A Gallarate un sindaco leghista si è 'liberato' dei migranti. Pagandogli il biglietto

Una questione burocratica risolta con un pugno di euro e senza troppi proclami (tranne quelli di Saklvini) 

A Gallarate un sindaco leghista si è 'liberato' dei migranti. Pagandogli il biglietto
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 Andrea Cassani, sindaco di Gallarate

Con un decennio di 'gavetta' nel partito, il 35enne sindaco di Gallarate è il primo cittadino leghista più famoso al momento. Finita l'era dei sindaci 'sceriffi' come il trevigiano Giancarlo Gentilini, noto ai tempi di Umberto Bossi per gli scivoloni e le dichiarazioni xenofobe, Andrea Cassani, che guida la giunta comunale della cittadina in provincia di Varese dal 2016, è salito alle cronache nazionali per aver pagato di tasca sua il biglietto ferroviario a una dozzina di immigrati gambiani che non avevano più diritto all'accoglienza in attesa che venga esaminata la loro richiesta di asilo.

Il gesto, martedì, è arrivato a sorpresa e a conclusione di una lunga vicenda che riguarda la gestione di oltre un centinaio di immigrati da parte della società Kb nel centro di accoglienza in via Ranchet, a Gallarate. Durante lo sgombero del centro e il trasferimento degli immigrati in altri luoghi della provincia, è emerso che ai 12 gambiani era stata revocata l'accoglienza. Cioé, provvisti del permesso di soggiorno e, quindi, della possibilità di rimanere in Italia in attesa che venga esaminata la loro domanda però avevano perso il diritto all'alloggio e al 'pocket money'.

Che fare quindi? Il gruppo è stato consultato: dopo una breve discussione tra loro, i gambiani hanno deciso che avrebbero preferito rimanere insieme e trasferirsi in una città piu' grande, come Milano. Rimaneva il problema di come andarci. Il trasferimento a bordo delle camionette della polizia è risultato impossibile, allora il sindaco, dopo un breve confronto con loro, in lingua inglese, ha deciso di metterci di tasca sua 90 euro. Gli altri 90 euro li ha messi a disposizione per la Kb l'avvocato della società e gli immigrati sono stati accompagnati in stazione.

"Resistenza civile all'invasione: questi sono i sindaci della Lega", ha scritto Matteo Salvini, su Fb, 'postando' un articolo che riposta una foto del sindaco e ricostruisce la vicenda di Gallarate.

"Mi sento un sindaco che ha preso spunto dai vertici del mio partito, da uno come Salvini, che ascolta il territorio", ha spiegato, al telefono con l'Agi, Cassani, laureato in Ingegnerizzazione del prodotto industriale al Politecnico di Milano, sposato, con due bimbi piccoli. "Non faccio mistero che nel mio programma la parola d'ordine era 'Prima i gallaratesi'. Quindi per me viene prima chi vive qui e ha contributo allo sviluppo del territorio. Se poi avanzano risorse aiutiamo gli altri".

"Aborro questo sistema dell'accoglienza. E' giusto che chi scappa dalla guerra possa venire in Italia ma è scandaloso che servano due anni abbondanti per l'esame delle richieste di asilo. Con i miliardi spesi in questi anni potremmo aumentare i dipendenti delle commissioni che esaminano le richieste di asilo e velocizzare il processo", ha continuato. "Ma non serve minacciare di impugnare un fucile o una spranga per essere decisivi - ha precisato Cassani -. Basta avere il coraggio di fare piccole cose di buon senso. Per il mio gesto sto ricevendo migliaia di apprezzamenti. Io ritengo di non aver fatto nulla di scandaloso. Loro sono stati accontentati e io ho risolto il problema di avere 12 persone in giro a bighellonare per Gallarate".

Il gesto di Cassani è stato fortemente criticato dall'assessore milanese alla Politiche sociali, il dem Pierfrancesco Majorino, tra i promotori della marcia in solidarietà ai migrati che si è tenuta l'estate scorsa nel capoluogo lombardo. "Si tratta di una scelta folle", ha detto Majorino. "Un modo di fare surreale, ora il prefetto intervenga. Ho la tentazione di pagare il biglietto di 2.000 profughi e mandarli a Gallarate, così vediamo come finisce". 



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