"Le bufale ci sono sempre state. Vi racconto quelle sul caso Moro"

L'ex ministro degli Interni Scotti al Giornale: "Dietro la disinformatia spesso uomini di Stato"

"Le bufale ci sono sempre state. Vi racconto quelle sul caso Moro"

Oggi è costume chiamarle con il termine anglofono "fake news". Ma le bufale sono sempre esistite, sin dai tempi della guerra di Troia, come ha sottolineato Enrico Mentana. Oggi sono spesso appannaggio di anonimi web designer ai quali interessa soprattutto fare soldi con la pubblicità. Negli anni della Prima Repubblica, dietro i tanti irrisolti misteri d'Italia c'era invece sovente la mano di uomini di Stato, ricorda in un colloquio con il Giornale l'ex ministro dell'Interno di Andreotti, Enzo Scotti. 

Le bufale come strumento di lotta politica, racconta Scotti, "ci sono sempre state. Anzi noto una certa analogia fra quello che capita oggi e quanto successe ai tempi del sequestro Moro. Certo quello fu un passaggio drammatico senza paragoni, ma allora come oggi c'era chi voleva intorbidare le acque. È la disinformatia, tecnica collaudatissima. E antichissima".

"Non serve nessuna legge ma la buona politica"

La bufala del caso è quella della presunta seduta spiritica, alla quale avrebbe partecipato nientemeno che Romano Prodi, dalla quale emerse che l'allora presidente del Consiglio era detenuto dalle Brigate Rosse in un covo di via Gradoli, dove i terroristi avevano un rifugio. "Quella voce era verosimile, credibile per un'opinione pubblica ipnotizzata e frastornata, incapace in quella fase di avanzare obiezioni critiche", prosegue Scotti, che all'epoca era ministro del Lavoro, "sembra impossibile ma quella spiegazione fu presa per buona nel clima di esasperazione e disperazione che attanagliava il Paese. Non solo, quella trama finì per sovrapporsi a un'altra macchinazione, quella che portò al falso comunicato numero 7 delle BR e alla convinzione che il corpo di Moro fosse nel lago della Duchessa". Ma chi poteva avere interesse a confondere le carte? "Non si può parlare di disinformatia di Stato ma si può sostenere che in quel vespaio abbiano messo le mani uomini dello Stato. Noto che anche oggi i pozzi sono avvelenati e nessuna legge può purificare le fonti inquinate. Ci vorrebbe la buona politica".

 



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