NON PUBBLICARE - Il caso Popolari-De Benedetti spiegato con due film

Da un'intercettazione emerge che l'Ingegnere aveva ricevuto rassicurazioni da Matteo Renzi sul decreto quattro giorni prima della sua emissione. Ma per la procura di Roma non è reato. E 'Una poltrona per due' e 'Wall Street' ci aiutano a capire perché 

NON PUBBLICARE - Il caso Popolari-De Benedetti spiegato con due film

Se, come milioni di italiani, la notte di Natale avete almeno gettato un'occhiata all'ennesima replica di 'Una poltrona per due' sapete già cosa è l'insider trading e perché Matteo Renzi e Carlo De Benedetti hanno rischiato di fare la fine dei fratelli Duke.

La telefonata in cui Carlo De Benedetti dice al suo broker di aver saputo che il decreto sulle Popolari sarebbe stato approvato potrebbe ricordare il tentativo dei Duke di entrare in possesso di informazioni sul mercato della raccolta delle arance prima che divenissero di pubblico dominio così da specularci su.

Ma le cose non stanno esattamente così, tanto che la procura di Roma ha chiesto l'archiviazione nei confronti di De Benedetti e di Mattero Renzi perché i contenuti della telefonata erano talmente vaghi da non aggiungere nulla a quanto il broker Gianluca Bolengo doveva già sapere. 

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Renzi

Ma allora perché se ne parla ancora? La telefonata, e in particolare la frase  "Passa, ho parlato con Renzi ieri: passa" era stata registrata il 16 gennaio 2015, quattro giorni prima dell'approvazione del decreto, perché così prevede la normativa sulle intermediazioni finanziarie. Anche se per la Procura è un capitolo chiuso, le carte sono state  trasmesse alla Commissione parlamentare sulle banche che deve scrivere la relazione sulla gestione della crisi delle banche Popolari che ha causato perdite per milioni di euro e ha coinvolto migliaia di risparmiatori.

Come è nata l'inchiesta

Su segnalazione della Consob e del suo presidente Giuseppe Vegas, che aveva evidenziato plusvalenze e movimentazioni anomale sui titoli, la Procura di Roma tre anni fa aveva aperto un'indagine sull'ipotesi di insider trading. E' il reato che commette chi abuso di informazioni privilegiate per specularci sopra. Ad esempio se io siedo nel consiglio di amministrazione di una società e so in anteprima che questa avrà una commessa importante e ne approfitto per acquistare azioni sul mercato, allora commetto insider trading. Lo stesso avviene se a comprare le azioni è chi quella commessa l'ha assegnata. 

Chi può commettere insider trading

Nel film di John Landis i fratelli Duke corrompono un funzionario del ministero dell'agricoltura per avere in anteprima il rapporto sulla raccolta delle arance. Ma se mi capita di origliare in treno una conversazione e di sfruttare quelle informazioni per speculare in bosa, commetto un reato? No. Bisogna possedere le informazioni di mercato in ragione di speciali situazioni soggettive, come scrive il Sole 24 Ore, tassativamente elencate dalla legge:

  • la qualità di membro di organi di amministrazione, direzione o controllo dell'emittente,
  • la partecipazione al capitale dell'emittente
  • l'esercizio di un'attività lavorativa, di una professione, di una funzione, anche pubblica, o di un ufficio.

Facciamo un altro esempio cinematografico. In 'Wall Street' di Oliver Stone (quello dell'87) il protagonista passa allo squalo della finanza Gordon Gekko informazioni su una compagnia aerea che ha avuto dal padre sindacalista. Commette un reato? Secondo la legge italiana no, perchè il reato non può essere commesso da chi abbia conoscenza dell'informazione privilegiata per caso fortuito, ovvero per rapporti di convivenza, parentela o amicizia con l'insider primario.

Per assumere rilevanza penale, l'informazione privilegiata, oltre a non essere pubblica, deve avere un contenuto specifico e circostanziato. Rimane pertanto fuori del raggio di azione della sanzione lo sfruttamento di mere voci prive di riscontro (cosiddetti rumors), in quanto inidonee a prevedere in modo attendibile il prezzo dei titoli.

Cosa non si può fare se si è un 'insider'

All'insider è fatto divieto di:

  • acquistare, vendere o compiere altre operazioni, direttamente o indirettamente, per conto proprio o per conto di terzi, su strumenti finanziari utilizzando le informazioni privilegiate in suo possesso;
  • comunicare ad altri l'informazione privilegiata al di fuori del normale esercizio del lavoro, della professione, della funzione o dell'ufficio (cosiddetto tipping);
  • raccomandare o indurre altre persone, sulla base delle notizie privilegiate in suo possesso, al compimento delle operazioni a lui stesso precluse (cosiddetto tuyautage).

Cosa era stato contestato a De Benedetti

De Benedetti aveva investito 5 milioni di euro con Romed spa guadagnando 600 mila euro. I magistrati hanno sollecitato l’archiviazione dell’inchiesta perché sia Renzi sia De Benedetti, interrogati dai pubblici ministeri, hanno escluso di essere entrati nel merito del testo poi approvato a Palazzo Chigi. Ma adesso — in attesa che il giudice decida se accogliere la richiesta dei pm — si esprimerà la Commissione nella relazione finale.

Gli interrogatori

Era stato lo stesso presidente della Consob, Giuseppe Vegas, durante l'audizione in Commissione dello scorso 13 febbraio, ad affermare che l'autorità aveva "rilevato la presenza di alcuni intermediari con un’operatività potenzialmente anomala" con acquisti prima del 16 gennaio, cioè prima che si sapesse "dell’intenzione del governo di adottare il provvedimento".

"Tra i casi citati c’è anche quello del finanziere Davide Serra, che avrebbe ottenuto guadagni con la sua Algebris. Gli atti Consob vengono trasmessi alla Procura di Roma che iscrive nel registro degli indagati Bolengo e nel maggio successivo interroga lo stesso De Benedetti e Renzi come persone informate dei fatti", sottolinea ancora il Corriere, "confermano di aver avuto contatti in quei giorni, ma negano lo scambio di informazioni privilegiate. In particolare Renzi assicura che «alla riforma delle banche si dedicarono cenni del tutto generici e non fu riferito a De Benedetti nulla di specifico su tempi e strumento giuridico»."


Il testo della telefonata

De Benedetti: Sono stato in Banca d’Italia l’altro giorno, hanno detto (incomprensibile) che è ancora tutto aperto.

Bolengo: Sì, ehm, però adesso stanno andando avanti... comunque non è...

De Benedetti: Faranno un provvedimento. Il governo farà un provvedimento sulle Popolari per tagliare la storia del voto capitario nei prossimi mesi... una o due settimane.

Bolengo: Questo è molto buono perché c’è concentrazione nel settore. Ci sono troppe banche popolari. Sa, tutti citano il caso di Sondrio città di 30 mila abitanti.

De Benedetti: Quindi volevo capire una cosa (incomprensibile) salgono le Popolari?

Bolengo: Sì su questo se passa un decreto fatto bene salgono.

De Benedetti: Passa, ho parlato con Renzi ieri, passa.

Bolengo: Se passa è buono, sarebbe da avere un basket sulle Popolari. Se vuole glielo faccio studiare, uno di quelli che potrebbe avere maggiore impatto e poi però bisognerebbe coprirlo con qualcosa.

De Benedetti: Togliendo la Popolare di Vicenza.

Bolengo: Sì.


Perché per la procura non è reato

"Il dettaglio del decreto (di cui parla il broker) è essenziale: con un provvedimento d’urgenza, al posto di un disegno di legge (con i suoi lunghi tempi parlamentari), i titoli salgono velocemente. Da qualche giorno infatti sui giornali ci sono indiscrezioni sui possibili contenuti della riforma ma non sul mezzo con cui sarà varata", osserva il Fatto, "sono davvero in pochi a saperlo, anche perché è inusuale che una riforma del genere passi per decreto d’urgenza. È lo stesso pm Stefano Pesci, nella richiesta di archiviazione al gip Gaspare Sturzo di quasi due anni fa, a sottolinearlo.

“Nel corso di una riunione ‘apicale’ tenuta l’8 gennaio 2015 – a cui partecipavano, tra gli altri, Renzi, Padoan, Visco e anche il vicedirettore di Bankitalia Fabio Panetta – fu deciso che l’intervento per eliminare il sistema di voto ‘capitario’ per le banche popolari sarebbe stato effettuato non mediante un disegno di legge, bensì con lo strumento, inatteso e inusuale in tale ambito, del decreto legge; si decise altresì che il decreto sarebbe stato varato nel Consiglio dei ministri del 20 gennaio”. 

Ma perché i pm non hanno aperto un fascicolo per insider trading? Perché De Benedetti dimostra di essere stato a conoscenza della preparazione del provvedimento ma non c'è alcuna prova, dalle sue parole, che sapesse la data di emissione o che sarebbe stato utilizzato lo strumento del decreto, parola che Bolengo utilizza, si legge nelle carte dell'inchiesta, “a utilizzare la parola 'decreto' in modo del tutto generico e, palesemente, senza connotazione tecnica”.

L'Ingegnere non può quindi essere accusato di aver omesso a Bankitalia il possesso delle informazioni. "Per la Procura la vicenda è chiusa, conclude il Fatto, "nessun reato né per Renzi, né per De Benedetti, né per Bolengo. Da quasi due anni il Gip deve decidere se questa linea è corretta".

 



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