Renzi, Brexit è la sveglia. Italia deve essere leader in Europa

Il premier interviene all'assemblea del Pd, "oggi ho firmato la legge per le unioni civili"

Renzi, Brexit è la sveglia. Italia deve essere leader in Europa
 Matteo Renzi

Roma -  Dopo la "sveglia" della Brexit, l'Italia deve saper esercitare la sue leadership e "prendere per mano l'Unione Europea". Matteo Renzi parla all'assemblea del Pd e lascia intravedere quale sarà'' la strategia italiana in un anno che il premier considera cruciale: nel 2017 si concentrano appuntamenti come le celebrazioni dei sessanta anni dei Trattati di Roma e il G7 italiano, occasioni per l'Italia di confermare e rafforzare il ruolo conquistato negli ultimi due anni da quando, a partire dal vertice di Ypres nel 2014, si è fatta portatrice della bandiera della flessibilità' contro il fronte dell'austerity.

"La vittoria di Brexit è stata una vittoria politica di chi voleva uscire ed è stata una sconfitta politica per l'Europa", ha spiegato il segretario Pd: "L'Europa deve considerare la Brexit come una gigantesca sveglia. è inutile allungare il dibattito su elementi di natura burocratica. Non consentiremo all'Europa di rimanere ostaggio della politica inglese", ha aggiunto per poi mandare un messaggio a Markel e Hollande: "Non si torna alle foto a due" in Europa, "Senza proposta alternativa, si torna a Ventotene". A Ventotene si tornerà, in ogni caso, nella seconda metà di agosto, per un vertice con Angela Merkel e Francois Hollande. Lì, promette Renzi, verrà lanciato "il guanto di sfida" per un cambio di paradigma europeo. Una opportunità' che è ben presente al governo, come emerge anche dall'intervento del ministro degli esteri, Paolo Gentiloni. Un "intervento da militante", come ha spiegato il titolare della Farnesina.

Nel ricordare il ruolo che ha avuto lo stato di "frustrazione dei ceti medi e medio-bassi nell'affermazione dei leave britannici", Gentiloni ha sottolineato il vulnus rappresentato da una sinistra europea che sembra aver perduto la propria identità' a fronte di destre che, al contrario, mostrano di avere programmi chiari, per quanto discutibili: "l'offerta di quel tipo di destra è chiara e dobbiamo domandarci che fine ha fatto l'offerta della sinistra che ha risposto talvolta in modo immobile e spesso con una certa nostalgia. Dobbiamo chiederci quale sinistra oggi è in grado di essere maggioranza in Europa. Perchè la cosa che ci chiedono di più è rispondere a questa domanda. Come fa oggi la sinistra ad essere maggioranza in Europa. Questa sinistra che vuole essere maggioranza democratica deve dire con chiarezza da che parte sta. Dobbiamo essere chiari sulle discriminanti tra noi e loro. Loro puntano sulla paura, noi sulla coesione; loro intendono i valori come negazione dei diritti, per noi l'espansione dei valori è un diritto", sono state le parole di Gentiloni.

Turchia - Intanto, però, c'è da affrontare il nodo Turchia, con cui l'Europa ha stretto un accordo sull'immigrazione che prevede tre miliardi di trasferimenti al governo di Ankara. La proposta del Pse - famiglia europea alla quale aderisce anche il Pd - è di sospendere la trattativa sulla liberalizzazione dei visti e la tranche di pagamento dei fondi per i migranti. A spiegare è stato il capogruppo del Pse, Gianni Pittella, in un passaggio del suo intervento molto applaudito. Renzi, d'altra parte, è apparso determinato a non concedere nulla sul fronte del rispetto dei diritti dei cittadini turchi: "Quello che abbiamo visto questa settimana ci preoccupa altrettanto dei carrarmati di Istanbul". Non solo: "Diciamo con forza alle istituzioni turche che, proprio per il rapporto stretto con la Turchia avviato dieci anni fa, un Paese che mette in carcere i propri professori e i propri giornalisti sta mettendo in carcere il futuro e non c'è accordo sull'immigrazione che possa giocarsi sui diritti umani".

Stati Uniti - Un clima di paura che, dalla Turchia, attraversa l'Europa delle nuove destre xenofobe e del populismo e si congiunge con gli Stati Uniti che vedono Donald Trump rappresentare il fronte repubblicano alle prossime elezioni. "Un derby tra coraggio e paura", lo chiama Renzi: "Quello che sta avvenendo negli Stati Uniti è il simbolo di quello che avverrà' nei prossimi anni in tutto il mondo. E in questo momento è in corso un derby fra paura e coraggio. Oggi gli Stati Uniti attraversano la stagione di crescita di posti di lavoro più grande dalla Seconda Guerra Mondiale.

Come mai a fronte di questo risultato l'America dei democratici fatica a parlare alla pancia del ceto medio? Non credo sia per la paura del nemico, nè per la paura dell'immigrazione. La paura che sta bloccando il popolo americano è la paura del futuro. E Donald Trump sta giocando su un'America cupa, promettendole di tornare grande", ha spiegato il segretario. Non è facile battere la paura in un contesto in cui gli attentati e i morti sono all'ordine del giorno.

Ma la battaglia al terrorismo, ha ribadito anche oggi il premier, "non si combatte solo con gli strumenti della difesa e della sicurezza. Si combatte soprattutto con le politiche culturali che consentono di riaffermare la nostra identità'" contro chi "non potendo ucciderci tutti, vuole farci vivere nella paura. è importante restare umani, ma non c'è soltanto Dacca, Nizza, Orlando o Monaco. Ogni giorno si colpisce in una chiesa nigeriana, in un mercato di Baghdad, ogni giorno si continua a morire in Siria. Il disegno di chi ci vuole nel terrore è molto articolato. Se noi rinunciamo a ciò che siamo come identità e valori, abbiamo comunque perso. Difendere la nostra vita, vuol dire difendere ideali e valori, un modello culturale ed educativo", ha aggiunto.

Di qui il ringraziamento al Capo dello Stato che, come nessun altro ha saputo "farsi interprete e rappresentare il senso di una comunità, di una famiglia per il coraggio con cui ha affrontato" le stragi di Nizza e Dacca, i cui sono morti tanti italiani.

Rimane sullo sfondo il dibattito interno al Pd, a cominciare dall'ipotesi di un vice segretario unico: "è una scelta che compete solo al segretario", hanno spiegato quasi in coro Gianni Cuperlo e Roberto Speranza. Luca Lotti ribadisce che "il tema del vicesegretario unico non esiste", mentre il vice segretario in carica, Lorenzo Guerini, spiega: "Un vice segretario unico per il Pd? Mi sembra una ipotesi molto giornalistica, dopo di che c'è un segretario che dovrà' assumere delle decisioni e le assumerè nelle prossime settimane". Un segnale che conferma come la discussione sugli assetti nel partito è aperta, è venuto con l'intervento della eurodeputata Silvia Costa che propone l'istituzione di una delega alle politiche europee nella segreteria da affidare a Piero Fassino. (AGI)