Riforme: maggioranza tiene ma Pd 'fibrilla', caos su voto segreto

(AGI) - Roma, 1 ott. - La maggioranza tiene senza alcunoscossone ne' defezioni, fatta eccezione per tre esponenti dellaminoranza Pd - Tocci, Mineo e Casson - a cui si 'sostituiscono'i voti dei verdiniani, di alcuni esponenti di Gal, ex 5 Stellee assenze 'strategiche' dai banchi di FI. Il governo incassa quota 177 si' sull'emendamento 'canguro'del senatore Cociancich. Per poi scendere di poco - 172 - sulvia libera al primo articolo del ddl, uno degli assi portantidella riforma, ovvero quello che elimina il bicameralismoperfetto (anche se nella riformulazione, frutto dell'accordotra maggioranza e

(AGI) - Roma, 1 ott. - La maggioranza tiene senza alcunoscossone ne' defezioni, fatta eccezione per tre esponenti dellaminoranza Pd - Tocci, Mineo e Casson - a cui si 'sostituiscono'i voti dei verdiniani, di alcuni esponenti di Gal, ex 5 Stellee assenze 'strategiche' dai banchi di FI. Il governo incassa quota 177 si' sull'emendamento 'canguro'del senatore Cociancich. Per poi scendere di poco - 172 - sulvia libera al primo articolo del ddl, uno degli assi portantidella riforma, ovvero quello che elimina il bicameralismoperfetto (anche se nella riformulazione, frutto dell'accordotra maggioranza e minoranza Pd, riattribuisce piu' poteri alfuturo Senato). Tuttavia, nonostante la tenuta della maggioranza, lagiornata e' caratterizzata da continue fibrillazioni interne,con lo spettro del voto segreto che agita l'esecutivo e loinduce a ipotizzare un intervento per tentare di sminare ilrischio di falchi tiratori su un punto che potrebbe farcrollare tutto l'impianto e venir meno la maggioranza stessa:l'elezione diretta dei senatori. Ad aumentare il clima ditensione che si registra a palazzo Madama per tutto ilpomeriggio, arrivano altri emendamenti di Cociancichsull'articolo 21 del ddl, relativo alla platea che elegge ilpresidente della Repubblica. Un tema delicato, in quanto ancoraoggetto di trattative con la minoranza Pd. L'emendamento inquestione, pur non comportando l'effetto 'canguro', riscrivepero' totalmente l'articolato, introducendo una sorta diballottaggio tra i due candidati piu' votati per il Colle.Apriti cielo. La minoranza Pd teme il trabocchetto, e avverte:"No a forzature unilaterali", tuona Vannino Chiti. Il governo, che nel frattempo era riunito con lamaggioranza - presenti il ministro Boschi e il sottosegretarioPizzetti - si mette a tavolino e lavora su un emendamento dapresentare in Aula, per neutralizzare i sei voti segreti -inizialmente ammessi dal presidente Grasso - su altrettantisubemendamenti all'emendamento Finocchiaro-maggioranza,presentati da Lega e Sel. Ma la strategia potrebbe trasformarsiin un boomerang: si riaprirebbero infatti i termini per isubemendamenti e questi potrebbero essere sottoposti a lorovolta a voto segreto. Insomma, una strategia non vincente. Ecosi', il governo fa retromarcia. Poco prima della ripresadell'Aula, il ministro Boschi incontra Grasso. Fonti vicinealla presidenza del Senato spiegano che l'incontro e' statochiesto dal presidente per un chiarimento sull'eventualeemendamento dell'esecutivo. Ma fonti di maggioranza riferisconoche l'incontro ha avuto al centro la questione dei votisegreti. Quale sia il contenuto del colloquio svoltosi ai pianialti di palazzo Madama, sta di fatto che alla ripresa dell'Aulascoppia la bagarre: Grasso annuncia che due emendamenti dellaLega - quelli giudicati piu' insidiosi dalla maggioranza e dalgoverno - saranno ammessi a votazione segreta ma spacchettati(si votera' segretamente solo la parte sulle minoranzelinguistiche), mentre altri tre (due Lega e uno Sel) non sonoproprio ammessi, salvo riformulazione (che poi arrivera'). Grasso motiva la scelta fatta, che tra l'altro riprendestessa decisione assunta in prima lettura del ddl. Ma leopposizioni insorgono e accusano il presidente di 'piegarsi' aidiktat del governo. Il clima e' talmente teso che da palazzoChigi si fa sapere che nessuno intende porre la fiducia e che ipassaggi piu' difficili sono stati superati brillantemente.Insomma, l'esecutivo ostenta ottimismo e tranquillita'. Ma perle opposizioni il dietrofront sui voti segreti e' indice didebolezza, tanto che il capogruppo di Forza Italia Romaniinvita la maggioranza a misurarsi con "almeno un voto segreto". Il tutto si risolve con due ore di discussione sulleprocedure, sui regolamenti, condite da urla e accuse delleforze di minoranza verso i banchi del governo e del presidenteGrasso (che avverte: domani "consentiro' interventi solo sulmerito degli emendamenti"), e con la minoranza Pd che, purstigmatizzando l'atteggiamento delle opposizioni, chiede"lealta'" sull'articolo 2, ovvero sull'elezione dei futurisenatori: "Non ci siano trucchi o trucchetti", scandisce Chiti. Restano, infatti, ancora da sciogliere - viene spiegato -alcuni nodi sull'articolo 38, la norma transitoria sullemodalita' di elezione dei senatori, strettamente connessoall'articolo 2. E anche la questione dell'elezione del Capodello Stato. Domani governo e maggioranza dovranno affrontareil banco di prova del voto segreto e dell'articolo 2, altroasse portante dell'intera riforma. (AGI)