Nel Pd è l'ora della resa dei conti. Chi è contro chi

Dopo il no del segretario dimissionario alla trattativa con i 5 stelle, un'ipotesi che rischia di spaccare il Partito  

Nel Pd è l'ora della resa dei conti. Chi è contro chi
 Aleandro Biagianti/Agf
 Andrea Orlando

In attesa di capire cosa accadrà nel Pd e quale sarà la linea in vista dell'elezione dei nuovi presidenti di Camera e Senato e, soprattutto, delle consultazioni al Colle per la formazione di un nuovo governo, tra i dem è già iniziata la resa dei conti.

I big si affrettano a smentire l'intenzione di voler 'trattare' con i 5 stelle e il segretario dimissionario, Matteo Renzi, lancia la sfida: "Per me il Pd deve stare dove l'hanno messo i cittadini, all'opposizione. Se qualcuno del nostro partito la pensa diversamente, lo dica in direzione lunedì prossimo o nei gruppi parlamentari. Senza astio, senza insulti, senza polemiche: chi vuole portare il Pd a sostenere le destre o il Cinque Stelle lo dica. Personalmente penso che sarebbe un clamoroso e tragico errore".

Richiesta di tregua

Quindi, Renzi chiede una tregua su se stesso: "Le elezioni sono finite, il Pd ha perso, occorre voltare pagina. Per questo lascio la guida del partito. Non capisco le polemiche interne di queste ore. Ancora litigare? Ancora attaccare me?". A chi lo accusa di aver dato dimissioni finte, il leader dem garantisce: "Io ho già detto cosa farò, il parlamentare semplice".

Nel Pd è l'ora della resa dei conti. Chi è contro chi
 Afp
 Carlo Calenda

La corsa alla guida del Pd è di fatto già iniziata: anche se non vi fa alcun riferimento, scende in campo Carlo Calenda che annuncia via twitter l'intenzione di prendere la tessera. ed è subito un tripudio di "benvenuto", a partire dal premier Paolo Gentiloni.

Oggi è anche la giornata dei big dem, che precisano la loro posizione: "Sono disposto a dare una mano se serve, non sono qui a sgomitare, anche perché non ho più l'età per cercare un posto", spiega Sergio Chiamparino, il cui nome circola tra i papabili candidati alla segreteria.  Michele Emiliano torna ad insistere sul sostegno a un esecutivo pentastellato: "Il Paese non ha possibilità di attendere lunghe trattative, si deve sapere subito che il Pd sosterrà lo sforzo di governo del M5s".

Dario Franceschini mette in chiaro: "Non ho mai pensato sia possibile fare un governo con i 5 stelle, e tantomeno con la destra". Per il presidente dem, Matteo Orfini, "sarebbe irresponsabile" appoggiare un governo con gli estremisti. Anche Maurizio Martina chiarisce: "Gli elettori ci hanno dato un segnale inequivocabile e dopo cinque anni di governo, oggi, tocca ad altri l'onore e l'onore di guidare l'Italia. Bisogna che la nostra discussione sia all'altezza del problema e non degeneri in sterili polemiche inconcludenti".

Nel Pd è l'ora della resa dei conti. Chi è contro chi
 Alexey Vitvisky/Sputinik
 Matteo Renzi (Afp)

Orlando: "Né barzellette né inciuci"

Infine il leader della minoranza dem, Andrea Orlando, fissa alcuni punti: "E' chiaro che la colpa di una sconfitta così non è addossabile solo a Renzi. Quindi, non basterà solo cambiare il segretario per risolvere i nostri problemi". In secondo luogo, "evitiamo le barzellette: il momento è serio, non ci sono governisti a tutti i costi né fautori dell'opposizione, duri e puri, in costante presidio contro gli inciuci".

Sul fonte dei vincitori, invece, iniziano le mosse di 'avvicinamento' e 'abboccamento'. E al di là delle dichiarazioni ufficiali, sia i 5 stelle che il centrodestra guardano al Pd 'derenzizzato' per tentare di avere i numeri necessari a dar vita ad un governo. Una lista di circa 10 punti programmatici da proporre agli altri partiti è l'idea sul tavolo di Luigi Di Maio.

Il Movimento, si apprende da fonti autorevoli pentastellate, continua a guardare al Pd, a patto che sia orfano di Matteo Renzi: sono in tanti tra i 5 stelle a dire che si preferirebbe un dialogo con il centrosinistra. Ma ciò che emerge con ancor più nettezza, almeno ad oggi, è l'orientamento a rifiutare un'intesa con la Lega di Matteo Salvini. Il quale, a sua volta, guarda ai dem: "Renzi è vittima della sua arroganza. Peccato, perché c'è una tradizione di sinistra che non vota o che guarda alla Lega e cercheremo di raccogliere queste forze". Quindi spega come si muoverà: "Non facciamo accordi partitici o politici, noi abbiamo un programma: chi condivide il programma ci sta bene".

Spariglia le carte il responsabile economico della Lega, Claudio Borghi, che dice: "Attenzione, Salvini ha escluso ipotesi di un governo tra Lega e 5 stelle", mentre un governo "centrodestra e cinque stelle sarebbe tutta un'altra storia". Infine, dopo giorni di silenzio, torna a parlare Silvio Berlusconi: "Confermo che nel rispetto verso gli alleati e nel rispetto dei patti intercorsi rimango leader di FI, sarò il regista del centrodestra, sarò il garante della compattezza della coalizione".



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