Renzi, "non temo i franchi tiratori" Su Consulta parola alle Camere

(AGI) - Roma, 30 set. - "Non c'e alcun timore di franchitiratori al Senato, anche perche' ieri c'e' stata unadiscussione seria, lunga al

Renzi, "non temo i franchi tiratori" Su Consulta parola alle Camere
(AGI) - Roma, 30 set. - "Non c'e alcun timore di franchitiratori al Senato, anche perche' ieri c'e' stata unadiscussione seria, lunga al termine della quale il partito sie' espresso chiaramente". Lo ha detto il presidente delconsiglio, Matteo Renzi, arrivando al Nazareno per parteciparealle segreteria del partito. "Ora si tratta di definire ildocumento nelle varie fattispecie", ha concluso Renzi. A chi gli chiede se per arrivare all'elezione dei duegiudici della corte costituzionale ci sara' bisogno di viraresu due diversi nomi da quelli di Donato Bruno e LucianoViolante, il premier risponde che "e' una valutazione chespetta al parlamento". Ieri il segretario del Pd ha portato a casa il si' delladirezione del Pd a un documento che modifica la delega lavoroaccogliendo alcuni rilievi delle minoranze, ma la mediazioneche si era cercata fino all'ultimo fallisce, la minoranza sidivide tra 20 voti contrari e 11 astenuti. La lungadiscussione, oltre quattro ore, della direzione sul Jobs Act havisto momenti al calor bianco con gli interventi i MassimoD'Alema e Pierluigi Bersani. E una relazione del segretariovolta a scuotere il partito. Renzi ha spronato la direzione a "superare i tabu' delpassato" e ha posto due elementi di metodo: nessuno usi laclava, "se la minoranza non sono i Flinstones, io non sono laTatcher", e se e' vero che serve un compromesso, non lo si deveraggiungere "a tutti i costi". Il Pd, ora, forte del suo 41 percento non deve temere "le trame altrui", i "poteriaristocratici". Ora "dobbiamo andare all'attacco" togliendo leposizioni di rendita ai tanti che ne hanno goduto. Detto questo"se vogliamo dare diritti ai lavoratori, non lo facciamodifendendo una battaglia che non ha piu' ragione di essere",come quella sull'articolo 18. Renzi ha aperto ai sindacati, ma li ha anche sfidati: "Sonodisponibile a riaprire la sala verde di palazzo Chigi laprossima settimana a Cgil-Cisl-Uil, ma li sfido sullarappresentanza sindacale, il salario minimo, la contrattazionedi secondo livello". Il premier ha anche annunciato lostanziamento, gia' nella legge di stabilita' di fondi per gliammortizzatori sociali. Mentre parte della minoranza apprezzava alcuni punti diaperture del premier e si sedeva al tavolo della trattativa conil vice segretario Lorenzo Guerini, il susseguirsi degliinterventi di Massimo D'Alema prima e Pierluigi Bersani poi,faceva capire che la strada per la mediazione era in salita. L'ex presidente del consiglio, in particolare, ha definitol'azione del governo Renzi "tutta improntata a slogan e spot"quando, invece, servirebbe un'azione piu' "riflessiva" perche'"per occuparsi di certi temi, non occorre sapere le cose. Ma,certo, studiare sarebbe utile". In particolare, D'Alema harimproverato a Renzi la volonta' di operare sul mercato dellavoro in una fase di recessione: "Stiglitz spiega infatti chesi riforma il mercato quando c'e' la crescita. Ma Stiglitz, mirendo conto, e' un vecchio rottame della sinistra. Un premioNobel. Premio che difficilmente vedranno i giovani consiglieridel Pd...". Ancora piu' duro Bersani che ha accusato il premier esegretario di partito di ricorrere al metodo Boffo per metterea tacere il dissenso interno. A nulla sono valsi, dunque, itentativi di mediazione e l'appello del presidentedell'assemblea ed esponente dei giovani turchi Matteo Orfiniche ha chiesto di non disperdere i passi avanti fatti nelladiscussione di oggi. Mentre dall'esterno rimbalzavano i giudizi negativi di Cgile Uil, la trattativa diventava sempre piu' difficile e il noalla richiesta di una parte di area riformista di votare ildocumento finale per parti separate ha consegnato al voto unadirezione in cui l'86 per cento ha votato a favore della lineadel segretario (130 componenti) e le minoranze si sono divisetra astenuti (11 voti)e contrari (20 voti). "la minoranza si e'divisa", nota tra il soddisfatto e il sollevato un esponente dispicco del Pd. Da domani il testo della legge delega sara'all'esame del Senato e la battaglia si spostera' su alcuniemendamenti. (AGI).