Riforme: strappo minoranza Pressing sul presidente Grasso

(AGI) - Roma, 16 set. - Ieri sera e' arrivata una fumata nerache getta un velo di incertezza sul cammino delle riforme. Lanuova riunione del Pd a palazzo Madama col nuovo tentativo dimediazione tra maggioranza e minoranza e' andata a vuoto.Stavolta lo 'strappo' tra le due anime del partito sulleriforme e' rappresentato dalla decisione della senatrice DorisLo Moro di lasciare il tavolo. La ragione del gesto e' spiegatadalla stessa parlamentare, bersaniana di ferro, secondo laquale ci sarebbe una "divergenza" tra quanto avviene nelleriunioni e quanto viene comunicato all'esterno e il riferimento

(AGI) - Roma, 16 set. - Ieri sera e' arrivata una fumata nerache getta un velo di incertezza sul cammino delle riforme. Lanuova riunione del Pd a palazzo Madama col nuovo tentativo dimediazione tra maggioranza e minoranza e' andata a vuoto.Stavolta lo 'strappo' tra le due anime del partito sulleriforme e' rappresentato dalla decisione della senatrice DorisLo Moro di lasciare il tavolo. La ragione del gesto e' spiegatadalla stessa parlamentare, bersaniana di ferro, secondo laquale ci sarebbe una "divergenza" tra quanto avviene nelleriunioni e quanto viene comunicato all'esterno e il riferimentosembra essere alle parole di molti esponenti di governo e dellamaggioranza Pd che hanno a piu' riprese ribadito comel'articolo 2 non sia in discussione. Si tratta dell'articoloche riguarda l'elezione o, meglio, la non eleggibilita' deisenatori (che verrebbero nominati dalle regioni e da altri entisenza passare per il voto popolare). Passaggio che i'dissidenti' dem vogliono sia corretto in funzione di un Senatoancora elettivo. Il presidente del Consiglio ufficialmentecontinua a ripetere che e' competenza del Presidente delSenato, Pietro Grasso, decidere sull'ammissibilita' o menodegli emendamenti. Ma, allo stesso tempo, Renzi non manca disottolineare come il testo del ddl Boschi sia stato approvato"con doppia votazione conforme" dalla Camera e dal Senato".L'emendabilita' dell'articolo 2, dunque, e' appesa a unpreposizione che compare al comma 5 dell'articolo 2, dove un"nei" e' diventato "dai". Un particolare, certo, ma chepotrebbe portare il Presidente del Senato a propendere perl'emendabilita'. Grasso, ormai da settimane, e' sottoposto allapressione delle opposizioni e della minoranza dem, da unaparte, e della maggioranza dall'altra. Una pressione che lo haportato a ribadire come le scelte del Presidente possano essereprese solo nel momento in cui il ddl arriva in Aula. E' statapero' la Presidente della Commissione Affari Costituzionali,Anna Finocchiaro, a giudicare inammissibili gli emendamenti altesto votato da Camera e Senato, senza che ci sia un accordofra tutti i capigruppo. Per questo, i presidenti dei gruppi diPalazzo Madama hanno convocato una riunione per oggi pomeriggioalle 15, in sala Pannini. Al di la' dei tentativi dimediazione, il governo potrebbe decidere di giocare la cartadell'Aula, senza altre discussioni in commissione. La richiestadi calendarizzazione potrebbe arrivare gia' nella riunioneodierna e, se venisse accolta, la palla passerebbe alPresidente del Senato, unico a poter decidere se emendare ilddl o farlo votare cosi' com'e'. Intanto, allo 'strappo' di LoMoro ha controbattuto il ministro delle Riforme, Maria ElenaBoschi: "Il tavolo della mediazione non e' saltato, il lavoroprosegue. Mi dispiace per la scelta della senatrice Lo Moroperche' abbiamo lavorato seriamente per arrivare ad un accordo.Il lavoro proseguira'". Ieri sera ha parlato anche l'exsegretario e leder dell'opposizione interna, Pierluigi Bersani."Non mi sento con Renzi da quando abbiamo fatto il presidentedella Repubblica", ha detto nel corso della registrazione dellapuntata del programma diMartedi' su La7. Il problema, haaggiunto, e' che "c'e' bisogno di considerare le idee anchedegli altri". Bersani ha poi spiegato che non esiste il rischiodi scissione nel Pd: "Io dico alla gente: si sta dentro, sicombatte da li'. C'e' una parte che ha l'impressione, via via,di essere portata dove non vuole andare, si' i singoliprovvedimenti ma nell'insieme e' gente che rivendicherebbe cheil Pd fosse alternativo alla destra, con le sue idee e i suoivalori", ha affermato l'ex segretario del Pd. "Non e' vero chenoi appariamo quelli delle tasse, noi siamo sempre stati quellidel welfare. La destra puo' essere piu' sportiva sulle tasse -ha commentato Bersani - perche' pensa che il welfare puo'andarselo a comprare". .