Terremoto Friuli, Mattarella "dolore incolmabile, lezione fu rialzarsi"

Terremoto Friuli, Mattarella "dolore incolmabile, lezione fu rialzarsi"
Friuli Venezia Giulia. Gemona dopo il terremoto del 6 maggio 1976 (Agf) 

Udine - La lezione che giunge dal Friuli colpito dal terremoto fu ed e' "rialzarsi e ripartire". Sergio Mattarella parla a Udine nel 40' anniversario del terremoto che distrusse intere cittadine e provoco' mille morti e ricorda "un dolore che non potra' mai essere colmato". Ma dopo quel dolore indimenticabile le popolazioni del Friuli diedero una lezione fondamentale: "e' la volonta' degli uomini a fare la differenza". Una lezione che viene spesso "orgogliosamente affermata dal popolo italiano, qui e all'estero". E dopo essersi rialzata dal terremoto, ricorda il presidente Mattarella alla riunione del consiglio straordinario della Regione Friuli, la regione ricca di una "forte identita'" ha affrontato la prova e si e' posta "traguardi piu' ambiziosi" giungendo a una "crescita che ha portato all'affermazione di un modello socio-economico comune al Triveneto; in quel Nord-Est cosi' capace di innovazione e di internazionalizzazione".

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Tutta l'Italia e la comunita' internazionale furono al fianco del Friuli, ha ricordato Mattarella, "ma i protagonisti assoluti sono stati gli abitanti delle zone colpite, con i loro amministratori, comunali e regionali, a partire da Antonio Comelli, grande figura alla quale abbiamo intitolato oggi l'auditorium della Regione". Una comunita' di centinaia di migliaia di persone e di 119 Comuni si mobilito'. E dai volontari che portarono soccorso, giovani e meno giovani, emersero "i tratti migliori del carattere italiano: l'altruismo, la gratuita', la solidarieta'. Una intera societa' civile, nelle sue mille articolazioni, si mobilito'". Creando cosi' il cosiddetto "modello Friuli" di soccorso immediato e dal basso, capillare che supporto' Vigili del Fuoco, Forze armate e di Polizia.

 

 

 

Dal soccorso di passo' poi alla stabilizzazione e quindi alla ricostruzione. Perche' "nessuna opera dell'uomo e' casuale - ha sottolineato il presidente Mattarella - dietro ciascuna scelta vi e' una riflessione, il soppesare il pro e il contro, gli obiettivi da raggiungere". E allora si scelse di "salvaguardare l'identita' dei luoghi", come leva per un cambio radicale rispetto ai modelli di ricostruzione fino ad allora imperanti. Gli amministratori decisero che si doveva ricostruire "dove era, come era", e questo "lungi dal rappresentare una rivendicazione anacronistica, restituiva al popolo friulano le chiavi del proprio destino".

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Allora maturo' "la consapevolezza che sarebbe stato un grave errore rompere un tessuto sociale, gia' tanto provato" e da quella consapevolezza nacquero "decisioni sagge". "Appartenenza al territorio, consapevolezza della propria storia e cultura, partecipazione dal basso, orgoglio della propria autonomia da un lato, e capacita' di ascolto, di guida e di solidarieta' da parte dello Stato dall'altro" sono state le chiavi per superare la distruzione e "porre le basi per un rilancio della convivenza civile in questa regione di incontro tra le civilta' latina, germanica e slava". Rendendo il Friuli un "crocevia dell'Europa. Da qui si comprendono, meglio che da altri luoghi, le ragioni che sorreggono la visione di un'Europa piu' forte e solidale". Ognuno fece la sua parte, questa fu la chiave di volta per aiuti, stabilizzazione e ricostruzione. "Vi siete rialzati, ci siamo rialzati!" ha sottolineato il presidente Mattarella che, citando le parole dell'allora capo della Protezione civile Giuseppe Zamberletti, ha concluso: "un popolo non muore con il crollo delle case e il Friuli e' vivo perche' sono vivi i valori che ne costituiscono l'anima".

Il Friuli come modello che spiega la necessita' di un'Europa "piu' forte e solidale", ha aggiunto Mattarella, ricordando che "appartenenza al territorio, consapevolezza della propria storia e cultura, partecipazione dal basso, orgoglio della propria autonomia da un lato, e capacita' di ascolto, di guida e di solidarieta' da parte dello Stato dall'altro" sono state le chiavi per superare la distruzione e "porre le basi per un rilancio della convivenza civile in questa regione di incontro tra le civilta' latina, germanica e slava". Ora "il Friuli e' un crocevia dell'Europa. Da qui si comprendono, meglio che da altri luoghi, le ragioni che sorreggono la visione di un'Europa piu' forte e solidale". La chiave di tutto per il Capo dello Stato, è "fare ciascuno la propria parte. I cittadini, i comuni, la Regione, lo Stato. Queste sono virtu' civiche concrete, questo e' il senso della comunita'". (AGI)