voti favorevoli del Movimento 5 stelle, della Lega, del Pd e di FdI, mentre FI si è astenuta e Leu e gruppo Misto non hanno partecipato al voto.

Secondo le stime fatte da Fico, il risparmio per le casse della Camera ammonta a circa 40 milioni l'anno, una cifra che si aggira intorno ai 200 milioni per l'intera legislatura. Il taglio ha avuto effetto a partire dal 1 gennaio del 2019. Lo scorso ottobre il Consiglio di presidenza del Senato, con 10 voti a favore e 1 astenuto (mentre FI, Pd e FdI non hanno partecipato al voto) ha adottato la stessa delibera già approvata da Montecitorio.

Sulla base del raffronto con i dati della Camera e quelli forniti dall'allora presidente dell'Inps, Tito Boeri, in audizione in Parlamento, sono circa 16 milioni i risparmi per il Senato in un anno, 80 milioni nell'intera legislatura. Si tratta di una 'sforbiciata' che riguarda circa 1.300 ex senatori che percepiscono il vitalizio, anche se alcuni ex senatori potrebbero essere esclusi dalla misura, come già accaduto alla Camera. 



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