"La tempesta indipendentista catalana è un venticello fiacco in Lombardia e Veneto"

Per il New York Times il referendum di domenica non ha nulla a che spartire con quello in Catalogna, né con i fremiti secessionisti della Scozia

"La tempesta indipendestista catalana è un venticello fiacco in Lombardia e Veneto"
 Regione Lombardia
Il tablet con cui si voterà nel referendum sulla autonomia della Lombardia

Se non fosse per i manifesti che campeggiano sul retro degli autobus e sui muri della città, probabilmente nessun turista si sarebbe accorto che Milano e la Lombardia si apprestano ad andare al voto domenica prossima. In ballo c'è una maggiore autonomia da Roma. Nello stesso giorno, anche il Veneto chiamerà i suoi abitanti ad esprimersi sullo stesso quesito. 

Eppure, osserva il New York Times in una analisi dal titolo "First Scotland, Then Catalonia. And Now? Milan and Venice", i lombardi non sembrano coinvolti più di tanto. Mentre la Catalogna si infiamma per ottenere la secessione dalla Spagna, impugnando i risultati del referendum, "in Italia l'umore è molto più rilassato".

Il quesito cui dovranno rispondere i lombardi è se vogliono che i loro rappresentanti regionali avviino negoziati con Roma per "ottenere condizioni particolari di autonomia", che porterebbero anche un maggior ritorno in fatto di tasse. Sulla carta il principio sembra molto simile a quello dei catalani, ma non è così. I risultati del referendum non saranno vincolanti. La speranza per il governo regionale, però, è quella di impugnare la grande affluenza alle urne di lombardi che vogliono la separazione per negoziare al meglio con Roma.

“Tutto previsto dalla Costituzione”

"Più persone voteranno, maggiore sarà la nostra forza di negoziazione", ha dichiarato il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, il quale ammette che "la fase rivoluzionaria" non ha funzionato. "Come i catalani - continua - abbiamo deciso di dar voce al popolo. La differenza è che quello che chiediamo noi è previsto dalla Costituzione". 

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Spinte separatista da Nord a Sud

"Arrivati a ridosso del voto della Catalogna, i referendum italiani sono comunque un'espressione dei conflitti interni che persistono in molti stati membri dell'Unione europea", osserva il New York Times. "Movimenti separatisti stanno covando da tempo anche in Gran Bretagna - con la Scozia che ha visto fallire il referendum per l'indipendenza del 2014 -, in Francia, in Germania, in Belgio e in Romania".

Quanto all'Italia, il movimento catalano ha avuto molta copertura sui siti separatisti come Plebiscito.eu, Movimento per la Libertà del Sud-Tirolo e altri gruppi social siciliani e veneti. Tuttavia, sul successo del referendum lombardo, sottolinea il quotidiano, ono molti gli analisti che rimangono scettici e che vedono la chiamata alle urne come un potenziale boomerang. La pensa così, ad esempio, Roberto D'Alimonte, professore di scienze politiche dell'università Luiss. Per D'Alimonte, il voto ridimensionerà le ambizioni di Matteo Salvini di trasformare la Lega da forza regionale a partito nazionale. "Il referendum non è un messaggio nazionale per tutti gli italiani. Dice chiaramente: vogliamo portare più soldi al Nord. Ai meridionali non piacerà".

“Sperperano milioni di euro”

Sotto attacco anche il costo delle elezioni, stimato tra i 40 e i 50 milioni di euro. "Parlano di risparmio e poi sperperano milioni", commenta Paolo Mondini, un addetto alla sicurezza di Milano. Maroni ha risposto alle accuse sostenendo che nel totale sono compresi anche 24 milioni di euro che sono stati spesi per acquistare i tablet e che dopo il voto saranno regalati alle scuole. Venti di autonomia soffiano anche sull'Emilia Romagna che, "governata dal democratico Stefano Bonaccini, di recente ha avviato dei colloqui con Roma per ottenere maggiore autonomia". Intervistato dal quotidiano di New York, Bonaccini ha fatto sapere che presto incontrerà Paolo Gentiloni per discutere della questione. "il duro lavoro deve ancora iniziare".

 

 



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