La madre del ragazzo che ha denunciato il messaggio razzista di Trenord chiede aiuto a Mattarella

"È tollerabile in uno Stato di diritto che un privato cittadino possa essere minacciato nella sua incolumità per azioni riconducibili al ministro dell'Interno?", scrive Annamaria Abate, madre di Raffaele Ariano, dopo il post della pagina "Salvini Premier" in cui venivano date le generalità del ragazzo

trenord razzismo minacce web 
 Wikipedia
 ATR125 Besanino Trenord

La madre di Raffale Ariano, il giovane ricercatore finito nell'occhio del ciclone per aver denunciato la capotreno autrice dell'annuncio contro "zingari" e "molestatori", chiede al Presidente della Repubblica di intervenire per fermare l'onda d'odio e le minacce che da giorni incombono sulla sua famiglia.

"Quando un cittadino si trova a temere per la propria incolumità a causa di forze più grandi di lui solo per aver espresso un'opinione, per di più a difesa della pari dignità delle persone e dei principi democratici su cui si fonda il suo Paese, si prospettano tempi bui", scrive Annamaria Abate nella lettera aperta a Sergio Mattarella pubblicata sul sito di Articolo 21.

Da circa una settimana l'uomo (che nella missiva la donna descrive come "un privato cittadino: non un politico, non un opinionista, non una figura pubblica") riceve insulti e minacce via Web.

"Nei giorni successivi, sulla pagina Facebook Ufficiale 'Lega - Salvini Premier', è comparso un post che indicava in Raffaele il responsabile del possibile licenziamento della capotreno con tanto di fotografia, nome e cognome e un link diretto alla sua pagina Facebook con la seguente frase: 'State con la capotreno o con il denunciatore, Raffaele Ariano?'".

Dalla pubblicazione di quel post - sottolinea ancora - "è seguito un vero e proprio linciaggio mediatico da parte di sostenitori della Lega e di gruppi neo-fascisti come CasaPound e Forza nuova, contenenti ingiurie e minacce all'incolumità fisica di mio figlio e della nostra famiglia", "epiteti razzisti, omofobi e misogini, diffamazioni sulla sua professionalità, centinaia di minacce di violenza fisica, con tanto di pubblicazione del nostro indirizzo di casa e promesse di incursioni punitive".

Per la mamma di Raffaele Ariano quanto accaduto è un fatto politico che riguarda la nostra democrazia.

La gravità di quanto accaduto va, però, molto al di là della sua persona: l’aggressione e il linciaggio mediatico che si è riversato su mio figlio, per il sol fatto di aver chiesto pubblicamente il rispetto di principi e valori scritti nella nostra Costituzione, potrebbero colpire chiunque. Quanto accaduto è un fatto politico che riguarda la nostra democrazia. La responsabilità degli insulti e delle minacce da parte degli odiatori del web è certamente personale, ma i cinquantamila commenti sul profilo di un privato cittadino non vi sono arrivati spontaneamente, bensì – per quanto ci risulta – sollecitati e guidati direttamente dalla pagina Ufficiale “Lega – Salvini Premier”. 

È tollerabile in uno Stato di diritto che un privato cittadino possa essere minacciato nella sua incolumità per azioni riconducibili al Ministro preposto all'ordine e alla sicurezza di tutti i cittadini? In un Paese dove il Ministro dell'Interno avesse la possibilità di chiudere la bocca a chi osa dissentire su un qualsiasi tema di pubblico interesse, ci si sente più o meno sicuri?"

Per evitare che anche altri possano in futuro "subire intimidazioni o, addirittura, arrivare a autolimitarsi preventivamente nell'esercizio del diritto alla libertà di manifestazione del pensiero" Annamaria Abbate chiede dunque al Capo dello Stato:

"Altri, in futuro, potrebbero subire intimidazioni o, addirittura, arrivare a autolimitarsi preventivamente nell’esercizio del diritto alla libertà di manifestazione del pensiero. Quando un cittadino si trova a temere per la propria incolumità a causa di forze più grandi di lui solo per aver espresso un’opinione, per di più a difesa della pari dignità delle persone e dei principi democratici su cui si fonda il suo Paese, si prospettano tempi bui.

Confidando nella Sua persona e nel ruolo che ricopre, affido a Lei questi inquietanti quesiti e Le chiedo, rispettosamente, come cittadina e come madre, di valutare un Suo intervento, secondo i Suoi poteri e prerogative costituzionali, a tutela dei nostri diritti di cittadini italiani, del nostro ordinamento e dei valori democratici su cui si fonda.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it